ETF: cosa sono e come funzionano

Quando ci avviciniamo al mondo della Borsa, magari mediante il trading online, sentiamo parlare di diverse alternative di investimento finanziario. Oltre all’acquisto di beni fisici veri e propri. Tra questi, i più diffusi, insieme ai CFD e ai Futures, sono gli ETF. Cosa significa questo acronimo? ETF è un acronimo di Exchange Traded Fund, col quale si denomina una determinata categoria di fondi comuni di investimento gestiti in modo non attivo, ossia con l’assenza di un gestore umano che decida in che modo e misura investire al fine di ottenere il meglio dal proprio personale investimento.

Sono un sottoinsieme degli ETP (acronimo col quale si identificano gli Exchange Traded Products), il gruppo vasto di prodotti ad indice quotati. Gli ETF vanno scelti in modo oculato, soprattutto in relazione a quale durata si vuole che il proprio investimento abbia. Un vantaggio presentato da questa forma di investimento è che ha bassi costi di gestione. Pertanto, può risultare conveniente per i meno esperti.

Detto ciò, vediamo meglio di seguito cosa sono gli ETF, come funzionano e quali scegliere.

Cosa sono gli ETF

Gli ETF sono collegati ad un particolare benchmark. Termine anglosassone con cui si identifica di un paniere di titoli individuato secondo il criterio dichiarato nel prospetto informativo. Essi sono quindi dei fondi che ne replicano in modo preciso il suo andamento. Ciò significa che il rendimento di un particolare ETF è strettamente collegato (se non proprio identico) all’andamento dell’indice o del paniere sottostante cui fa riferimento. A differenza dei comuni fondi di investimento, che hanno un margine di rischio maggiore giacché il rendimento potrebbe essere migliore o peggiore del sottostante selezionato dal gestore cui fa riferimento.

I panieri di titoli sono di varia natura (dai metalli preziosi come oro e argento, ai prodotti alimentari come caffè o cacao, ecc.) e collocati sulle varie borse valori. Nell’incipit parlavamo di ETF come vantaggiosi per i meno esperti. E ciò non è solo per i bassi costi di gestione, bensì anche perché ci si può investire con somme basse. Quanto ai costi di gestione, diciamo che sono al ribasso giacché essi si aggirano solitamente intorno allo 0,10% annuo sul capitale investito. Mentre il costo di un fondo tradizionale si aggira intorno all’1% annuo. Dunque, circa un decimo in meno, il che può essere molto vantaggioso in caso di profitti bassi. Sebbene, tutto ha un prezzo: un fondo comune di investimento, per la questione detta prima, può offrire un maggiore lucro. Tutto dipende, pertanto, dalle proprie ambizioni.

Va poi detto che la loro è una gestione di tipo passivo. Ovvero, il loro rendimento è legato alla quotazione di un indice borsistico (azionario, per materie prime, obbligazionario, monetario, ecc.) e non alla reale abilità di compravendita di un gestore. Quest’ultimo deve solo verificare la coerenza del fondo con l’indice di riferimento e correggerne il valore qualora si verifichino discostamenti. La differenza tra la quotazione del fondo e quella dell’indice di riferimento è ammesso nel giro di pochi punti percentuali (uno o due percento).

Infine, altra nota degli ETF è che essi offrono una quotazione in tempo reale, come avviene per esempio con i titoli azionari. Per effetto di ciò, il loro rendimento può essere valutato quotidianamente e non aspettando il medio-lungo periodo.

Tipi di investimento degli ETF

GLI ETF offrono una miriade di indici sui quali scegliere. Eccoli di seguito:

