Volkswagen: prima class action in Italia

Nuovo capitolo dell’affair dieselgate. L’impatto dello scandalo emissioni è ancora tutto da verificare ma si cominciano a vedere le prime conseguenze. Innanzitutto c’è l’enorme danno all’immagine del gruppo Volkswagen, che ha già visto paralizzarsi le vendite in tutto il mondo e che ha già messo in moto la macchina dell’inchiesta interna. Poi c’è la reazione del governo di Berlino che per voce del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, fa sapere che alla fine “Volkswagen non sarà più la stessa” ma aggiunge anche che l’economia della Germania non subirà contraccolpi: “Usciremo da questa crisi anche rafforzati”. Si registrano inoltre le aperture di indagini in diversi Paesi, in particolar modo negli Stati Uniti dove non viene esclusa l’ipotesi di accuse penali per la violazione delle norme anti-smog. E infine ci sono le contromosse dei consumatori che si sentono danneggiati.

In Italia, ieri c’è stata la notifica della prima class action contro il gruppo. Nello specifico è stata presentata al Tribunale di Venezia, per competenza territoriale in quanto Volkswagen Italia ha sede a Verona. Il Codacons fa sapere che l’azienda tedesca “dovrà comparire davanti ai giudici il prossimo 11 febbraio”. Le accuse vanno dalla “responsabilità ex contractu, per violazione delle norme su correttezza e buonafede” all’inadempimento contrattuale, dalla diversità del bene venduto rispetto a quello voluto, fino al mancato rispetto delle norme sulla concorrenza. Inoltre, secondo l’associazione dei consumatori Volkswagen avrebbe anche la “responsabilità ex art. 2043 c.c. per violazione del diritto ad un ambiente salubre”.

Finiamo parlando delle mosse del governo italiano. Ieri mattina Riccardo Nencini, viceministro alle Infrastrutture non ha escluso che “l’Italia possa costituirsi parte civile quando saranno accertate la quantità e la qualità del danno”. Il Ministro Graziano Delrio ha aggiunto: “valuteremo tutte le azioni, se siamo stati ingannati o truffati è giusto che ci sia un riscontro o un risarcimento, ma le modalità sono da valutare”.