Voucher Inps: da strumento di regolamentazione a mezzo di sfruttamento

Sono stati introdotti nel 2003 ma fino a qualche anno fa rischiavano di cadere nel dimenticatoio. Oggi i voucher Inps sono molto diffusi, forse troppo. La loro repentina ascesa ha fatto sorgere alcuni dubbi. A sollevarli sono stati in particolare i sindacati, che lamentano un atteggiamento come minimo ambiguo da parte dei datori di lavoro. Se i sospetti venissero confermati, i voicher Inps da successo fiscale si trasformerebbero in un fallimento vero e proprio.

Voucher Inps

Voucher lavoro occasionale accessorio: di cosa si tratta

Per Voucher Inps si intendono dei buoni lavoro rilasciati telematicamente dall’Inps che fungono da retribuzione. Sono utilizzati per pagare chi compie un lavoro accessorio, dunque di natura occasionale. Il loro scopo è semplice: intervenire su quelle sacche professionali che in passato sono sempre sfuggite al fisco, regolamentarle e imporvi una tassazione. Lo strumento è stato istituito dalla Legge Biagi nel lontano 2003. Hanno trovato uno sbocco solo negli ultimi anni. Secondo gli analisti, l’aggravarsi della crisi economica ha determinato un ricorso più diffuso al lavoro occasionale, e quindi a questa particolare forma di retribuzione. A influire è stato anche il DL 81/2015, che ha di fatto liberalizzato l’istituto: se prima era limitato a una cerchia ristretta di professioni (es. collaboratore domestico, giardiniere), ora è aperto a tutte le professioni e a tutti i committenti.

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Rimane il limite di 5.000 euro all’anno per tutti, eccetto per chi gode di una pensione integrativa o è in cassa integrazione. Per loro il limite è di 7.000 euro. A prescindere dalla condizione personale, il tetto per singolo committente è stabilito a 2.000 euro.

Un voucher vale 10 euro ed equivale grosso modo a un’ora lavorativa. Di questi, 7.5 vanno in tasca al lavoratore, gli altri vanno in parte all’Inps (per la copertura previdenziale) e in parte all’Inail (per l’assicurazione).

Voucher 2016: un’arma impropria nelle mani degli sfruttatori

L’aumento ipertrofico delle richieste di voucher Inps ha fatto scattare il campanello d’allarme. Nel 2014, sono stati emessi qualcosa come 70 milioni di buoni, pari a 700 milioni di euro, praticamente 129 volte tanto rispetto a dieci anni prima. Questa crescita esponenziale trova la sua ragione d’essere solo ed esclusivamente in una diffusione del lavoro occasionale?

Secondo la Cgil sono stati “convertiti” in strumenti per lo sfruttamento. Il fenomeno è simile a quello che ha riguardato nel passato recente i detentori di partiva IVA. Insomma, saremmo di fronte a un lavoro subordinato mascherato, ovviamente in funzione elusiva. “Ci sono fabbriche in cui i lavoratori a voucher hanno le stesse mansioni degli operai con contratto a tempo indeterminato, a termine o stagionale. Con un ulteriore problema: per i lavoratori a voucher non è prevista alcuna formazione, ad esempio sulle norme di sicurezza”, si legge in una nota ufficiale.

Fa eco nientemeno che Tito Boeri, presidente dell’Inps: “I voucher sono la nuova frontiera del precariato: il loro incremento può significare problemi futuri ed è bene guardare questo fenomeno con grande attenzione”.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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