Voucher Inps: incrementare le occupazioni ma a quale prezzo?

Quale destino per i Voucher Inps?

I Voucher Inps, meglio noti, come buoni lavoro, sono stati “inventati” per retribuire i lavori occasionali e discontinui, nonché, prestazioni di lavoro accessorie e così via.

In altre parole, si è escogitato un nuovo metodo per trasformare in regolari quelle situazioni occupazionali che altrimenti sarebbero considerate vero e proprio lavoro nascosto.

Voucher Inps: caratteristiche e funzionamento

Introdotti con Dlgs n.81/2015, i voucher vengono erogati dall’Inps e possono essere paragonati a veri e propri buoni di lavoro acquistabili sia telematicamente che in forma cartacea presso un tabaccaio e disponibili in tagli da 10 euro, 20 euro e 50 euro.

Per ognuno di essi, dunque, il lavoratore incassa rispettivamente 7,50 euro, 15.00 euro e 37,50 euro netti, in quanto da essi vengono detratti i contributi Inail (13%), l’assicurazione Inail (7%) e la gestione servizio Inps (5%).

Come funzionano i voucher INPS

Voucher Inps
Vocher Inps

Ma come funziona esattamente un voucher? Come prima accennato, esso serve per pagare prestazioni di lavoro occasionale, come il lavoro domestico e viene acquistato dal datore di lavoro per poi consegnarlo al lavoratore, che provvederà ad incassarlo presso un ufficio postale entro 24 mesi dall’emissione.

Nel momento in cui il datore di lavoro acquista i voucher Inps, deve dare comunicazione all’Ente Previdenziale dell’inizio del lavoro di prestazione occasionale/discontinuo.

Per lavoro accessorio, come da definizione data dall’Inps, si intendono tutte le attività lavorative che non prevedono compensi superiori a 7 mila euro netti (lordi 9333,00 euro) nel corso dell’anno civile.

Inoltre, come citato nella circolare Inps n.49 del 04/03/2013, esso può essere svolto per ogni tipo di attività e da qualsiasi soggetto, vale a dire, disoccupati, inoccupati, lavoratori autonomi o subordinati, pensionati, studenti, etc., sempre nei limiti del compenso economico previsto.

Da sottolineare vi è una nota importante: premesso che il lavoratore può incassare fino ad un massimo di 7 mila euro netti all’anno, lo stesso non può percepire oltre i 2020,00 euro netti da ogni singolo committente.

Voucher Inps: quali cambiamenti nel 2016

Per i Voucher 2016 ribadiamo che i limiti sono attualmente fissati a 7 mila euro netti, con tetto di 2020,00 euro da uno stesso committente, salvo per chi già riceve una forma di sostegno al reddito, il cui limite è pari a 3 mila euro netti.

Voucher Inps: le considerazioni di un’esperta

Riportiamo brevemente le considerazioni della dottoressa Anna Zilli, Docente di Diritto del Lavoro presso l’Università di Udine, che ha già condotto diversi studi sul fenomeno dei voucher e che ha risposto ad alcune domande riguardanti tale nuova forma di lavoro che tende, in un certo senso, a camuffare tipologie di lavoro nero.

Secondo l’esperta, i voucher Inps, nati per l’utile funzione di retribuire regolarmente quei lavoretti che altrimenti non sarebbero risultati evidenti al Fisco, man mano sono andati trasformandosi con l’introduzione di “limiti” che hanno finito per trasformarli da lavori standard con relativi costi, a vere e proprie prestazioni di lavoro a bassissimo costo, lasciando praticamente inalterato il valore degli stessi dal 2004.

Prova evidente, stando alle sue dichiarazioni, è che essi sono utilizzati principalmente nei settori del commercio, del turismo e dei servizi.

Se è vero che il Job Act ha ampliato i margini di questi voucher, rendendoli attivi anche in settori come la Pubblica Amministrazione e portandoli a 7 mila euro netti annui (rispetto ai 5 mila precedenti), è altrettanto vero che essi oggi rappresentino una forma di lavoro più economica e flessibile, ma soprattutto meno soggetta ad ispezioni.

Dalle ricerche condotte dalla Zilli, il fenomeno dei voucher è letteralmente esploso dal 2014, coinvolgendo fasce di persone sempre più giovani (età media 36 anni) e radicandosi oggi soprattutto nel Sud e nelle Isole.

Ma il lavoro sommerso viene in tal modo contrastato? Il popolo dei Voucher Inps è effettivamente tutelato in tal modo?

Utilizzare i voucher non toglie al datore di lavoro la possibilità di far lavorare la persona per un numero di ore superiore a quelle previste e, quindi, in modo continuativo, questo perché ad oggi è obbligatorio specificare soltanto l’arco di tempo in cui il buono lavoro verrà utilizzato (30 giorni), non quando….

Intervenire per tutelare al meglio chi lavora sotto tale forma di retribuzione, conclude la Zilli, vuol dire garantire protezioni in caso di malattia, gravidanza e maternità, consentire l’accesso ad altri trattamenti di sostegno al reddito, cose che sicuramente implicano costi maggiori, da coprire, magari, con l’introduzione di un maxi – voucher.