Vini italiani: crescono i fatturati, volano le quotazioni

Vinitaly, il tradizionale Salone internazionale del vino e dei distillati giunto quest’anno alla 50esima edizione, si apre sotto i migliori auspici. Il mercato del vini italiani, interno ed estero, sta conoscendo un vero e proprio boom in termini di diffusione e di fatturato, e anche la produzione non è mai stato così fiorente, con la vendemmia 2015 che ha determinato un nuovo sorpasso ai danni della Francia e la riconquista del primato mondiale.

A confermarlo è un’indagine di Mediobanca basata su 136 principali società italiane operanti nel settore vinicolo che nel 2014 hanno fatturato più di 25 milioni di euro attraverso la vendita prevalente di vino. Società che per quasi un terzo sono cooperative e che per la quasi totalità sono ancora sotto il controllo italiano, sebbene l’interesse dei capitali esteri e in particolare cinesi diventi sempre più invasivo.

Ad essere richiesti non sono soltanto i vini italiani famosi e di fascia alta (doc e docg), ma anche quelli destinati alla grande distribuzione, dove finiscono quattro bottiglie prodotte su dieci. Sebbene la produzione di vini italiani per regione vada bene pressoché ovunque, le società venete primeggiano per la loro redditività, mentre quelle toscane ben figurano sotto gli aspetti della solidità patrimoniale, dell’efficienza produttiva nelle vigne e della vocazione all’export. Una crescita, quella dei vini italiani, lenta ma inesorabile, che non accenna a fermarsi almeno per il prossimo futuro: per il 2016 quasi nessuno tra i produttori, appena 8 su 100, si aspetta di diminuire le vendite.

Vini italiani, l’investimento con la rendita garantita

wine-1237328Gli esiti dell’indagine di Mediobanca sono estremamente positivi sotto ogni aspetto. Il fatturato delle società prese in esame nel 2015 è aumentato del 4,8% rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto al continuo trend di crescita delle esportazioni, che sono aumentate quasi del 50% rispetto ai livelli del 2010, ma anche alla buona prova del fatturato domestico (+18,7 nello stesso periodo). A spingere il settore sono in particolare gli spumanti, che nel 2015 hanno fatto registrare un fatturato scoppiettante (+10%).
Il settore vitivinicolo, grazie a una redditività superiore a qualsiasi altro settore finanziario, sta diventando un catalizzatore degli investimenti, che secondo lo studio di Mediobanca nel 2015 sono cresciuti di quasi 18 punti percentuali, con importanti risvolti anche dal punto di vista occupazionale (+2,4 % di occupati in un anno per il settore dei vini nel complesso, +3,2% per gli spumanti).
Due le società vinicole italiane che nel 2015 hanno fatto il loro ingresso in Borsa, IWB-Italian Wine Brands e Masi Agricola, nel tentativo di agganciare i sorprendenti indici dei titoli del settore vinicolo (quasi +200% da inizio 2009, +450% da inizio 2001).

L’export di vini italiani inebria il mondo

Investire nei vini italiani conviene. Credits: Simon Cook, flickrL’export del vino italiano cresce in tutto il mondo tranne, un po’ a sorpresa, nel continente asiatico. In Cina, dove si sta assistendo a un boom dei consumi (più che raddoppiati negli ultimi cinque anni), fino al momento i vini italiani non hanno sfondato, accaparrandosi soltanto una fetta minima del grande mercato in apertura (+15%) e concedendo ai vini d’oltralpe di giocare la parte del leone (+60%). Nel complesso, in Asia le vendite di vini italiani, complice anche il subbuglio geopolitico, sono diminuite del 10%, arrivando a una quota inferiore al 4% del totale delle esportazioni italiane.
Molto migliori le vendite negli altri continenti e in particolare nelle Americhe, dove matura oltre il 35% del fatturato dei vini italiani con una crescita marcata sia in Nord America (+13,3% rispetto al 2014) sia in Sud America (+18,3%). Lo sbocco principale dei vini italiani rimane l’Europa, che assorbe oltre la metà del nostro export, anche se nel Vecchio Continente i margini di crescita sono ormai risicati (+3,7%).

Fonte: Indagine annuale sulle società italiane ed estere del settore vinicolo (aprile 2016), Ufficio Studi Mediobanca.