Web tax: le proposte UE e tutte le novità

Il vicepresidente della Commissione UE Valdis Dombrovskis ha fatto il punto sui progetti per la tassazione delle grandi aziende del mondo digitale (Web Tax o Google Tax) e, per il momento sul tavolo dei lavori spuntano tre idee.

Nuove ondate di novità dall’UE in materia di tassazione delle grandi aziende del mondo digital: il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, torna a fare leva sulla Web Tax o Google Tax nel vertice europeo dedicato alla tematica del digitale, tenutosi nella capitale dell’Estonia, a Tallin.

Occorre che i singoli Paesi europei lavorino “tra di loro anche nel senso della cooperazione rafforzata“, ha commentato il Premier Gentiloni.

Non possiamo accettare l’idea che il diritto di stabilimento delle imprese per i giganti e le piattaforme web sia concepito come una volta, quando pagavi le tasse nel posto dove avevi la fabbrica e i lavoratori” – ha commentato il Premier Gentiloni – “oggi ci sono alcune di queste grandi piattaforme digitali che ci semplificano la vita e a cui non vorremmo mai rinunciare, che tuttavia hanno volumi di affari strepitosi nei nostri Paesi ma che hanno poche unità di dipendenti e che non hanno ciminiere o stabilimenti. C’è una proposta della Commissione sulla Web Tax, bisogna andare avanti su questa, ma i singoli Paesi non solo possono ma devono lavorare in coordinamento tra di loro anche nel senso della cooperazione rafforzata”, ha replicato Gentiloni.

Ma che cos’è la Web Tax o Google Tax, quali sono le novità e le proposte per il nuovo anno 2018? Quali Paesi sostenitori e contrari alla Web Tax? Vediamoli in questa guida.

Vertice UE a Tallin: Web Tax e le tre proposte sul tavolo

La Commissione europea proporrà nuove norme con l’avvento dell’anno 2018 per assicurare che le Big del settore digitale paghino le dovute tasse, è quanto ha ribadito e sottolineato lo stesso Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, nella conferenza stampa tenutasi dopo il vertice UE a Tallin in Estonia.

Siamo del parere che nel settore digitale la tassa deve essere pagata dov’è dovuta, sia online sia offline“, ha spiegato Juncker aggiungendo che Bruxelles “proporrà l’anno prossimo nuove norme per una fiscalità equa ed efficace che garantisca certezza del diritto e condizioni eque per tutti […] sulla stessa linea continueremo nella nostra strada per una legislazione sulla ‘cyber security”.

Durante il vertice UE tenuto a Tallin, il vicepresidente Valdis Dombrovskis ha illustrato la comunicazione sulla tassazione delle imprese digitali.

I colossi del web sarebbero accusati di evadere il Fisco di molti Paesi, pagando meno tasse di quanto dovuto. “La Commissione europea crede in un semplice principio: le società dovrebbero pagare le tasse dove svolgono la loro attività economica effettiva“, ha replicato e sottolineato lo stesso Dombrovskis.

La comunicazione UE non è altro che la solida base di lavoro che ha come obiettivo quello di condividere una posizione comune da presentare all’Ocse in occasione del summit di dicembre dell’Ecofin.

Quanto alla proposta legislativa a livello comunitario, Dombrovskis ha confermato che sarà elaborata dalla Commissione europea possibilmente per la prossima primavera 2018.

La proposta su una base imponibile unica (Ccctb) per le società attive in più di un paese, potrebbe essere estesa anche a quelle digitali.

Nel frattempo, si deve osservare che l’economia digitale non smetterà di crescere, per questo motivo occorre trovare una valida opzione a breve termine per far fronte alle specifiche sfide fiscali. Sul tavolo ci sarebbero tre diverse proposte.

Fra queste c’è la c.d. “equalisation tax“, come quella proposta da un gruppo di 10 paesi, tra cui anche il nostro, che prevede di utilizzare come base imponibile il fatturato anzichè i profitti delle società.

Una seconda strada alternativa è quella di applicare una tassa sui ricavi generati dalle forniture di servizi digitali, come ad esempio la pubblicità online.

La terza idea sul tavolo sarebbe la trattenuta di una percentuale sulle transazioni che avvengono su Internet.

Anche se, ad oggi, la soluzione migliore resta l’applicazione della Common Consolidated Corporate Tax Base (Ccctb), una base imponibile unica da estendere anche alle aziende del comparto digital.

Web Tax: Paesi sostenitori e contrari

L’idea di introdurre la c.d. Google Tax, meglio conosciuta come Web Tax, arriva dalla proposta di quattro Paesi “sostenitori”: Francia, Italia, Germania e Spagna; a questi si sono aggiunti Austria, Grecia, Portogallo, Bulgaria, Romania e Slovenia.

Tuttavia, nell’UE ci sono anche nazioni contrarie al progetto, in quanto considerate “paradisi fiscali” in cui le grandi aziende possono “evadere” e pagare tasse “irrisorie” rispetto al dovuto.

Tra gli stessi, si annoverano l’Irlanda, Lussemburgo, Malta e Cipro. Fuori dai confini europei, gli Stati Uniti sicuramente non vedono di buon occhio l’idea di introdurre una Web Tax dato che la maggior parte delle aziende interessate dalla tassazione sarebbero proprio americane.

Basti pensare che il mancato gettito tra il 2013 e il 2015 da parte di Google e Facebook ha superato la cifra di 5 miliardi di euro nell’intera UE. Per la nostra Penisola è stata calcolata una perdita intorno ai 540 milioni di euro.

Dinanzi a questi “buchi” ed ammanchi nella casse delle Amministrazioni fiscali dell’UE, è una necessità urgente introdurre una pesante tassazione sugli introiti “da capogiro” delle Big del digital.

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