Voluntary disclosure: cos’è e a chi conviene

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La voluntary disclosure è una procedura attraverso la quale il governo desidera poter favorire il rientro dei capitali. Ma di cosa si tratta, in maggior precisione? E a chi potrebbe convenire? E, ancora, da cosa si differenzia dai condoni? Le domande intorno al tema della voluntary disclosure sono numerose: ne consegue che cercheremo di rispondere di seguito, in maniera sintetica, ai principali quesiti intorno a uno dei confronti più caldi di questo inizio 2014.

La voluntary disclosure è una normativa che si rivolge a tutti gli italiani che detengono all’estero delle attività non dichiarate al Fisco, e che desiderino “collaborare volontariamente” con l’Agenzia delle Entrate denunciando tali attività e, di conseguenza, regolarizzando la propria posizione pagando delle sanzioni in misura ridotta rispetto al caso in cui la violazione venisse contestata dall’amministrazione finanziaria italiana.

Sancito quanto sopra, le differenze con lo scudo sono notevoli: innanzitutto, la voluntary disclosure non prevede l’anonimato (nello scudo fiscale invece l’Agenzia delle Entrate non poteva disporre di dati puntuali di coloro che avevano fruito dello strumento), e – contrariamente allo scudo – è previsto il pagamento delle imposte evase e di altre sanzioni (contrariamente al solo pagamento di sanzioni una tantum). Ancora, nello scudo si applicavano solamente gli obblighi antiriciclaggio esclusi quelli di segnalazione delle operazioni sospette mentre, nella voluntary disclosure, si applicano tutti gli obblighi antiriciclaggio, nessuno escluso. Infine, nello scudo le attività detenute all’estero potevano rimanere al di fuori dei confini italiani tramite una fiduciaria che fungeva da sostituto di imposta.

Stabilito quanto sopra, cerchiamo, rapidamente, di effettuare un ulteriore passo in avanti. Complessivamente, e fatte salve le valutazioni più specifiche, la voluntary disclosure conviene a tutte quelle persone che hanno ereditato delle attività all’estero e non le hanno dichiarate, e a coloro che hanno trasferito all’estero delle somme di denaro senza attestarle nella dichiarazione dei redditi. Il rischio è infatti che – senza un’autodenuncia volontaria da parte del contribuente – il soggetto detentore di attività non dichiarate all’estero possa finire nell’occhio degli ispettori, con ciò che ne consegue in termini di pagamento di sanzioni e imposte evase.

Rispetto al condono la voluntary disclosure è sicuramente meno “generosa”, ma è pur sempre una utile scappatoia per regolarizzare le situazioni non idonee con il Fisco e chiudere, pertanto, la porta a possibili accertamenti ben più sgraditi. Sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate sono già disponibili le bozze del provvedimento, da consultare e, eventualmente, riscontrare alla stessa Agenzia.

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