Zcash giù di quasi il 50% in due giorni: il bug di Orchard scoperto da Claude AI

Zcash crolla del 50% in 2 giorni: bug nel pool Orchard scoperto da Opus 4.8, Arthur Hayes vende ZEC.

Chi tiene d’occhio le privacy coin avrà passato due giorni terribili. Zcash ha appena attraversato una delle fasi più turbolente della sua storia.

Partito dai circa 624 dollari del picco di giovedì 4 giugno 2026, il token è scivolato fino a sfiorare i 250 dollari venerdì. A seconda della finestra che si prende come riferimento, le varie testate parlano di un calo compreso tra il 40% e il 57%.

Mentre scriviamo la situazione si è in parte ricomposta: ZEC è risalito e scambia intorno ai 340-370 dollari, di nuovo sopra quella soglia psicologica dei 300 dollari che fino a poche ore prima sembrava lontana.

Attenzione, però. Non stiamo parlando di un semplice ribasso generalizzato del mercato. Ma cosa è successo?

E’ stata trovata una vulnerabilità seria nel pool schermato Orchard, il motore che garantisce la privacy di Zcash attraverso le prove a conoscenza zero.

Come se non bastasse, ci si è messo anche Arthur Hayes, uno dei volti più riconoscibili del settore, che ha scelto di chiudere del tutto la sua posizione in ZEC dando il via a un effetto valanga.

Risultato: la capitalizzazione è scesa intorno ai 5,3 miliardi di dollari e il token è arretrato dall’undicesimo al diciottesimo posto tra le maggiori criptovalute.

Qui proviamo a ricostruire l’accaduto con calma. Da dove arriva il bug, come hanno reagito gli sviluppatori e perché, dietro la paura dei titoli, alcuni numeri raccontano una storia meno catastrofica di quanto sembri.

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La vulnerabilità nel pool Orchard: da dove nasce il crollo

Il punto di partenza è una scoperta tecnica. Il 29 maggio 2026, nel corso di un audit del protocollo, il ricercatore Taylor Hornby ha trovato una falla nel circuito a conoscenza zero del pool schermato Orchard, cioè la parte che dal maggio 2022 protegge la riservatezza delle transazioni Zcash.

La scoperta è arrivata con l’aiuto del modello Claude Opus 4.8 di Anthropic, un bug quindi presente nel codice e rimasto invisibile per circa quattro anni.

In linea teorica la falla avrebbe potuto consentire transizioni di stato non valide dentro il pool schermato, e quindi la creazione di ZEC contraffatti o tentativi di double spending impossibili da individuare.

Per una moneta che fonda tutto il suo valore sulla privacy e sull’integrità dell’offerta, è difficile immaginare scenario peggiore.

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C’è però una precisazione da faree: non esiste alcuna prova che la vulnerabilità sia stata effettivamente sfruttata.

Gli analisti citano il meccanismo “turnstile” del protocollo, pensato proprio per impedire l’over-issuance a livello di base.

Il nodo vero, come ha riconosciuto Shielded Labs che ha gestito la divulgazione, è un altro. Per come funziona la privacy di Orchard, non c’è modo crittografico di dimostrare che nessuno abbia approfittato della falla prima della correzione.

Quasi certamente non è successo, ma la certezza assoluta manca. Ed è proprio questa zona grigia, più del bug ormai chiuso, che ha buttato giù il mercato.

La reazione degli sviluppatori: soft fork e hard fork lampo

La risposta del team è stata veloc. Zcash Foundation e sviluppatori hanno allestito un aggiornamento d’emergenza in due tempi, per risolvere la falla senza mettere a rischio i fondi degli utenti.

Zcash: risolto il bug scoperto da Opus

Prima mossa: un soft fork con la release Zebra 4.5.3, che ha messo temporaneamente offline tutte le transazioni Orchard per bloccare ogni possibile abuso.

Seconda mossa: l’hard fork NU6.2, attivato il 3 giugno, che ha rimesso in funzione Orchard con un circuito a conoscenza zero corretto.

Gli addetti ai lavori hanno definito l’operazione uno degli upgrade più complicati mai affrontati da Zcash.

