The Economist rivela: la vera crisi dell’Europa non è quella del Debito Pubblico

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L’Economist si cimenta spesso in analisi singolari, che spiazzano e che poco si allineano al mainstream del giornalismo economico. La sua ultima inchiesta non è da meno. Secondo i giornalisti della famosa testata americana, infatti, la crisi del debito pubblico che attanaglia molti paesi dell’Eurozona è solo lo specchietto delle allodole di un’altra crisi, ben più grave ma fino a questo punto abbastanza ignorata dai più. Una crisi che sottintende quella dei debiti sovrani e che, in un certo senso, ne è la causa. E’ la crisi del debito privato.

L’articolo rivelatore ha come titolo “Europe’s other debt crisis” ed è stato pubblicato anche nella versione online del giornale. Il passaggio che sintetizza il vero problema del Vecchio Continente è il seguente: “Da sempre si dice che l’Europa stia vivendo una crisi del debito, infatti la crisi c’è stata. Ma le origini del disastro dell’Euro non stanno tanto nello spreco dei governi quanto nell’eccesso di prestito ai privati”.

Quello che coinvolge l’Europa è un effetto domino. In passato le banche europee hanno concesso prestiti ai privati in modo troppo generoso, le aziende si sono indebitate più delle loro reali possibilità, spendono tutto quello che guadagnano nel pagamento degli interessi, non riescono a investire e a far muovere l’economia; questa peggiore, e essenzialmente un decremento del reddito imponibile, le entrate diminuiscono, aumenta il deficit e, di conseguenza, anche il debito pubblico. Insomma, tutto parte dal debito dei privati. La questione, generalmente, coinvolge anche le famiglie che a causa del carico debitorio e dell’aumento della pressione fiscale (voluto dai fautori dell’austerity) consumano sempre meno.

Ovviamente, la situazione del debito privato affligge in modo diverso i vari paesi dell’Europa. L’Italia, miracolosamente, non fa poi una cattivissima figura. E’ la più virtuosa tra le meno virtuose. Il dato si riferisce al debito detenuto dalle imprese private rispetto al debito privato totale: in Spagna esso incide per il 50%, in Portogallo per il 40% e in Italia per il 30%.

Il quadro, rileva l’Economist, è in peggioramento. La causa è di alcune scelte politiche che, a quanto pare, troveranno seguito anche per i prossimo anni ma, soprattutto, di alcune caratteristiche strutturali. Il fattore negativo, anche in questo caso, è l’austerity: come accennato sopra, se le famiglie sono vessate dalle tasse non possono rimettere i propri debiti. Un altro fattore pericoloso riguarda il sistema burocratico e normativo: l’Europa è meno funzionale alla ristrutturazione (una delle tante exit strategy in caso di debito insolvibile) rispetto al sistema americano. Infine, desta preoccupazione lo stato delle banche: quelle poco solide, che sono molte, hanno in pancia molti titoli di aziende che non possono più pagare nemmeno gli interessi; allo stesso tempo, però, non posso permettersi di “mollare la presa” perché il rischio crollo non è mai troppo lontano.

Su quest’ultimo punto, all’Euro Tower qualcosa sembra si stia muovendo. Dal 2014 partirà il monitoraggio di una grande parte degli istituti europei ad opera della Bce. Lo scopo è individuare “i cattivi”, separare i “cattivi senza speranza” (quindi da eliminare) dai “cattivi con qualche speranza”, che necessitano semplicemente di una ricapitalizzazione. Il tutto, ovviamente, si basa sulla redazione di un modello comportamentale che tutti gli istituti, dal prossimo anno in poi, saranno tenuti a seguire.