Uscire dall’Euro, apocalisse o opportunità?

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Grillo parla di uscire dall’euro, il Fronte Nazionale (partito estremista francese) parla di uscire dall’euro, Alba Dorata (partito greco) idem. Persino alcune personalità tedesche chiedono di porre la parole fine all’esperienza della moneta unica. E’ uno scenario percorribile?

Enrico Marro de Il Sole 24 ha riportato l’opinione della maggior parte degli economisti ed è giunta alla conclusione che l’esplosione dell’euro causerebbe una catastrofe. Una catastrofe per i paesi più deboli, le cui monete nazionali subirebbero una drastica svalutazione e un’impennata dell’inflazione epocale. Una catastrofe per i paesi più forti, quelli che detengono il debito “degli altri” e che vedrebbero perso il proprio credito: se la nuova lira valesse un terzo dell’attuale corrispettivo in euro, il valore del debito salirebbe a dismisura e non potrebbe essere, per questo motivo, pagato. In buona sostanza, crollerebbe l’Italia, la Grecia, la Spagna e, grazie a un effetto domino devastante, anche Francia, Germania, Olanda e così via.

Certo è che questa Europa a due velocità non piace a nessuno, nemmeno alle economie più forti. Le sofferenze della Grecia, le richieste italiane di condivisione del debito, sono considerate alla strenua di un fardello da Germania e co. Va bene, la fine dell’euro e il ritorno alle valute nazionali rappresentano un sentiero non praticabile, ma ciò non toglie che possano esistere alternative meno pericolose. Una di queste, avanzata da una ristretta cerchia di economisti e riportata ne Il Sole 24 Ore, immagina la creazione di un euro B o di un euro 2, che dir si voglia. Immagina la nascita di una seconda moneta unica da assegnare alle economie più deboli, quelle del Mediterraneo europeo (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta). Questo permetterebbe di preservare le strutture dell’Unione Europea e di procedere a una svalutazione controllata, causa e soprattutto competitiva. Una svalutazione, si presuppone, dell’ordine del 5-10%. In tal modo le economie in sofferenza potrebbero rinascere sotto la spinta delle esportazioni.

Tale opzione consta di due ostacoli da superare. Innanzitutto, ci sarebbero problemi di tipo organizzativo: le procedure sarebbero complesse e non si potrebbe prescindere da un massiccio intervento della Banca Centrale Europea. In secondo luogo, una rinata competitività internazionale di alcuni paesi potrebbe essere avversata dalla Germania che proprio sull’export basa le sue fortune economiche. Insomma, l’Europa avrebbe vantaggia, la Germania pure, ma troverebbe nuovi competitor.

Matteo Paganini, chief analyst di FXCM, avverte però la svalutazione, attuabile grazie all’introduzione dell’euro 2, porterebbe a delle sofferenze sul fronte del debito: “dal punto di vista interno ci si troverebbe in una situazione di difficoltà nell’andare a ricomprare il debito (che verrà espresso nella valuta nuova di riferimento), a meno che lo statuto della nuova Banca Centrale preveda di sostenere la crescita, tramite stampa di moneta per sostenere politiche di riacquisto del debito per remissioni a tassi più convenienti (questa volta un tasso comune per evitare ulteriori distorsioni, inutile dirlo) per i diversi appartenenti al sistema”.