Unione bancaria: cos’è e come funziona

Che cos’è l’Unione bancaria? La maggior parte non ne ha mai sentito parlare e, in linea di massima, si può definire come un sistema di vigilanza che adotta strategie precise in caso di crisi di uno o più istituti del comparto creditizio, in piena conformità con le Authorities nazionali.

Il primo obiettivo dell’Unione bancaria è quello di creare in Europa un sistema finanziario e creditizio solido, unificando le attività di monitoraggio e di vigilanza sui più importanti istituti di credito nazionali. L’altro importante obiettivo è “scindere” il legame che si è venuto a creare negli ultimi anni tra i dissesti bancari e i Bond statali.

Grazie a questa previsione, i Governi non saranno più costretti, con l’indebitamento pubblico, ad espletare operazioni di “salvataggio” dei grandi gruppi creditizi, facendo “pesare” il conto sulle tasche dei cittadini-risparmiatori. Vediamo in questa guida di capire meglio che cos’è l’Unione bancaria e come funziona.

Unione bancaria: che cos’è il Single Supervisory Mechanism

La necessità di un nuovo sistema di vigilanza sui maggiori gruppi bancari europei ha fatto sì che venisse istituito il Single supervisory mechanism (SSM), organismo istituito il 4 novembre 2014 come nuovo meccanismo unico di vigilanza assegnato alla Banca Centrale Europea (BCE).

Con l’SSM, l’Unione europea è entrata in una nuova era che affonda le radici nel Dopoguerra quando l’Europa decise di accelerare il processo di integrazione, venendo ad intraprendere un vero e proprio percorso di unificazione bancaria.

Si tratta di un percorso che fa leva sulla Banca Centrale Europea con la sua politica monetaria, il cui obiettivo è quello di migliorare la vita dei risparmiatori europei e rendere l’allocazione delle risorse più efficiente.

Il panorama bancario europeo sta vivendo un periodo di cambiamento epocale dal punto di vista legislativo, dovuto a nuove sentite esigenze. Dopo oltre 30 anni caratterizzati da mutamenti di contesto repentini, in un’ottica di continuità il passato (Basilea I, II e III) l’introduzione definitiva dell’SSM (dal 2014) ha rappresentato un tornante storico di discontinuità dell’evoluzione legislativa bancaria.

L’SSM è costituito dalla Banca Centrale Europea e dalle autorità nazionali competenti degli Stati Membri dell’Unione europea; tra questi rientrano sia quelli con moneta euro che quelli che non hanno come moneta l’euro ma hanno deciso di instaurare una cooperazione stretta nell’ambito dell’SSM.

I principali obiettivi del Single supervisory mechanism consistono nel preservare la sicurezza del sistema bancario europeo, venendo ad accrescere l’integrazione e la stabilità finanziaria nel continente europeo.

Lo stesso Single supervisory mechanism intende raggiungere tali finalità garantendo coerenza ed omogeneità al corpus unico di normative, operando nel pieno rispetto di elevati standard di responsabilità e riducendo l’entità dei danni che il fallimento di un istituto creditizio potrebbe arrecare alla stabilità finanziaria.

Single Supervisory Mechanism: organizzazione e finalità

Una volta chiarito il concetto di unione bancaria bisogna tentare di comprendere come funziona, partendo proprio dalla composizione di due strumenti: il Meccanismo di vigilanza unico o MVU e il Meccanismo di risoluzione unico (SRM).

L’introduzione di tale meccanismo di vigilanza unico (MVU) si pone i seguenti obiettivi:

  1. garantire la sicurezza e la solidità del sistema bancario europeo;
  2. incrementare l’integrazione e la stabilità finanzaria;
  3. garantire una vigilanza omogenea.

Per comprendere il funzionamento e l’organizzazione, l’SSM presenta le seguenti tre unità di vigilanza:

  1. Vigilanza diretta con supervisione giornaliera delle principali banche (vigilanza day-by-day);
  2. Vigilanza indiretta condotta sugli istituti di credito meno significativi, svolta dalle Autorità nazionali;
  3. Vigilanza orizzontale con funzioni trasversali e specialistiche nei confronti di tutti gli enti creditizi sottoposti a vigilanza nell’ambito dell’SSM.

In pratica, mentre la BCE espleta la propria attività di vigilanza delle banche più rilevanti, le autorità nazionali vigilano sugli istituti di credito più piccoli.

Il procedimento del nuovo meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie vede la Banca Centrale Europea segnalare un istituto di credito che richiede di essere sottoposto a ristrutturazione.

Il Single Resolution Board prepara la proposta circa le misure di risoluzione dell’istituto di credito; la Commissione e il Consiglio Europeo assumono la decisione finale e, le autorità nazionali assistono il Single Resolution Board nell’attuazione delle misure.

(Schema delle fasi Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi)

Unione bancaria sinonimo di uniformità delle condizioni di credito

L’Unione bancaria è un passaggio necessario per completare l’integrazione monetaria e creditizia europea. Si tratta di porre sotto un unico controllo le banche dei Paesi membri, con la duplice finalità di proteggere i risparmiatori e di garantire l’uniformità delle condizioni creditizie sul mercato bancario dell’Unione europea.

L’accordo trovato serve concretamente ad evitare che le banche dei singoli Stati falliscano, mettendo a rischio l’intero sistema finanziario e creditizio dei vari Paesi. L’accordo, inoltre, prevede che in caso di necessità di ricapitalizzazione, gli istituti di credito possano accedere al fondo unico di gestione delle crisi, il Single resolution fund (SRF), la cui dotazione a regime sarà di 55 miliardi di euro, le cui risorse capitali del fondo sono approntate dalle stesse banche, con un meccanismo di accontanamento progressivo.

Si tratta di un Fondo di risoluzione unico per il finanziamento dei programmi di risoluzione (Single Resolution Fund, SRF) alimentato dai contributi degli intermediari creditizi con un piano di versamenti distribuito in 10 anni, senza utilizzo di denaro pubblico.

Il fondo SRF, dopo una fase transitoria iniziata da gennaio 2015, sarà a pieno regime dal 2025. Gli oneri connessi alle crisi bancarie saranno a carico degli azionisti, degli obbligazionisti e dei correntisti per le giacenze eccedenti i 100.000 euro.

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