Volkswagen: lo scandalo si allarga

Lo scandalo delle auto truccate grazie all’utilizzo di specifici software capaci di aggirare le leggi anti-smog continua ad allargarsi. Ieri pomeriggio, l’a.d. del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn, ha annunciato le sue dimissioni e si è assunto tutte le responsabilità per l’accaduto, ribadendo però di non esserne venuto a conoscenza prima e che “il lavoro per chiarire la situazione deve continuare: è l’unico modo per riottenere la fiducia”. A seguito di questa mossa, secondo l’agenzia Bloomberg, l’ex CEO ha diritto a 28,6 milioni di euro di liquidazione, ma potrebbe ricevere alla fine una buonuscita ancora più cospicua.

I problemi per la casa di Wolfsburg non derivano solo dagli Stati Uniti, dove si contano circa mezzo milione di veicoli sospetti, ma potrebbero riguardare fino a 11 milioni di autovetture vendute in tutto il mondo a partire dal 2009. Questa mattina, Alexander Dobrindt, il ministro dei trasporti tedesco ha infatti annunciato che il colosso dell’automobile ha ammesso che le vetture truccate non sono solo i modelli venduti negli USA, ma anche quelli con motori diesel 1.6 e 2.0 venduti nel Vecchio Continente. Domani Volkswagen renderà noti i modelli incriminati: per ora si sa solo che sono quelli con motore diesel EA 189, montato ad esempio da Golf, Jetta, Passat, Maggiolone e Audi A3.

Italia, Francia e Corea del Sud hanno già fatto partire indagini interne per valutare l’entità del problema e dell’impatto sui rispettivi mercati; si attendono ora le mosse di altri Paesi. E ovviamente non ci si ferma alla casa tedesca. Cominciano infatti ad uscire diverse indiscrezioni di stampa. El Pais, per esempio, ha scritto che Seat, la casa spagnola del gruppo tedesco, ha venduto a partire dal 2009 più di mezzo milione di auto con motori truccati. AutoBild, invece, ha puntato il dito contro il Suv X3 della Bmw affermando come questo modello risulti fuori dai parametri delle emissioni (con valori 11 volte superiori a quelli dei test).

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