Union Bond soluzione per l’Europa? Alberto Curzio la rispolvera

bce-union-bond

In genere la televisione generalista non riesce a fornire al pubblico approfondimenti che siano degni di questo nome, soprattutto se la fascia oraria è quella del Prime Time e soprattutto se i temi trattati sono di natura economica.

Eppure mercoledì 25 a Ballarò un economista non solo è riuscito a raccontare uno strumento macroeconomico di sua ideazione ma è riuscito persino a convincere la platea. L’impresa ha assunto un valore particolare anche perché si tratta di uno strumento creato qualche anno fa e caduto nel dimenticatoio a causa dell’ascesa delle politiche di austerity.

L’economista si chiama Alberto Quadro Curzio; lo strumento è l’Union Bond.

Quadro Curzio è professore emerito di economia politica all’Università Cattolica di Milano, fecondo scrittore (ovviamente economico), molto vicino alla politica e soprattutto al centrosinistra. E’ amico intimo di Romano Prodi con il quale, quattro anno fa, creò proprio gli Union Bond.

Di cosa si tratta? Come suggerisce il nome, gli Union Bond sono titoli di Stato emessi non dalle singole tesorerie nazionali, così come accade tutt’ora, ma dalla Banca Centrale Europea. Il concetto è simile a quello degli Eurobond, di cui tanto si è parlato e se ne parla ancora oggi, ma ne rappresenta una versione più elaborata.

La prospettiva comunque è sempre la stessa, e anche le finalità. La prima è privare l’Unione Europa di quell’alone di rigore che non solo la allontana dai cittadini ma sottopone questi ultimi a politiche oggettivamente inutili e dannose (almeno a breve e medio termine). La seconda finalità è quella, più pratica, di restituire alle varie economie nazionali quella liquidità di cui hanno estremamente bisogno e di cui, vuoi per la crisi vuoi (appunto) per l’austerity, difettano. La terza, infine, è di natura strutturale e consiste nel trasformare la Bce in una banca centrale che assomiglia alla Fed – cosa che verrebbe almeno parzialmente garantita dalla creazione degli Union Bond.

La proposta di Romani Prodi e Alberto Quadro Curzio è molto articolata. Essa prevede sì l’emissione di titoli di Stato prettamente “europei”, (decennali, al 3% di interesse) ma coperti da una garanzia solida, reale. Questa garanzia è rappresentata da un fondo costruito ad hoc (FFE, Fondo Finanziario Europeo). Questo verrebbe “riempito” da donazioni da parte di tutti i paesi europei, che fornirebbero un totale di 1.000 miliardi di euro. A partire da questa cifra, poi, verrebbero emessi bond decennali per un totale di 3.000 miliardi di euro. E’ evidente che una tale massa di denaro sarebbe sufficiente a innescare una crescita economica degna di questo nome, tutt’altra cosa rispetto allo 0,5% previsto per quest’anno. Prodi e Quadro Curzio hanno stimato che gli Union Bond creerebbero una crescita annua del 3-4%, un ritmo sostenuto e difficile da raggiungere – per l’Italia – anche in periodi lontani dalla crisi.

I due economisti hanno anche pensato a come rendere questo strumento il più efficiente possibile. Hanno, in estrema sintesi, ripartito i 3.000 euro che si renderebbero subito possibili: 2.300 andrebbero a rilevare fino a un massimo del 25% dei singoli debiti pubblici nazionali; 700 miliardi andrebbero invece in investimenti infrastrutturali.