Vodafone fa causa a Telecom: ecco i motivi della disputa

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È guerra aperta tra Vodafone e Telecom, i due colossi di riferimento nel mercato delle telecomunicazioni italiano. A “formalizzare” la disputa, l’apertura di una causa civile che Vodafone ha intentato contro Telecom, con una richiesta di risarcimento danni pari a un miliardo di euro, “figlia” dell’abuso di posizione dominante che il gruppo telefonico nazionale avrebbe agito tra il 2008 e il 2013.

In altri termini, Vodafone sostiene che Telecom avrebbe sfruttato la sua posizione privilegiata all’interno del mercato italiano per rallentare lo sviluppo della concorrenza nei mercati di rete fissa, per dei fatti che la società internazionale dichiara esser stati già accertati dall’Antitrust (che ha multato l’azienda guidata da Franco Bernabè per 104 milioni di euro).

La differenza è semmai relativa all’arco temporale e a una parte della natura delle contestazioni. L’Antitrust ha infatti multato Telecom per fatti relativi al 2009, al 2010 e al 2011: Vodafone punterebbe invece a contestare il comportamento della concorrente anche per il precedente 2008 e per i successivi 2012 e 2013. Stando a quanto precisato dalla società che ha dato il via alla causa civile, inoltre, l’inchiesta Antitrust riguardava pratiche limitate alla riduzione dei margini di profitto della concorrenza nel mercato business, mentre le accuse ora avanzate riguarderebbero anche il mercato residenziale.

Nella nota con la quale Vodafone ha ufficializzato la lite giudiziaria, si legge come “il mancato sviluppo della concorrenza nella rete fissa ha causato il forte ritardo dell’Italia nella banda larga, che oggi è agli ultimi posti in Europa per diffusione della banda larga fissa, e ha danneggiato i consumatori che non hanno potuto beneficiare dell’effetto della competizione sui prezzi né di servizi Internet avanzati“.

In maniera ancora più particolare, precisa ulteriormente Vodafone, la strategia di Telecom si sarebbe articolata mediante l’ostacolo sistematico dell’accesso di Vodafone all’infrastruttura di rete, impedendole di fatto di poter competere nell’offerta di servizi di telefonia fissa e di accesso ad internet, facendo pagare alla stessa Vodafone prezzi eccessivi e discriminatori per i servizi all’ingrosso di accesso alla rete e, infine, avvalendosi di pratiche commerciali volte al recupero dei clienti passati a Vodafone, con offerte mirate e selettive, e mediante l’illecito sfruttamento di informazioni in proprio possesso.

A supporto di tali gravi accuse, Vodafone indica degli episodi concreti. Per quanto concerne ad esempio la prima accusa – relativa all’accesso all’infrastruttura di rete – Vodafone afferma che Telecom (che è gestore della rete fissa nazionale e pertanto può o meno scegliere di attivare i servizi telefono e ADSL anche degli utenti di altri operatori) avrebbe rifiutato ben 5 milioni di attivazioni dei concorrenti per “specifiche scelte strutturali, organizzative e procedurali adottate da Telecom nella gestione del processo di provisioning.

Di tale aspetto si era già accorto l’Antitrust, che aveva rilevato numerosi “ko tecnici” in sede di attivazione di contratti di altri operatori, sospettando che il problema sia in realtà in grado di celare una pratica scorretta. “Per effetto dei ko opposti da Telecom Italia, la conquista ed il mantenimento dei nuovi clienti risulta significativamente più costoso per i concorrenti” – si legge infatti nella nota Antitrust – “Le condotte di Telecom, deteriorando la qualità delle procedure di accesso alla rete dedicate agli Olo (- operatori alternativi -) rispetto a quelle seguite dalle proprie divisioni interne sono suscettibili di incidere negativamente sulla reputazione dei concorrenti soprattutto con riguardo alla loro effettiva capacità di fornire in tempi certi un servizio effettivamente operativo. In considerazione dell’importanza che la reputazione dell’operatore riveste nelle scelte dei consumatori di servizi di telecomunicazioni, le condotte di Telecom sono dunque idonee a frenare significativamente la capacità degli Olo di espandere la propria posizione su mercato“.

Per quanto infine concerne le altre accuse, Vodafone punterà a dimostrare che Telecom per anni avrebbe applicato costi all’ingrosso più alti del lecito agli operatori che volevano usare la rete per offrire servizi agli utenti, e che molti dei propri utenti sarebbero stati convinti a ritornare a Telecom attraverso una pratica commerciale scorretta, basata “sullo sfruttamento illecito di informazioni in proprio possesso“.

La difesa di Telecom non si è ovviamente fatta attendere, e sul nostro sito ci rendiamo disponibili ad ospitare qualsiasi forma di riscontro. La compagnia italiana ha già fatto ricorso al Tar contro la multa Antitrust, dicendosi altresì convinta di poter dimostrare la correttezza dei propri operati, e lanciando una frecciata alla propria concorrente: “Vodafone, d’altra parte, non è nuova a iniziative di concorrenza attraverso cause legali” – afferma una nota Telecom – “Vale la pena di ricordare che una simile pretestuosa iniziativa avviata negli anni scorsi da Vodafone con richieste economiche roboanti (oltre 800 milioni di euro) nei confronti di Telecom Italia, si è poi definita con un nulla di fatto e nessun esborso per la società“.