Voucher: tre ipotesi di riforma

Dopo il via libera dato dal Ministro Poletti a possibili norme correttive al lavoro accessorio, hanno avuto inizio le prime ipotesi d’intervento, a quanto pare non resta nemmeno escluso il referendum abrogativo voluto dalla Cgil.

I voucher promossi dal Governo Monti e sostenuti da Renzi, non hanno ottenuto il risultato sperato, anzi, sono diventati la nuova frontiera del lavoro sottopagato che la Riforma Renzi-Poletti aveva tentato di arginare con il decreto correttivo al Jobs Act, in cui era stata stabilita la piena tracciabilità e multe da 400 a 2.400 euro. Vediamo le tre ipotesi proposte dalla consulta.

Diminuzione del tetto massimo

La prima ipotesi riguarda la diminuzione del tetto massimo di compenso annuo per lavoratore, che dovrebbe passare da 7mila a 5mila euro, integrato al monitoraggio integrale sulla tracciabilità dei voucher.

Ridurre i tempi di rimborso

Attualmente i voucher possono essere rimborsati entro un anno di tempo, il che risulta essere troppo ampio ed incentiverebbe l’acquisto di un numero maggiore di buoni senza essere utilizzati. In caso di mancate ispezioni ministeriali, tali buoni potrebbero essere tenuti solo in via precauzionale, in sostanza mostrati solo in caso di controllo.

Niente integrazioni dello stipendio con i voucher

La terza ed ultima ipotesi risultante dalla consulta, riguarderebbe il divieto di integrare lo stipendio con i voucher a lavoratori già assunti o contrattualizzati, infatti, dai dati forniti dall’Inps i buoni sono maggiormente utilizzati per pagare le ore aggiuntive ai dipendenti.

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