Volkswagen: indagine per evasione fiscale

Non solo Dieselgate. Sembra che i guai per il gruppo Volkswagen non vogliano proprio finire. Oltre alle accuse relative alle emissioni diesel truccate, infatti, è ora sotto inchiesta per evasione fiscale. La Procura della Repubblica di Braunschweig nella Bassa Sassonia ha aperto un’indagine in quanto sospetta un mancato versamento di pagamenti fiscali pari a diversi milioni di euro. Klaus Ziehe, il procuratore di Braunschweig, città nei pressi del quartier generale Vw a Wolfsburg, spiega: “al momento ci sono cinque indagati che provengono dall’ambito del gruppo Volkswagen”. Riportano la notizia il quotidiano Sueddeutsche Zeitung e le emittenti Ndr e Wdr.

Le accuse

L’indagine è partita sempre dalla manipolazione delle emissioni di CO2. Queste ultime, in Germania, sono un elemento fondamentale nel calcolo della tassa di circolazione. Si capisce quindi che, se le emissioni reali sono notevolmente più alte, esiste una forte divergenza fra quanto dovuto dai contribuenti e quanto invece effettivamente incassato dal fisco. Le agevolazioni fiscali, infatti, non sarebbero state accordate se fossero stati dichiarati i livelli reali di inquinamento. E questo punto è ormai acclarato: il Gruppo Volkswagen ha ammesso la produzione di 11 milioni di veicoli in tutto il mondo con motori diesel di piccole dimissioni che montavano un software capace di truccare i test. E non è tutto. L’indagine punta il dito anche contro le agevolazioni che il colosso tedesco dell’automotive ha ricevuto dallo Stato per produrre veicoli a basse emissioni. La casa di Wolfsburg ha in realtà incassato i contributi ma non ha provveduto agli investimenti relativi. Ora potrebbe essere costretta a restituire i fondi.

Dieselgate: da Audi e Porche nuove ammissioni

La notizia dell’apertura delle indagini arriva solo poche ore dopo che Audi, il marchio di alto profilo del gruppo Vw, ha ammesso che anche i motori diesel da 3 litri sono stati manipolati. Audi ha comunicato che sarà “oggetto di revisione il software installato sul V6 TDI 3.0, documentando in dettaglio la situazione per richiedere una nuova autorizzazione negli Stati Uniti“. Da quanto riferisce il Financial Times sarebbero altre 85 mila i veicoli coinvolti nello scandalo Dieselgate.
Questa nuova ammissione è giunta al termine di una consultazione con le autorità americane di protezione ambientale Epa e Carb. E non è l’unico aggiornamento: Porsche è, infatti, stata costretta a riconoscere che sono 13 mila i mezzi coinvolti nello scandalo emissioni, e non i 3 mila ammessi all’inizio. Il modello sotto inchiesta è il Suv Cayenne a causa della presenza nelle centraline elettroniche di un programma in grado di modificare le emissioni durante i testi di omologazione. Inizialmente solo i modelli diesel del Cayenne prodotti nel 2015 erano coinvolti nell’indagine ma ora le verifiche sono state estese a tutte le vetture prodotte a partire dal 2013. Ricordiamo che, a inizio novembre, Porsche aveva ordinato di interrompere la vendita di Cayenne diesel sul mercato statunitense.