Vini contraffatti: Coldiretti, nel 2015 in Italia +150% di frodi

Al Vinitaly 2016 di Verona, Coldiretti alza il velo sul fenomeno dei vini italiani contraffatti. Nel corso del 2015, tra frodi in Italia e vino-pirateria nel mondo, le adulterazioni e le falsificazioni dei vini italiani sono più che raddoppiate, raggiungendo il picco record di +150% rispetto all’anno precedente.Vini contraffatti
I carabinieri dei Nas hanno sequestrato vini e alcolici per un valore di ben oltre 40 milioni di euro, per frodi che principalmente interessano vini sofisticati in modo da abbatterne i costi. A pagarne le conseguenze, anche in termine di salute, sono spesso i consumatori meno abbienti, alla ricerca di prodotti di supposta qualità con poca spesa.
All’estero, invece, le contraffazioni e le imitazioni interessano soprattutto i nostri vini più prestigiosi, con un danno economico diretto nei confronti dell’export di vino italiano nel mondo, in crescita del 5% solo nell’ultimo anno, ed uno indiretto che investe l’immagine del Made in Italy nel complesso.
I vini contraffatti stanno trovando nuovi spazi di diffusione, denuncia Coldiretti, attraverso i servizi di e-commerce on line. In questo ambito può essere importante un aumento dei controlli e una maggiore collaborazione da parte degli operatori del settore, e l’incontro tra Matteo Renzi e Jack Ma di alibaba.com al Vinitaly 2016 potrebbe avere importanti risvolti anche in questo ambito.

Vini contraffatti italiani. Credits: Coldiretti.itVini contraffatti: la cantina degli orrori

Dal dossier sulla “vino-pirateria” del vino italiano nel mondo presentato a Vinitaly 2016 emerge che il più ambito dai pirati è il vino di qualità, e che l’appetito dei truffatori aumenta mano a mano che si allarga il mercato.
Nell’ultimo anno nei cinque continenti sono stati scoperte falsificazioni di etichette di vini italiani che nel complesso, stima Coldiretti, causano all’export di vini italiani nel mondo una perdita secca di oltre un miliardo di euro.
Forse non tutti sanno che esiste un Barbera bianco, in commercio in Romania, e che le uve del Chianti ora crescono anche sulle colline degli Stati Uniti. Il Bordolino, cugino del veronese Bardolino DOC, viene prodotto in Argentina, ed esiste anche bianco.
Tutti clamorosi falsi che possono forse fare sorridere i consumatori italiani, ma che rischiano di trarre in inganno quelli all’estero, in particolare dei Paesi emergenti da poco iniziati alla cultura del vino, facendoli desistere dal coltivare questa passione.
Il vino italiano più contraffatto pare essere il Prosecco, punta di diamante delle esportazioni italiane che nel 2015 ha venduto nel mondo 275 milioni di bottiglie, tra DOC (237 milioni) e DOCG (da Conegliano, Valdobbiadene, Asolo e Cartizze 38 milioni di bottiglie). Nei supermercati tedeschi, tuttavia, si possono anche trovare il Consecco, il Crisecco e tante altre etichette simili.

Wine-kit, il non-vino fai da te

wine kit. Credits: atl10trader, flickrIl problema dei vini contraffatti non è soltanto relativo all’utilizzo indebito delle denominazioni dei vini italiani, ma anche un problema di salute per chi lo consuma, visto che in alcuni casi nelle bottiglie falsificate non c’è alcuna traccia di uva.
È il caso delle miracolose polveri dei wine-kit che si riescono a trovare nel commercio online e che promettono di riuscire a produrre con la semplice aggiunta di acqua un corposo Barolo o un profumato Gewurztraminer nel giro di pochi giorni.
Molti wine-kit, denuncia il dossier sulla vino-pirateria di Coldiretti, arrivano dal Canada che pur ha firmato di recente con l’Unione Europea un trattato, l’Accordo economico commerciale globale (CETA), che riconosce 145 alimenti con Indicazione Geografica e dovrebbe mettere queste soluzioni fai da te fuori legge.
In gioco non ci sono soltanto i rischi per la salute di chi decide di bere gli intrugli – non chiamiamolo vino – prodotti con i wine-kit, ma anche la credibilità e la tenuta del Made in Italy del vino che, con 332 Doc, 118 Igt e 73 Docg, vanta il primato europeo per quantità di vini con indicazione geografica: in pratica una bottiglia prodotta su tre. Link: Dossier “Frodi in Italia e vinopirateria nel mondo nel 2015” di Coldiretti

  • Mirko

    Purtroppo questi dati sono preoccupanti e bisogna correre subito al riparo con sistemi e metodi che offrano garanzia di autenticità e che risultino trasparenti al consumatore che verifica in prima persona l’autenticità della singola bottiglia di vino e non continuare ad utilizzare loghi, immagini che seppur utili ai fini del riconoscimento in Italia, sono identicamente facili ai falsificatori, specialmente all’estero, dove l’utente è ignaro di tanti aspetti.
    Uno di questi metodi validi per combattere la contraffazione del vino è Vino Italiano Certificato, un sistema semplice, ma efficace perchè garantisce ogni singola bottiglia e soprattutto non può essere replicato.
    Il consumatore verifica con un click se la bottiglia è originale o meno ed è sicuro di bere ciò che ha acquistato e che arriva direttamente dalla cantina produttrice, nonostante tutti i passaggi intermedi di vendita.
    Maggiori informazioni su http://www.vinoitalianocertificato.it