È stata proprio la trasparenza nel rendere pubblica una falla del genere, anche dopo averla risolta, a far scattare il panico.

Sulle privacy coin il mercato è nervoso per natura, e ogni minimo dubbio sulle garanzie crittografiche si trasforma in fretta in vendite e in fuga dal rischio.

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Arthur Hayes lascia e parte l’effetto valanga

Se il bug è stato la miccia, l’addio di Arthur Hayes ha fatto da acceleratore. Il fondatore di BitMEX, ha fatto sapere di aver venduto tutta la sua posizione in Zcash proprio per via della vulnerabilità.

Arthur Hayes vende tutte le quotazioni di ZEC

Hayes era tra i sostenitori più visibili della narrativa sulle privacy coin, e la sua uscita ha pesato sul piano simbolico oltre che su quello concreto, aggiungendo ulteriore fuoco alla pressione ribassista.

Eppure i numeri ci dicono qualcosa. Secondo CoinDesk, durante il crollo ZEC ha subito circa 118 milioni di dollari di liquidazioni forzate.

È una cifra curiosamente bassa per un token che ha dimezzato il suo prezzo: vuol dire che a vendere è stato soprattutto lo spot, cioè chi i token li deteneva davvero. Delle posizioni con leva ci sono state uscite appena del 14% circa, quindi la colpa sarebbe dei retail.

Nello stesso momento, l’open interest sui future ZEC è salito al massimo storico in termini di token: i trader, insomma, hanno aperto nuove scommesse invece di chiuderle.

E sono scommesse decisamente al ribasso, con i long/short ratio su Binance e OKX.

Una configurazione che può diventare esplosiva. Se le vendite rallentano e il prezzo trova un equilibrio, gli short potrebbero ritrovarsi costretti a ricoprirsi, accendendo un rimbalzo brusco.

È il classico short squeeze.

Cosa raccontano i grafici e cosa puoi aspettarti adesso

Dal punto di vista tecnico, il rientro sopra i 300 dollari dimostra una certa tenuta nel breve.

Come vediamo dal grafico daily di ZEC:

Grafico ZEC/USD - 06 Giugno 2026

La candela giornaliera ha rotto al ribasso tutte le principali medie mobili esponenziali, con la EMA a 200 giorni in area 366 dollari che ora fa da resistenza.

I supporti chiave restano nella fascia 250-260 dollari, dove i compratori si sono fatti vedere sfruttando l’ipervenduto.

Lo scenario rialzista passa da un consolidamento sopra i 300-320 dollari, seguito da un tentativo di riconquista dei 366 dollari e, se va in porto, da un ritorno verso la zona 428-492 dollari. Quello ribassista, all’opposto, vede un cedimento dei 300 dollari come preludio a nuovi test sui 250 o addirittura sui 200 dollari.

Un dato aiuta a guardare la cosa con un po’ di ottimismo.

Anche dopo aver perso oltre metà del valore in due settimane, ZEC resta su di circa il 490% rispetto a un anno fa.

La tecnologia di fondo, ossia le transazioni schermate con privacy opzionale, è rimasta intatta, e la velocità della patch è stata letta da una parte del mercato come prova di maturità della governance.

Conclusioni

Zcash ha superato l’ennesima prova di stress con la rete intatta e l’offerta integra. Il rimbalzo sopra i 300 dollari serve a guadagnare tempo, ma la partita ora si gioca tutta sulla fiducia: per ricostruirla serviranno nuovi audit e, soprattutto, nessuna nuova sorpresa.

Quell’incertezza sul fatto che il bug sia stato o meno sfruttato resterà probabilmente sullo sfondo, almeno finché il mercato non avrà digerito l’episodio.

⚠️ Opinione personale

Le privacy coin restano esposte a un rischio regolatorio e reputazionalenon trascurabile, e una vicenda come questa ricorda quanto sia alta la
posta quando il valore di un asset dipende dalla solidità della
crittografia e dalla tecnologia sottostante.

Nel breve, molto dipenderà anche da come si muoveranno Bitcoin e il resto delle altcoin.

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Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute da oltre 15 anni.