  • Indici obbligazionari, si pensi ai titoli di stato o ai titoli di società private, quotate sia con la moneta unica europea che con valute extracomunitarie;
  • Indici azionari che rappresentano un mercato per intero o intere aree geografiche; così la scelta può ricadere su un indice italiano o inglese;
  • Indici azionari relativi ai mercati emergenti;
  • Indici azionari settoriali, i quali sono relativi a vari settori rappresentati da società quotate in Borsa; si pensi al settore tecnologico, quello dei servizi energetici, e così via.
  • Indici di materie prime: come dicevamo all’inizio, gli ETF possono rispecchiare anche panieri che riguardano metalli preziosi come oro, platino e argento; i cosiddetti beni rifugio e adatti ai momenti di mercato laterale;
  • Indici azionari detti style. Con questo termine si intende il tipo di attività che si vuole adottare in cima all’investimento, riferendosi alla performance che si attende e al tipo di prospettive circostanziali. Si suddividono i titoli Growth o Value e Large Cap o Small Cap.
  • Indici di società immobiliari e di private equity. Con quest’ultimo termine ci si riferisce ad un’attività finanziaria con la quale un soggetto (ruolo in genere rivestito da un investitore istituzionale) rileva quote di una società definita target o rilevando azioni già esistenti da terzi o sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando per effetto di ciò nuovi capitali all’interno di quella obiettivo (ossia la società target).

Da tutto ciò si evince quanto puntare sugli ETF trovi una terza ragione (oltre ai succitati bassi costi gestionali e la possibilità di investire piccole somme di partenza): la miriade di strumenti finanziari su cui è possibile puntare. Non a caso, vengono suggerite sovente a chi fa trading per la prima volta.

Come si può investire in ETF

E’ possibile farlo perseguendo due strade:

  • in modo diretto mediante un conto titoli: rivolgendosi alla propria banca ordinando tramite essa l’acquisto dell’ETF che abbiamo selezionato dando alla banca il codice ISIN di riferimento (sebbene le banche non le offrano con insistenza, visto che ci lucrano poco);
  • investendo mediante i CFD: dovremo affidarci a un broker che abbia un’offerta di CFD abbastanza ampia da includere anche ETF.

Quale delle due alternative conviene di più? Dipende i tempi di investimento che vogliamo. Per quelli a lungo termine si blocca il capitale appunto per un lungo periodo, con la consapevolezza preventiva di essere in grado di «sopportare» la possibilità di non vendere in quelle fasi in cui la propria posizione sul singolo ETF si trova in perdita. Di contro, la seconda via ci posiziona per brevi lassi di tempo, durante i quali si tenta di guadagnare su brevi movimento speculando pure sulla leva finanziaria.

Quali sono gli ETF che convengono di più?

Gli ETF sono, come visto precedentemente, molteplici. Ma nella loro scelta ci si può affidare a pochi ma buoni parametri:

  • quanto siamo disposti a rischiare;
  • entro quanto vogliamo che il nostro investimento frutti;
  • in quale area geografica del Mondo vogliamo puntare;
  • tener presenti i volumi scambiati nel passato in quanto, sebbene nei books compari sempre un market-maker in grado di fare sia denaro che lettera, si sconsigliano sempre quelli con pochi scambi o pari a zero;
  • la valuta del sottostante, poiché le oscillazioni monetarie nel cambio pure incidono sul nostro investimento finale; ciò quindi vale per gli ETF acquistati su borse non europee (americana quindi in dollari, giapponese quindi in Yen, ecc.). Non a caso stanno emergendo gli ETF Hedging, creati proprio per disinnescare i problemi derivanti da oscillazioni valutarie.

In generale, gli ETF sono sostanzialmente dei tracker, e in virtù di ciò dobbiamo tenere un occhio alla correlazione che vige tra ETF scelto e il relativo indice di riferimento. Ancora, la correlazione e la valuta del sottostante, sono da valutare attentamente nel caso si optasse di investire negli ETC, vale a dire gli ETF che investono in commodities.

Ancora, in caso di ETF obbligazionari, non bisogna tanto valutare la correlazione con il benchmark di riferimento. Bensì, occorre analizzare, proprio come si fa nel caso delle obbligazioni:

  • i debitori presenti all’interno del paniere;
  • valutare la durata;
  • valutarne il rendimento.

ETF, vantaggi e svantaggi

Sebbene già nei paragrafi precedenti abbiamo accennato a quali potrebbero essere i vantaggi e gli svantaggi, in questo paragrafo ce ne occupiamo più approfonditamente.

