Uscire dalla Crisi, un nuovo New Deal?

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Le ricette fin qui utilizzate non hanno funzionato. Anzi, hanno aggravato la situazione. L’austerity ha contribuito ad aumentare la disoccupazione, ha zavorrato la crescita, ha gettato nella disperazione migliaia di famiglie e imprese.

Una soluzione, forse, c’è ed è a portata di mano. Uno strumento che si dimostrò efficace per l’altra grande crisi della storia, la Grande Depressione del 1929. Questo strumento è il New Deal: programma economico di Roosevelt i cui principi possono essere richiamati ancora oggi.

Potrebbe funzionare. La crisi del 1929 e quella attuale, infatti, sono incredibilmente simili. Entrambi sono state causate da distorsioni finanziarie: la prima dall’assetto sregolato delle banche (che offrivano credito senza garanzie), la seconda dalla bolla dei mutui subprime.

Entrambe sono scoppiate negli Stati Uniti e si sono propagate in Europa, provocando reazioni specifiche da paese a paese.

Entrambe furono seguite dal crollo del settore edilizio.

Entrambe, infine, posero in essere elevatissimi livelli di disoccupazione.

In che cosa consisteva il New Deal? Di seguito, una lista dei provvedimenti adottati al tempo e le possibili trasposizioni nell’Europa di oggi.

Emergency Bank Act. Introdusse un istituto per verificare lo stato di salute delle banche e assoggettarle al potere federale. Un buon principio, utilizzabile oggi per la realizzazione dell’unione bancaria europea.

Sospensione del Gold Standard. All’epoca servì per liberare il dollaro dall’ancoraggio all’oro e per permettere che si svalutasse a fini competitivi. Il concetto è valevole ancora oggi, e si tradurrebbe in una immissione di liquidità tale da giustificare una svalutazione competitiva. Obiettivo? Rilanciare l’export.

Tennessee Valley Authority. Questa agenzia ebbe lo scopo di realizzare e organizzare una grande numero di opere pubbliche (ponti, strade) per impiegare lavoratori inattivi e per abbassare il tasso di disoccupazione. Un provvedimento simile andrebbe bene ancora oggi, anche perché, oltre a mettere a lavoro la manodopera, offrirebbe possibilità di rinascita anche per tante imprese di costruzione.

Social Security Act. Semplicemente, un sistema di welfare (che negli Usa mancava). Lo stesso spirito potrebbe essere “invocato” per interrompere lo smantellamento dello stato sociale che, in Italia come in tanti altri paesi, prosegue a marce forzate, il tutto in nome della stabilità finanziaria.

Altri provvedimenti, come l’National Industrial Recovery Act e l’Agricultural Adjustment Act sono “Intraducibili” per la situazione attuale, in quanto funzionali alla risoluzione di un problema che interessava la crisi del ‘29 e non quella attuale: l’eccesso di produzione.

Esistono però alcuni ostacoli alla realizzazione di questi provvedimenti che negli Stati Uniti del 1929 risultavano assenti. L’Unione Europea è vincolata dai trattati e da precise regole che spuntano le armi della Bce. Una di queste, è l’impossibilità di utilizzare il Quantitative Easing, nome tecnico per indicare l’atto di “stampare moneta”. Un’altra regola assai invalidante è il divieto di produrre deficit oltre il 3% del Pil. In particolare quest’ultimo elemento non permette l’adozione di investimenti finalizzati all’aumento dell’occupazione.

C’è, infine, uno scoglio politico non indifferente: la Germania. I tedeschi sono contrari a tutte quelle politiche economiche espansive che produrrebbero, anche solo potenzialmente, effetti negativi sui risparmi dei loro contribuenti. Il veto agli eurobond e persino all’acquisto di titoli di debito sul mercato secondario da parte della Bce, la dice lunga.

Foto originale by buyalex

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