USA: tassi di interesse allo 0,5%

Il grande giorno è arrivato e la Federal Reserve alla fine ha deciso. Come ampiamente previsto, ieri, durante la riunione di politica monetaria del FOMC, la Banca Centrale a stelle e strisce ha deciso di portare i tassi di interesse allo 0,5%. Si tratta del primo rialzo dal giugno 2006.

La decisione della FED

La politica dei tassi zero era stata inaugurata da Ben Bernanke il 16 dicembre 2008 ed esattamente sette anni dopo è stata Janet Yellen, colei che gli è succeduta alla guida della FED, ad annunciare questa piccola rivoluzione che mette fine ad un periodo “straordinario” durante il quale il denaro a costi bassi ha favorito la ripresa dell’occupazione USA.
La presidente della banca centrale americana ha commentato la decisione parlando di tempi e metodi. A coloro che le hanno rimproverato il ritardo della scelta ha risposto “ci siamo mossi solo adesso perché sono maturate le condizioni positive sul fronte dell’occupazione e dell’inflazione”. Per quanto riguarda il prossimo futuro, Yellen ha ribadito che la politica della FED rimarrà accomodante e che i futuri aumenti verranno fatti in maniera molto graduale: “guarderemo quello che accadrà nei prossimi mesi prima di apportare aumenti graduali a mano a mano che i dati lo consentiranno”. L’obiettivo resta, infatti, quello di arrivare entro dodici mesi, dall’attuale mezzo punto percentuale al 2 per cento.
Per vedere positive ripercussioni sull’economia reale ci vorrà del tempo e bisognerà vedere come verrà gestita l’enorme liquidità accumulata in questi anni di espansione monetaria.

Gli USA vendono il petrolio

Il rialzo del costo del denaro non è stata l’unica presa di posizione importante assunta ieri negli Stati Uniti. A Washington è stato, infatti, raggiunto l’accordo che prevede, dopo quarant’anni, l’abolizione del divieto di esportazione del greggio USA. Si tratta di una decisione epocale, resa possibile dal boom dello shale oil, che ha restituito agli Stati Uniti l’indipendenza energetica e una posizione di forza negli equilibri geopolitici globali. Il prezzo del greggio ha immediatamente risentito di questa svolta e ha ripreso a scendere. Proprio durante la conferenza stampa di Janet Yellen, le quotazioni petrolifere hanno, infatti, fatto registrare un nuovo minimo: 35,7 dollari al barile il Wti, il petrolio USA, ai minimi da dieci anni.
La presidente della Fed non ha, quindi, potuto evitare di parlare dell’argomento. Il crollo dei prezzi, secondo le sue parole, non comprometterà la ripresa dell’inflazione al 2 per cento, perché nel contempo aumenterà l’occupazione: “confesso che sono rimasta sorpresa di fronte al tracollo dei prezzi del greggio ma credo si tratti di un fenomeno transitorio prima che si raggiunga un nuovo prezzo. Se il petrolio e il dollaro non si stabilizzeranno, si dovranno prendere decisioni appropriate. Ma non credo sia necessario”.