Quali sono i vantaggi di investire in ETF

  • Il patrimonio è da considerarsi svincolato ed autonomo da chi li emette. E ciò è un grande vantaggio in caso di fallimento dell’investimento;
  • non prevedono commissioni in fase di ingresso né di uscita, ma solo di gestione. Da considerarsi svincolati dalla performance e come già detto in precedenza generalmente anche molto bassi (0,1-1,5% annuo);
  • i profitti generati dagli ETF armonizzati sono tassati al 12,5%;
  • possono generare dividendi;
  • sono molto liquidi e scambiabili in tempo reale come fossero titoli azionari;
  • alcuni intermediari permettono di vendere ETF allo scoperto, puntando pertanto sul ribasso degli ETF mediante i CFD.

Quali sono gli svantaggi di investire in ETF

Anche gli ETF presentano come normale che sia, degli svantaggi:

  • i rischi di questo tipo di strumento finanziario, per quanto basso, esistono. La diversificazione può essere un modo per ridurli al minimo, ma non cancellarli completamente. Tutto dipende dall’andamento del sottostante e se esso non rende come ci aspettavamo, le perdite possono essere ingenti. A mitigare questo rischio dietro l’angolo, vi sono comunque i succitati bassi costi di gestione e la possibilità di investire somme basse;
  • gli ETF possono essere sottoscritti solo mediante mercato secondario. Ciò significa che non si può creare un proprio paniere personalizzato, ma investire su uno già creato e non modificabile. Lo svantaggio è quindi rappresentato dal fatto che nei panieri possiamo trovare anche società con bilanci in difficoltà e quindi poco convenienti. Non essendo come detto modificabile, non possiamo rimuovere queste società dal paniere.

Differenze tra ETF e ETC e gli ETN

Gli ETF (Exchange Traded Funds) vanno distinti dagli ETN (Exchange Traded Notes) e dagli ETC (Exchange Traded Commodities). I primi sono titoli di debito che replicano un indice non azionario. I secondi replicano un indice riferito ad una materia prima. Ancora, gli ETF sono forme di investimento in titoli fisici in maniera totale o quasi. Gli altri due, a differenza loro, sono da considerarsi note bancarie e non fondi. Cosa significa ciò? Che gli ETN/ETC sono più simili ad obbligazioni senza cedola a lunghissima scadenza, il cui rendimento è correlato ad un indice. Ciò comporta anche il fatto che qualora fallisca l’emittente del titolo, si trascina anche il sottoscrittore, il quale rischia pertanto di perdere il proprio capitale investito. Un rischio che può essere mitigato dai sottoscrittori accantonando su un conto separato e slegato un importo o un quantitativo di materie prime a garanzia del capitale investito negli ETN. Così da controbilanciare la perdita.

ETF e Fisco

Veniamo infine a un ultimo aspetto non di secondaria importanza: l’inquadramento degli ETF all’interno del Fisco italiano. Come al solito, anche per quanto riguarda gli ETF la posizione fiscale non è così automatica e scontata. Occorre infatti dire che, mentre le plusvalenze sono trattate alla stregua dei redditi da capitale (che si tratti di dividendi o di plusvalenza determinata da cessione ad un prezzo maggiorato del prezzo di acquisto), le minusvalenze che realizziamo in caso cedessimo ad un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto sono considerate dall’Agenzia delle entrate quali redditi diversi.

Una parte dei profitti realizzati mediante ETF non armonizzati sono valutati dal Fisco italiano quali «redditi diversi» e quindi soggetti ad aliquote più alte del 20%. A ciò dobbiamo sommare il fatto che le minusvalenze non siano deducibili. Generalmente, gli ETF armonizzati sono quelli quotati sui mercati europei. Quelli ad esempio presenti sulla borsa nostrana sono tutti armonizzati. Meglio comunque sempre leggere attentamente il prospetto informativo allegato all’ETF di nostro interesse per capire se sia armonizzato o no.

Ciò significa che non possiamo compensare le minusvalenze che si presentano mediante le plusvalenze. E ciò presenta un enorme svantaggio di fronte al Fisco italiano. In compenso, si può invece compensare plusvalenze e minusvalenze legate agli ETF mediante i CFD. Motivo? Questi ultimi sono contratti derivati e in virtù di questa natura sottostanno alle regole del capital gain sia in caso di profitto che di perdita.

Per conoscere bene gli ETF, oltre a guide ben fatte come la presente, si può anche provare ad investire in modo virtuale. Così da non perderci niente. Ciò è possibile farlo tramite le piattaforme di trading online, stando però sempre attenti a scegliere quelli certificati e rinomati.

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