Enel e lo smart working: è accordo per 7mila dipendenti

Lo smart working è una metodologia di lavoro che trova ampio riscontro nei paesi ‘civilizzati’ e che permette ai dipendenti di organizzare il lavoro in maniera agile, lavorando da postazioni diverse dal classico ufficio e con orari flessibili. Nato per aiutare soprattutto le lavoratrici, alleggerire il carico professionale e a conciliare gli impegni familiari con la carriera, lo smart working è stato adottato da Enel, che l’ha esteso a una platea di 7mila lavoratori attivi in azienda dopo averlo testato in un progetto pilota che ha coinvolto 500 dipendenti.

La metodologia di lavoro è stata introdotta con la firma degli accordi sindacali che si è tenuta in data 4 aprile e alla quale hanno partecipato le sigle Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil. L’accordo fa quindi seguito al periodo di sperimentazione che era iniziato nel giugno del 2016 e che aveva dimostrato risultati alquanto positivi per i lavoratori e per la stessa azienda. Nella fase pilota, lo smart working aveva infatti dimostrato di rispondere alla sua vera missione, quella di aumentare la produttività del dipendete conciliando la professione con la vita privata.

Diverse le regole applicate da Enel nella definizione dello smart working. La prima interessa la possibilità da parte dell’azienda di contattare il lavoratore durante l’orario prestabilito. I dipendenti Enel potranno scegliere questa tipologia di lavoro su base volontaria e non può accedervi chi è stato assunto da meno di un anno, chi lavora con part time verticale e gli apprendisti.

Nelle giornate in cui il lavoratore opera da casa o da qualsiasi altra postazione professionale vengono confermate le coperture assicurative e il diritto ai buoni pasto, mentre sta al lavoratore eleggere luoghi idonei per svolgere il lavoro, che sappiano rispondere a criteri di fruibilità e di sicurezza. Non sono quindi previsti straordinari in queste giornate di lavoro agile.

Quale la reazione dei sindacati all’introduzione dello smart working i Enel?

Secondo le sigle che hanno firmato l’accordo, l’introduzione del lavoro agile in azienda sfuma decisamente i confini fra il lavoro dipendete il lavoro autonomo, ma dimostra che la paura delle aziende che i lavoratori siano meno operativi è totalmente infondato.

In realtà il rischio è il contrario, ovvero che il lavoratore porti a termine i suoi compiti e lavori più del previsto, per una serie di fattori legati all’affabilità della postazione personale, alla migliore distribuzione del tempo e anche delle sensazioni di benessere e di tranquillità che percepisce nella postazione professionale scelta in autonomia. I sindacati hanno quindi dichiarato che l’apertura di Enel al lavoro agile deve essere intesa come un buon passo in avanti e come la base per una discussione seria e mirata sul lavoro industry 4.0. Si tratta di una forma di lavoro strettamente connessa alla tecnologia, dove il professionista può esercitare il suo operato in luoghi diversi grazie alla connessione alla rete aziendale e al web. Questa realtà merita però di essere ben regolata, chiara e precisa, per diventare benefica nei confronti dell’azienda e degli stessi lavoratori.

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