Uscire dalla Crisi Economica: le possibili nuove armi di Mario Draghi

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La crisi morde, e morde più del previsto. Soprattutto, più a lungo. Se ne stanno accorgendo anche ai piani alti, dove l’élite europee erano impegnati ad ammirare la luce in fondo al tunnel piuttosto che fare di tutto affinché quella luce si avvicinasse.

Mario Draghi, presidente della Bce, è tra i più consapevoli. L’ex direttore di Bankitalia può essere tacciato di immobilismo, di essere a favore delle banche e non dei cittadini, ma sicuramente non si può affermare che non sappia quali siano i problemi.

In Europa, il problema è sostanzialmente di liquidità. Gli Stati non hanno denaro da investire in misure che creino crescita e, anzi, sono (o sono state) a un passo dalla crisi del debito sovrano che, in verità, è anch’essa una crisi di liquidità.

La situazione attuale è che i paesi del nord Europa sono “pieni di liquidi” (Germania, Austria, Olanda) mentre il resto è alla canna del gas. Niente che non fosse prevedibile. Una delle certezze che valgono oggi ma che erano predicibili anche ieri è la seguente: quando un’area geografica pesantemente eterogenea (come è l’Europa) si dota di una moneta comune, i paesi forti diventano creditori dei paesi deboli. Sicché i ricchi hanno sempre più soldi e i poveri hanno sempre più debiti.

C’è un Europa da rimettere in piedi, da riequilibrare.

Per farlo, Draghi ha deciso – almeno in potenza – di utilizzare alcune misure non convenzionali. A dire il vero per ora lo ha solo minacciato, ma tant’è: è un passo in avanti. Ma quali sono le ricette da extrema-ratio pensate da Draghi? Ecco alcune tra le più probabili.

Tassi negativi

Il “sotto zero” interesserebbe i tassi dei depositi, ossia quelli che si riferiscono alla liquidità che la banche commerciali “parcheggiano” dalla Bce. In genere il tasso dovrebbe essere positivo, cioè le banche dovrebbero guadagnarci.

Draghi sta pensando di capovolgere, almeno da questo punto di vista, i rapporti di forza. Imponendo un tasso negativo, infatti, alle banche converrebbe di più prestare soldi a famiglie e imprese, e questo immetterebbe liquidità nel mercato.

Quantitative Easing

La ricetta all’americana. Una ricetta “pronta e servita”, in quanto sostanzierebbe la via più facile per uscire dalla crisi. Ha però delle contro-indicazioni. In primo luogo, la politica: la Germania e le altre sorelle del nord non vogliono nemmeno sentire parlare di QE. Teoricamente, infatti, questo strumento porta inflazione, comunque una manna in un panorama deflazionistico (se moderata), e Merkel e co. temono l’aumento dei prezzi perché eroderebbe il valore dei fondi di investimento delle pensioni tedesche.

Ulteriore taglio al tasso di riferimento. Attualmente è al valore più basso di sempre: 0,25%. Teoricamente, dovrebbe essere sufficiente. In verità non lo è, perché il credit crunch è ancora al suo posto. Forse ci sono ostacoli strutturali che non dipendono dall’entità dei tassi. Se così fosse, un ulteriore taglio sarebbe comunque inutile.

Un nuovo LTRO

Misura poco convenzionale anch’essa, sebbene già tentata. Tentata e fallita: con il miliardo di euro “regalato” da Draghi, le banche hanno ricapitalizzato o hanno speculato sui titoli di Stato. Sicuramente non hanno prestato a famiglie e imprese.

Insomma, Draghi ha le mani legate. Una parte degli strumenti incontrerebbe il veto della Germania, l’altra sarebbe probabilmente inutile.

Foto originale by Eugene Regis