Wall Street chiude in rosso: il trio Walmart-Fed-Iran fa tremare i mercati

Chiusura in rosso per Wall Street. Giovedì 19 febbraio, i mercati americani hanno trascorso una giornata nervosa, finendo per cedere terreno nonostante undato sul lavoro che, sulla carta, avrebbe dovuto tirar su il morale degli investitori.

Ma i mercati,si sa, raramente fanno quel che ci aspettiamo.

Il Dow Jones ha perso 267 punti, scivolando a 49.395. L’S&P 500 ha lasciato sul campo lo 0,28%, chiudendo a 6.861.

Il Nasdaq ha retto un po’ meglio, ma ha comunque ceduto lo 0,31% a quota 22.682.

Wall Street in rosso

Un finale di settimana amaro, sopratutto dopo le giornate incoraggianti di martedì e mercoledì, quando gliindici avevano recuperato terreno in modo convincente: il Nasdaq era salito quasi dell’uno per cento mercoledi, il Dow aveva toccato nuovi massimi, e per un momento era sembrato che il peggio fosse alle spalle.

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E poi, giovedi mattina, è arrivata la doccia fredda. O meglio: tre docce fredde di fila.

Walmart che delude con le previsioni annuali. La Fed che ribadisce di non avere fretta di tagliare i tassi. E il Golfo Persico che si scalda pericolosamente, con il prezzo del petrolio che schizza verso l’alto.

Prendila come un caso pratico su come funzionano davvero i mercati: a volte non è il dato macro a muovere tutto, ma il contesto attorno.

Quando il più grande retailer del mondo ti fa capire che le cose non vanno poi così bene.

Ecco un riepilogo dei principali indici USA:

Wallmat: dati deludenti

Cominciamo da Walmart. I numeri trimestrali erano ok, in linea con le stime, niente di cui lamentarsi.

Il problema è arrivato con l’outlook: le previsioni per il resto dell’anno hanno deluso, e parecchio. La società ha messo sul tavolo una serie di preoccupazioni concrete, margini sotto pressione, consumatori più cauti, tariffe dell’amministrazione Trump che rendono la pianificazione più complicata.

Perche questo conta così tanto? Perche Walmart non è solo un’azienda da 500 miliardi di dollari di fatturato.

E il termometro più fedele che abbiamo del consumatore americano medio. Se il colosso di Bentonville frena, vuol dire che qualcosa scricchiola nella domanda interna. E il mercato lo sa.

Le azioni di Walmart hanno trascinato verso il basso l’intero comparto consumer, nonostante alcune eccezioni positive come Deere e Etsy.

Ecco come stanno andando in questo momento:

Lo Stretto di Hormuz è la variabile più imprevedibile di tutte

E poi c’è il Medio Oriente. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran si sono intensificate in modo preoccupante: gli americani hanno rafforzato la presenza militare nella regione con asset aerei e navali, mentre l’Iran ha condotto esercitazioni nello Stretto di Hormuz e ha pianificato manovre congiunte con la Russia nel Golfo di Oman.

Trump ha dichiarato pubblicamente che una decisione su un eventuale attacco all’Iran sarebbe arrivata entro dieci giorni.

Il punto critico è lo Stretto di Hormuz: ogni giorno ci transitano circa 20 milioni di barili di petrolio, pari al 20% del consumo globale.

Se dovesse chiudersi, anche parzialmente, il Brent potrebbe schizzare oltre i 100 dollari al barile in pochi giorni, con effetti inflazionistici a cascata su tutto il mondo.

Per ora, il greggio e salito in modo più contenuto: Brent a +1,86% a 71,66 dollari, WTI a 65,25.

L’oro, invece, è stabile attorno ai 5.000 dollari l’oncia. Un segnale inequivocabile di quanto gli investitori stiano cercando rifugio.

L’AI non conosce crisi

In mezzo a tutto questo, c’e un settore che continua a guardare avanti con una certa serenità: quello dell’intelligenza artificiale.

I grandi numeri parlano da soli, la spesa globale in AI e stimata a 2.500 miliardi di dollari nel 2026. Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft e Oracle hanno pianificato investimenti collettivi in capex superiori a 600 miliardi, e più del 75% di quella somma andrà a finire nell’infrastruttura AI.

Nvidia resta il punto di riferimento del comparto, le sue GPU sono ancora lo standard per il training dei modelli piu avanzati.

AMD si posiziona come alternativa credibile, Micron cavalca la domanda di chip di memoria ad alta larghezza di banda.

Il VanEck Semiconductor ETF ha reso il 62,6% negli ultimi dodici mesi: quattro volte più dello S&P 500 nello stesso periodo. Certo, la volatilità di breve esiste, ma chi guarda al lungo periodo sa che la corsa all’AI e ancora agli inizi.

McKinsey stima che entro il 2030 saranno necessari investimenti per 7.000 miliardi di dollari in data center per supportare i workload cloud globali. Detto con parole semplici: c’e una corsa alle infrastrutture digitali che non si ferma per qualche seduta negativa di Borsa.

Quattro cose da tenere d’occhio nelle prossime settimane

Se vuoi restare orientato in questo contesto complicato, ecco i punti su cui concentrare l’attenzione:

  • Diplomazia USA-Iran: ogni sviluppo, in un senso o nell’altro, si riflette immediatamente su petrolio, oro e azionario. Tienila sotto osservazione ogni mattina.
  • Inflazione PCE di febbraio: questo e il dato che la Fed guarda con più attenzione. Un calo significativo potrebbe rimettere sul tavolo l’ipotesi di tagli nel secondo trimestre.
  • Trimestrali del retail: il segnale di Walmart non e isolato? Le prossime earnings dei grandi distributori daranno una risposta.
  • Aggiornamenti AI dai big tech: ogni annuncio strategico di Nvidia, Microsoft o Google sulla roadmap AI può muovere il Nasdaq in modo deciso.

Insomma, questa settimana ha confermato che i mercati del 2026 non hanno intenzione di annoiarci.

Quello che puoi fare, in questi momenti, è restare disciplinato. Distinguere il rumore dalla struttura. Walmart ha deluso? Vero. Ma il mercato del lavoro e solido, l’AI cresce a ritmi record, e il VIX, l’indice della paura, è ancora sotto le medie storiche, segnale che i gestori non stanno ancora prezzando un panico generalizzato.

La volatilità fa parte del gioco. Chi la sa usare, comprando selettivamente nelle fasi di debolezza, si trova spesso avvantaggiato quando il ciclo gira. E prima o poi, gira sempre.

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Giuseppe Greco
Esperto di mercati finanziari e trading online Laureato in Economia, mi occupo di mercati dal 2014 e scrivo guide per il sito Webeconomia.it