World Wide Taxation: come usufruire del credito d’imposta

Per i lavoratori italiani residenti all’estero è possibile evitare la doppia tassazione e fruire del credito d’imposta? Sicuramente per i cittadini che lavorano e sono residenti all’estero non è sempre agevole individuare immediatamente quale sia il sistema di tassazione che viene applicato per i redditi percepiti fuori dai confini nazionali.

Le regole relative alla disciplina della tassazione possono essere diverse a seconda delle situazioni personali, dell’esistenza o meno di una Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra l’Italia e lo Stato estero nel quale viene prodotto il reddito, del periodo di permanenza all’estero, dell’iscrizione o meno all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero).

In linea generale, si può già anticipare in premessa che per stabilire dove un lavoratore è tenuto a pagare le imposte sui redditi percepiti, occorre considerare il concetto di “residenza fiscale”.

La nostra disciplina fiscale ha adottato come molti altri paesi europei quello che viene definito come “principio della tassazione mondiale” (World Wide Taxation Principle). Di cosa si tratta? In questa guida cerchiamo di approfondire cosa si deve intendere per “residenza fiscale”, come procedere con l’iscrizione all’AIRE e quali sono le Convenzioni contro le doppie imposizioni.

World Wide Taxation Principle: che cos’è

Come già anticipato in premessa la normativa fiscale italiana come in molti altri Paesi europei ha adottato quello che viene definito come World Wide Taxation Principle ovvero il c.d. “principio della tassazione mondiale”, il quale prevede che il cittadino che lavora all’estero e mantiene la residenza italiana, ha comunque l’obbligo di versare le imposte in Italia anche sui redditi prodotti all’estero, salvo che sia diversamente indicato da disposizioni contenute nelle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni.

Cosa significa questo? Colui che è cittadino italiano che lavora all’estero e che non si iscrive all’A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) presso il Comune di residenza, è considerato fiscalmente residente in Italia e, deve ogni anno presentare la dichiarazione dei redditi, oltre a versare le imposte sui redditi.

Questa è la regola generale e la normativa contenuta all’articolo 165 del TUIR, comma 8 sancisce che nel caso “si ometta di presentare la dichiarazione dei redditi o non si indichino in essa i redditi prodotti all’estero, non spetta la detrazione delle imposte pagate nello Stato estero”.

Inoltre, è possibile usufruire del credito d’imposta nel caso in cui il lavoratore italiano residente all’estero abbia pagato le imposte nei Paesi in cui i redditi sono stati percepiti e si può detrarle da quelle italiane.

Ai sensi dell’articolo 2 del Tuir (Dpr 917/1986), si considerano fiscalmente residenti in Italia tutti i soggetti che:

  • per almeno 183 giorni all’anno sono iscritti nelle Anagrafi comunali della popolazione residente in Italia (ANPR),
  • hanno nel territorio nazionale il domicilio o la residenza,
  • si sono trasferiti in uno dei Paesi a fiscalità privilegiata.

Si ricorda che l’A.I.R.E (“Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero”) contiene i dati anagrafici di tutti gli italiani che risiedono all’estero per un lasso di tempo superiore a 12 mesi.

Il cittadino italiano che trasferisce la propria residenza da un comune italiano all’estero, entro 90 giorni dal trasferimento della residenza deve perfezionare la propria iscrizione all’A.I.R.E presso l’Ufficio consolare competente. L’iscrizione all’A.I.R.E è assolutamente gratuita.

Convezioni internazionali per evitare le doppie imposizioni fiscali

Per evitare che i cittadini italiani subiscano una doppia imposizione e paghino le imposte sia nel Paese di produzione del reddito che in Italia, il nostro Paese ha siglato con molti Paesi esteri Convenzioni internazionali per evitare le doppie imposizioni e riconosce un credito d’imposta per le imposte pagate all’estero nel momento in cui si presenta la dichiarazione dei redditi in Italia.

Le Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni non sono altro che accordi siglati tra due Stati, attraverso i quali viene disciplinata la sovranità tributaria di entrambi, in base al principio della reciprocità.

Inoltre, le Convenzioni hanno l’obiettivo di prevenire l’evasione e l’elusione fiscale; per questo, l’accordo tra i due Stati non prevede che sia solo uno dei due ad assoggettare a tassazione un determinato tipo di reddito.

Ecco perché se i lavoratori italiani risiedono fiscalmente all’estero (ad esempio in Canada) devono comunque dichiarare in Italia anche i redditi conseguiti in Canada.

Ai sensi dell’articolo 165 TUIR, le imposte pagate all’estero, nell’esempio riportato in Canada, sono ammesse in detrazione dall’imposta netta fino a concorrenza della quota di imposta italiana.

Basta collegarsi al sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze per visionare le Convenzioni ratificate dal nostro paese con gli altri paesi esteri.

Come mettersi in regola con la Voluntary Disclosure

Si ricorda che per non perdere il diritto al riconoscimento delle imposte pagate all’estero, la legge di conversione del Dl 50/2017 ha introdotto la procedura della “collaborazione volontaria” (c.d. Voluntary Disclosure), per la quale è stata disposta la riapertura dei termini di adesione al 30 settembre 2017.

Presentando l’istanza di “collaborazione volontaria” e indicando in essa i redditi di lavoro dipendente o di lavoro autonomo, in precedenza non dichiarati in Italia, viene riconosciuto il credito per le imposte pagate all’estero a titolo definitivo.

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