Unione Bancaria: la Germania si mette di traverso

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Ormai è risaputa la tendenza della Germania a porre veti su qualsiasi provvedimento che possa favorire una più compiuta integrazione europea. L’ultimo “no” è giunto in occasione della discussione circa l’Unione Bancaria. Il risultato è che la Bce e il paese della Merkel sono ora ai ferri corti, almeno da questo punto di vista.

Ufficialmente, le posizioni prevedono una identità di vedute circa la necessità di procedere con l’Unione Bancaria. Il problema è il “come”. Le richieste della Germania, però, danno l’impressione di essere una scusa per ritardare il più possibile l’adozione di questo importante sistema di supervisione centrale.

Cosa vuole la Bce e cosa chiede la Germania? Mario Draghi, in estrema sintesi, vuole un’Unione Bancaria che si fonda su una sorta di Autorità Garante indipendente, che non faccia capo a nessun paese in particolare, in grado di esercitare i suoi “poteri”, che sono di monitoraggio e parzialmente di controllo, su tutte le banche dell’Unione Europea. La Germania, che in questi giorni sta facendo la voce grossa con Schauble, ministro delle Finanze del Governo Merkel, reputa questa proposta ingiusta. Le riserve riguardano proprio “l’indipendenza”. L’autorità non deve essere un organismo a sé stante, bensì un network di autorità nazionali. Ovviamente, questa seconda ipotesi, rispecchierebbe a pieno gli equilibri di potere europei e perpetrerebbe quello status quo che tanto piace a Berlino. Secondo gli uomini della Merkel, inoltre, sono gli stessi trattati a impedire la realizzazione di un organo indipendente – interpretazione rigettata dalla Bce – e quindi tutto ciò andrebbe a discapito dello spirito dell’Europa.

La verità, però, è che la Germania non vede affatto di buon l’occhio l’idea di Draghi perché permetterebbe agli “Stati canaglia” dell’Ue di ricoprire un ruolo importante nella gestione dell’organismo di supervisione.

Apparentemente, le posizioni sono inconciliabili. I tedeschi hanno già dimostrato in passato di essere un osso duro quando ci sono in gioco gli interessi particolari della Germania. D’altronde, ci sarà un motivo se sono naufragati uno dopo l’altro tutte le proposte di condivisione dei rischi e dei poteri in Europa (vedi eurobond).

Tra i due litiganti, in questo caso, nessuno gode ma, anzi, c’è qualcuno che cerca di fare da paciere. Si tratta di Jorg Asmussen, membro dell’Esecutivo della Bce e uomo, si dice, molto vicino a Schauble. Ebbene, il pallino della mediazione a quanto pare passerà presto a lui. Una soluzione, stando alle ultime dichiarazione, c’è già: istituire l’Unione Bancaria sul modello proposto dalla Bce, ma imporre la supervisione non su tutte le banche, ma solo su quelle più grandi, che sono 130. In questo modo, i piccoli istituti di credito tedeschi (vera preoccupazione di Schauble in quanto più deboli) saranno lontani dalle “grinfie” dei Piigs.

Se è vero che la Germania spinge per mantenere la sua leadership, altrove, fuori dalle stanze del potere di Bruxelles e di Berlino, si invoca a gran voce l’introduzione dell’Unione Bancaria. E’ opinione comune, tra i media e gli opinion leader, che si debba procedere in questo senso. In Italia, molto attivo si sta rivelando Il Sole 24 Ore, che la reputa fondamentale al fine di evitare nuove crisi del debito pubblico: “Un sistema di supervisione unico è necessario per contribuire ad evitare che ciò si ripeta in futuro. Una supervisione comune a livello europeo riduce le pressioni nazionali, che negli anni passati hanno permesso l’accumulo di disequilibri nei conti delle banche, magari per proteggere i campioni nazionali”.