Voucher: la Cgil chiede un referendum per abolire i buoni lavoro

È previsto per domani l’incontro del consiglio ristretto per discutere la proposta di referendum richiesta dalla Cgil con il quale si intende abolire la retribuzione attraverso i buoni lavoro. Susanna Camusso sarà presente oggi in sala non solo per ottenere una data certa ma anche e soprattutto per presentare il dossier redatto dal patronato della Cgil – Inca – dal quale sono emerse prospettive tutt’altro che rosee per i lavoratori.

Risultati del dossier

Dal rapporto dell’Inca è stato evidenziato un dato a sorpresa: su 10 euro di voucher, 2,50 euro spettano all’Inps, tuttavia gli ultimi 50 cent non formano né la pensione né l’assicurazione per il dipendente, ma vanno a formare l’aggio ovvero la quota di servizio.

A fronte dei 138.800.000 voucher venduti nel 2016, l’Inps ha incassato 67 milioni, la quota spettante al precettore di servizio non è prevista per nessun altro tipo di prestazione previdenziale.

Per quanto riguarda invece la situazione dei dipendenti retribuiti con i voucher (imponibile contributivo annuo di 9.333 euro), l’Inca li ha confrontati con altre 4 categorie: collaboratore, partita iva, part time e contratto agricolo, evidenziando sostanziali disparità:

Partita Iva/Voucher: stando ai calcoli il lavoratore a partita iva percepirà una pensione di 402,51 al mese, mentre il voucherista 208,35 con 35 anni di lavoro ma solo 7 mesi annui di contribuzione.

Part time/Voucher: il lavoratore part time al compimento dei 70 anni percepirà una pensione mensile di 528,35 euro, mentre il lavoratore a voucher a parità di reddito avrà diritto ad un assegno di quiescenza di 208,35 euro al mese. A parità di requisiti il lavoratore agricolo avrà una pensione di 1019 euro, mentre il voucherista di 811 euro.

Collaboratore/Voucher: in questo caso al primo dipendente spetterà una pensione di 526,15 euro mentre al secondo rimangono confermati i 208,35 euro mensili.

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