Whirlpool a Napoli, c’è ancora speranza che stabilimento resti aperto

E’ stata una settimana difficile dal punto di vista delle vertenze sindacali per il nostro Paese. Con tanti fronti aperti e non poche critiche nei confronti del Ministro dello sviluppo e del lavoro Luigi Di Maio. Accusato da più parti di aver passato più tempo ad occuparsi della campagna elettorale per le europee e per le amministrative, anziché delle stesse. E, più in generale, di non aver vigilato adeguatamente sull’operato delle aziende stesse dopo la chiusura degli accordi.

Inoltre, l’ex Ministro dello sviluppo Carlo Calenda, ha invece rimproverato Di Maio di aver sostituito la figura che si occupa di vertenze sindacali da molti anni all’interno del Ministero: Giampiero Castano. Che egli stesso aveva confermato quando è arrivato. E di aver designato un inesperto in materia.

I fronti caldi sono dunque tanti. Si pensi allo storico brand Knorr, noto a tutti per il mitico dado. La cui sede a Sanguinetto, paesino nel veronese di 4mila anime, pure rischia la chiusura in quanto l’azienda proprietaria, la tedesca Uniliever, ha deciso di trasferire la produzione in Portogallo.

Poi c’è la ristrutturazione del Gruppo industriale Maccaferri, con alcune aziende per cui si avvicina il concordato in bianco in continuità aziendale.

A rischio poi 33 posti di lavoro, per i licenziamenti disposti dalla Savio per lo stabilimento di Chiusa San Michele.

Ed ancora, Ilva ceduta ai lussemburghesi di AncelorMittal dal primo novembre 2018, minaccia esuberi e cassa integrazione.

La Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria) ha invece mandato tutti i 100 dipendenti in cassa integrazione straordinaria, con lo scopo di reindustrializzare la sede.

Ed ancora, la vicenda Mercatone Uno, acquista da Shernon Holding, che ha deciso di chiudere tutti i 55 punti vendita, avvisando gli oltre 1800 dipendenti con un messaggio WhatsApp, e apprendendolo tramite Facebook.

E veniamo alla questione Whirlpool a Napoli. Azienda presente nella città partenopea da 60 anni nel già difficile quartiere Ponticelli, a Via Argine.

Vicenda Whirlpool a Napoli

Occorre risalire al 25 ottobre 2018, quando Luigi Di Maio annunciava con orgoglio di aver concluso il tavolo Whirlpool: «Siamo riusciti ad ottenere zero esuberi e un ritorno delle produzioni dalla Polonia all’Italia. RILOCALIZZIAMO, che bella parola!». Il 31 maggio invece, arriva l’annuncio del colosso americano di voler chiudere la storia sede di Napoli.

Qui arriva l’accusa di mancata vigilanza da parte del Ministero dello sviluppo, affinché Whirlpool mantenesse gli accordi presi: «procedere a monitorare costantemente le fasi di attuazione del piano industriale» come si leggeva nel comunicato del Ministero di ottobre.

Eppure da quel giorno non risultano verbali di riunioni sul tavolo di crisi Whirlpool. In pratica, la stessa situazione di Mercatone Uno.

Whirpool, nell’accordo succitato aveva affermato: «il sito conferma la sua missione produttiva di Lavatrici a carica frontale di alta gamma» e che «il totale degli investimenti previsti per il sito nel triennio 2019 -2021 sarà di circa 17 milioni di euro, tra prodotto, processo, ricerca e sviluppo».

Il 31 maggio 2019 Di Maio scrive che il MISE: «è pronto a rimettere in discussione l’intero piano industriale e a verificare l’utilizzo che è stato fatto degli ammortizzatori sociali fino ad oggi». Convocando un nuovo tavolo per il 4 giugno, che però si è concluso con una fumata nera.

