La via della Democrazia

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Se dovessimo dare un giudizio all’attuale sistema politico italiano dovremmo convenire, dopo aver valutato analiticamente le varie componenti nel loro percorso storico, che esiste un fattore comune a tutti i movimenti ideologici (liberale, socialista, laico, cattolico) che ne inibisce la crescita.

Cioè a dire che tutti i movimenti trovano un ostacolo a che si possa portare avanti un proprio processo di crescita. Sembrerebbe che oltre un certo livello non sia possibile consentire di espandersi ulteriormente.

Del resto esiste una analogia con il sistema imprese allorquando constatiamo che esso è formato da tante piccole imprese anziché poche medio / grandi imprese.

Nel campo delle attività economiche l’aver costituito un sistema di piccole imprese a molti è sembrato un vantaggio, di cui se ne elogiano le peculiarità in positivo, ma se vogliamo spaziare l’osservazione oltre certi limiti potremo convenire che il possedere tante piccole imprese non facilita di certo la competitività futura nei mercati internazionali.

Se non si attiva il processo di fusione dei piccoli sistemi economici in forme di maggiore consistenza dimensionale la conseguenza è l’alta mortalità alla quale non si contrappone una crescente natalità. Per cui non dovremmo meravigliarci che poi il fattore disoccupazione è in crescita.

Osservando l’universo politico constatiamo che esso è come l’universo economico cosparso da una moltitudine di piccoli movimenti (anche in quelli con più consistente dimensione si verifica una eterogeneità ideologica tale da apparire solo come gruppo fortemente collegato).

Ad essi è mancato l’attivazione del processo di omogeneizzazione il quale avrebbe fuso le diverse posizioni rendono uniforme tutta l’area di influenza.

A mio avviso ciò nasce dal fatto che i fattori di sviluppo della democrazia vengono intesi secondo processi che non sono in linea con quelli che potremo chiamare “naturali”.

In sostanza si prediligono forme di agglomerazione di singoli blocchi senza che avvenga la naturale fusione ideologica.

Diamo un semplice esempio del processo di agglomerazione:

Fase 1

A B C D E F

Fase 2

ABC + D + E + F

Fase 3

ABC + DE + F

Fase 4

ABC + DEF

– Nella fase 1 si hanno sei posizioni di stati ideologici. Ognuno con una propria identità.

– Nella fase 2 tre movimenti si raggruppano in uno solo tenuti da un forte collegamento.

– Nella fase 3 altri 2 movimenti si raggruppano collegandosi tra di loro ed avvicinandosi al primo gruppo.

– Nella fase 4 l’ultimo movimento si raggruppa con il secondo.

– Le identità dei singoli movimenti rimangono inalterate come nella fase 1.

Il collegamento è avvenuto in quanto è stato possibile programmare un obbiettivo di massima non potendovi certamente elaborare obbiettivi più specifici e dettagliati in quanto non esiste una marcata diversità di posizioni ideologiche.

La posizione ideologica detta la politica specifica e dettagliata di governo delle società onde indirizzarla verso obbiettivi che più si attagliano alle aspettative dei componenti della stessa società per l’ottenimento di risultati ottimali di benessere.

L’errore sta appunto nel non sapere o non volere che la conquista della democrazia passa attraverso il processo di omogeneizzazione delle diverse posizioni ideologiche.

In questo modo si potrà ottenere il risultato di constatare nel tempo una fusione vera e propria delle varie identità, a tutto vantaggio del sistema politico il quale potrà poggiare le basi su un bipolarismo perfetto.

Diamo allora un semplice esempio di processo di omogeneizzazione dei movimenti:

Fase 1

A B C D E F

Fase 2

A+B+C=X + D+E+F

Fase 3

A+B+C=X D+E+F=Z

Fase 4

X+Z=W

Procedendo come si è illustrato nell’esempio precedente avremo risolto il fattore di crescita del movimento.

Il movimento potrà alimentarsi e crescere fino al raggiungere livelli ottimali di consistenza.

Attraverso il processo di fusione dei singoli sistemi, quello che emerge sarà in grado di sostenersi stabilmente potendo fare affidamento sull’acquisita interazione delle diverse componenti piuttosto che sulla somma delle diverse proprietà di ciascuna di esse.

Considerato che le diverse componenti diventano strutture di sub sistemi inglobati in uno più grande dove è massima la interazione al suo interno.

Purtroppo i fatti dimostrano che ancora non si è attivato alcun processo che possa invertire la attuale tendenza al semplice collegamento di agglomerati ideologici.

La recente riforma elettorale avendo introdotto la proporzionale ha reso più difficile il processo di omogeneizzazione del sistema politico ciò provocando la proliferazione dei movimenti in numero talmente consistente che il semplice collegamento non garantisce una forma di governo omogenea per il Paese.

Come nell’universo economico l’eccessiva frantumazione delle imprese provoca una minore competitività nei mercati cosi la frantumazione dei movimenti ideologici provoca una minore efficienza dell’intero sistema politico. E’ preferibile allora una partenza dalla periferia del sistema dove si possa innescare il rinnovamento per l’adozione di forme nuove di azione politica.

Da quella periferica dove sono radicate le reali situazioni dei ceti onde evitare che si operi su supposizioni o per medie le quali distorcono spesso la stessa azione disperdendone l’efficacia.