Vertice OPEC, nubi fosche sul petrolio

A Vienna si incontrano oggi i membri OPEC, con la Russia convitato di pietra. Le prospettive per il petrolio e le sue quotazioni non sono rosee, anche per il clima di rinnovamento ai tavoli Cop21 di Parigi.

Regna l’immobilismo a Vienna. Il vertice OPEC in programma oggi non lascia nutrire grandi aspettative circa un cambio di strategia dei principali Paesi esportatori di petrolio. L’estrazione complessiva di greggio è ben superiore alla domanda globale, con la conseguenza che il prezzo al barile continua a scendere: il Wti americano è ormai poco sopra i 41 dollari mentre il Brent, intorno a 43,80 dollari, ha valori vicini ai minimi storici. Negli ultimi 18 mesi, le quotazioni dell’oro nero sono crollate di oltre il 60 per cento.
Già l’anno scorso la ventilata ipotesi di tagliare la produzione, per fare risalire le quotazioni e dare fiato alle economie dei Paesi più legati al greggio come il Venezuela e l’Algeria, era naufragata per l’opposizione di un’Arabia Saudita tutta presa a difendere le quote di mercato proprie e degli alleati nel Golfo Persico. Anche al vertice di Vienna le pressioni promettono di cadere nel vuoto, provocando uno stallo con prospettive incerte sia per chi produce sia per chi investe nell’oro nero, nonostante le promesse di rialzo della domanda ventilate dai Sauditi.

Quotazioni petrolio, in vista ulteriori ribassi

I fattori che fanno dubitare di un prossimo cambio di strategia dell’OPEC e che frenano ogni possibile rilancio del mercato petrolifero sono molteplici, sia di natura endogena che esogena. Da una parte vi è la sovra produzione dei Paesi che non aderiscono al cartello, in particolare la Russia che a novembre ha fatto registrare il proprio record di barili estratti (10,78 milioni al giorno).
Proprio la Russia, sarà il grande assente a Vienna. Pur non facendo parte dell’Organizzazione dei
Paesi esportatori di petrolio, in passato aveva di sovente inviato propri rappresentanti alle riunioni. Le tensioni con l’Arabia Saudita circa la lotta al terrorismo dello Stato Islamico ha fatto tramontare questo spirito collaborativo, e con esso ogni possibilità di accordo per rimediare all’eccesso di offerta globale.
Un altro fattore che non fa credere in un prossimo rilancio delle quotazioni del petrolio è quanto sta emergendo dai tavoli della conferenza sul clima Cop21 in atto a Parigi. Le voci che si levano dall’opinione pubblica per un graduale superamento dell’economia del petrolio sono sempre più pressanti, e raggiungono ormai anche le orecchie degli investitori, in particolare quelli istituzionali, sempre più propensi a scommettere sul futuro delle energie pulite e in fuga dai combustibili fossili più “sporchi”. Se i negoziati di Parigi dovessero avere successo, questa tendenza potrebbe allargarsi e diffondersi provocando ulteriori ribassi e segnando il definitivo declino del mercato petrolifero.