Ma i sindacati annunciano una dura battaglia. Come preannuncia la segretaria nazionale della Fiom, Barbara Tibaldi, intervenendo all’assemblea convocata dal sindacato alla Whirlpool di via Argine il giorno dopo l’incontro al Mise: «Sarà una lotta lunga, abbiamo di fronte un gigante cattivo che pensa che i problemi si possano risolvere comprando la gente. L’azienda proverà a dividerci, è importante quindi che i lavoratori restino uniti».

La Tibaldi ha anche elogiato l’impegno del Governo, che si è seduto al tavolo della trattativa. Cosa che, a suo dire, Whirlpool non si aspettava.

Per il segretario generale della Fim Cisl di Napoli, Biagio Trapani: «Abbiamo fatto un passo importante, ma la partita è tutta ancora da giocare. Dobbiamo continuare così».

Tra gli interventi, da segnalare quelli del segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, secondo il quale «se perdiamo questa battaglia, abbiamo perso la battaglia dell’industria a Napoli e Napoli senza industria non cresce, non c’è speranza».

Dunque, per la questione Whirpool in quel di Napoli è ancora tutto aperto. Ne va anche della credibilità dello stesso Di Maio, già sotto accusa con il reddito di cittadinanza, reo per i suoi detrattori di disincentivare l’occupazione essendo una misura soprattutto assistenzialista.

Whirlpool chi è

La Whirlpool Corporation è un produttore e un rivenditore multinazionale americano di elettrodomestici, con sede a Benton Charter Township, Michigan, vicino a Benton Harbor, sempre in Michigan.

La società Fortune 500 ha un fatturato annuo di circa 21 miliardi di dollari, 92.000 dipendenti e oltre 70 centri di produzione e ricerca tecnologica in tutto il mondo. La società commercializza Whirlpool, Maytag, KitchenAid, Jenn-Air, Amana, Gladiator GarageWorks, Inglis, Estate, Brastemp, Bauknecht, Ignis, Indesit e Consul. Whirlpool Corporation è il più grande produttore mondiale di elettrodomestico.

Il loro sito web menziona anche i marchi Hotpoint, Diqua, Affresh, Acros e Yummly. Negli Stati Uniti, Whirlpool ha nove stabilimenti di produzione: Amana, Iowa; Tulsa, Oklahoma; Cleveland, Tennessee; Clyde, Ohio; Findlay, Ohio; Greenville, Ohio; Marion, Ohio; Ottawa, Ohio; e Fall River, Massachusetts.

I principali brand della Whirlpool sono:

  • Acros (México)
  • Affresh Washer Cleaners
  • Amana
  • Ariston
  • Bauknecht
  • Brastemp (Brazil)
  • Consul
  • Diqua (China)
  • Estate
  • Gladiator GarageWorks
  • Hefei Sanyo (China)
  • Hotpoint (Europe)
  • Ignis
  • Indesit
  • Inglis
  • Jenn-Air
  • KitchenAid
  • Maytag
  • Polar
  • Privileg
  • Roper
  • Royalstar [zh] (China)
  • Stinol
  • Whirlpool

Whirlpool, precedenti chiusure

Il rischio chiusura della sede a Napoli non è purtroppo il primo caso. Nel giugno 2010 viene chiuso lo stabilimento di Evansville (Indiana), addetto alla produzione di frigoriferi dal 1956. Ritenuto non più competitivo dato il costo orario del lavoro di 18 $, contro i 4 $ offerti dal Messico. Dove di fatto sarà trasferito.

Il precedente italiano si è consumato in quel di Trento, nel 2013. quando ad essere chiuso è lo stabilimento di Trento (dismissione totale conclusa il 31 dicembre 2014). Ad essere lasciati a casa sono 500 persone, più circa 150 dell’indotto.

A Napoli i dipendenti sono 430, ai quali occorre aggiungere quelli dell’indotto. Un grave danno per una città che già soffre la crisi occupazionale in maniera cronica.

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