Volkswagen: test anti-smog truccati

Lo scandalo cha ha travolto Volkswagen non accenna a sgonfiarsi. Ieri l’ad del gruppo Martin Winterkorn ha ammesso l’utilizzo di specifici software capaci di aggirare le leggi anti-smog negli Stati Uniti e sono già 500mila le vetture diesel ritirate a causa delle manipolazioni dei dati sugli scarichi (il 23% delle auto del gruppo vendute negli USA in agosto).

Emerge in queste ore che l’azienda automobilistica è sottoposta ad un’indagine penale negli USA che accerti la violazione delle norme anti-smog, e adesso anche il governo tedesco e quello francese chiedono sia fatta chiarezza. Il ministro dei trasporti tedesco Alexander Dobrindt ha, infatti, ordinato un esame sulle Volkswagen a gasolio in Germania e il ministro delle Finanze francese Sapin ha fatto sapere che “serve un’inchiesta europea“. In Italia Rete Consumatori ha annunciato una class action ed il Codacons si è detto pronto ad azioni collettive e richieste di danni miliardarie, qualora si riscontrassero anomalie anche sul mercato nostrano.
Oltre alle ripercussioni penali, assistiamo già a quelle economiche. La possibile multa di 18 miliardi di dollari (37.500 dollari a veicolo) che pende sul gruppo tedesco, ha determinato ieri il crollo del titolo alla Borsa di Francoforte: -17,4% per le azioni ordinarie e -18,6% per le azioni privilegiate. Complessivamente, i soci Volkswagen hanno perso quasi 15 miliardi di euro. Inoltre, sono state sospese le vendite dei modelli con motori 4 cilindri diesel Volkswagen e Audi negli Stati Uniti.

Martin Winterkorn, che ora rischia di perdere il posto, si è scusato con queste parole: “Sono personalmente desolato del fatto di aver deluso la fiducia dei nostri clienti e dell’opinione pubblica. Per il consiglio di amministrazione e per me personalmente questi eventi hanno la più alta priorità. Vw non consente violazioni di regole e leggi di alcun tipo. Lavoriamo con le istituzioni competenti per poter chiarire nel modo più trasparenze veloce ed esaustivo possibile i fatti”.

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