Unicredit chiude conto se si fanno bonifici verso Exchange di criptovalute?

Unicredit contro le criptovalute? Tanto da arrivare a chiudere il conto corrente di chi effettua bonifici verso Exchange di criptovalute?

La notizia sta circolando insistentemente sul web da qualche giorno ed appare alquanto spiazzante, se si considera il sempre maggiore avvicinamento delle banche rispetto all’asset digitale. Ormai sempre più protagonista della finanza. Come dimostra l’inserimento nell’elenco dei propri titoli di molti asset da parte di diverse banche mondiali.

Ad onor del vero, comunque, il sistema bancario italiano sembra ancora un po’ indietro su questo punto di vista. Per quella generale refrattarietà al cambiamento che ci contraddistingue da un bel po’.

Cerchiamo di fare chiarezza.

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Unicredit Vs criptovalute

Il flame è partito da un tweet pubblicato da un consulente del colosso bancario italiano, che ha dato adito ad una interpretazione poco rassicurante: i titolari di un suo conto non possano effettuare operazioni finanziarie con exchange, wallet e altre piattaforme che trattano bitcoin, ETH e via dicendo.

A domanda di un cliente, il consulente ha scritto:

“(…) ti sconsiglio di effettuare pagamenti di questo genere con il nostro conto perché non rispecchiano le policy della banca e questo potrebbe portare a delle segnalazioni e anche alla chiusura del conto

Al che il cliente attonito ha chiesto in quale parte delle policy ufficiali di Unicredit stesse questa regola così severe. E qui il consulente è andato un po’ più sul vago, affermando che non è esplicitamente indicato dal contratto, ma si tratta di una policy interna per una questione di sicurezza dato che la banca vede le criptovalute come pagamenti non sicuri.

Ha fatto poi seguito un’altra risposta di Unicredit, che appare già un po’ più sensata e meno perentoria:

Ciao, le attuali policy di Gruppo vietano relazioni con controparti emittenti valute virtuali o che agiscono da piattaforme di scambio.”

Una risposta secca che non è molto piaciuta ai clienti, soprattutto a quelli più giovani che si stanno sempre più interessando al mondo delle criptovalute.

Non a caso, in molti hanno perfino minacciato la chiusura del proprio conto su UniCredit. La banca non ha più pubblicato tweet sull’argomento, forse anche per evitare nuove polemiche.

Certo, la posizione rispetto alle criptovalute sembra molto chiara, ma ha anche peccato di comunicazione, arrivando addirittura a parlare di chiusura dei conti. Magari è trapelata una volontà della direzione che non si voleva ancora mettere nero su bianco.

Unicredit chiude conto a chi investe in criptovalute? Come stanno le cose

Certo, resta il fatto che sarebbe molto grave se UniCredit – che ricordiamo essere una delle 4 banche più importanti d’Italia – impedisse ai titolari di un conto di disporre del proprio denaro come meglio credono. Ancora peggio se questa politica non sia espressamente scritta nel contratto che un cliente firma quando apre un conto presso il colosso bancario.

Certo, devono esserci misure che prevengano il proliferare di attività illegali, tanto le banche anno la facoltà di intervenire in caso di movimenti sospetti alla luce delle ultime normative antiriciclaggio molto severe. Tuttavia è meno accettabile una posizione così drastica verso le criptovalute, peraltro sempre più riconosciute diventando benchmark di strumenti tradizionali come gli ETF.

Naturalmente, le criptovalute possono dare adito a truffe ed è ancora un settore “grigio”.

La policy sulle criptovalute di Unicredit in realtà c’è, sebbene sia molto sintetica:

UniCredit attualmente non effettua alcuna attività di investimento in criptovalute (valute virtuali) né per conto dei propri clienti, né per conto proprio

Una posizione tutto sommato chiara per quanto sintetica: Unicredit non prevede investimenti in crioptovalute. Non offre servizio di trading per conto dei clienti su questi asset, né investe in essi per proprio conto.

E su questo nulla da eccepire. Una banca ha il diritto di scegliere su quali asset puntare e far puntare i propri clienti. I quali sceglieranno poi se gli convenga o meno.

Tuttavia, altro caso è sindacare sull’uso del denaro dei clienti fino alla chiusura del conto. Una banca, prima di arrivare ad una scelta così drastica, ha il dovere di convocare il cliente e chiedergli chiarimenti.

Probabilmente, tutto è partito da un errore di comunicazione del consulente. A questo punto sarebbe ideale se Unicredit tornasse sull’argomento e fosse più chiara sulla sua posizione riguardo le criptovalute, per non dare adito a nuove preoccupazioni e polemiche.

Le altre banche

Di recente, il colosso bancario spagnolo Santander ha comunicato di voler lanciare un ETF Bitcoin in Spagna. Il Chief executive di Santander, Ana Botín, ha dichiarato che l’istituto ha da tempo un team che lavora specificamente su questa offerta.

In realtà, la spagnola BBVA offre già servizi di trading di bitcoin ai suoi utenti. Ma all’estero, specificamente in Svizzera.

Il primo ETF di criptovaluta approvato negli Stati Uniti ha soddisfatto la domanda da parte delle istituzioni che erano in attesa di un prodotto più tradizionale e regolamentato per investire in criptovalute.

Tuttavia, il veicolo approvato era un ETF futures bitcoin, che rendeva la sua gestione costosa e toglieva parte del suo fascino ai piccoli investitori. Gli investitori locali in Spagna concordano sul fatto che se un prodotto simile viene approvato, dovrebbe essere un ETF bitcoin spot per ridurre al minimo i costi di gestione.

Tuttavia, in Spagna il caso Santander è ancora isolato. Banche come CaixaBank, Sabadell e Bankinterhanno già fatto sapere, certe che i fari si sarebbero spostati verso di esse, di essere ancora in attesa di ulteriori regolamentazioni in questo campo.

Per trovare banche più decise sulle criptovalute, bisogna andare oltreoceano.

Al primo posto troviamo Silvergate Capital, banca californiana ritenuta oggi leader del comparto nell’ambito fintech e delle criptovalute.

In prima fila in ambito blockchain e criptovalutario anche Signature Bank, banca newyorchese che gestisce un portafoglio di asset dal valore di 74 miliardi di dollari. Di recente è stata lanciata una nuova piattaforma, denominata Signet Digital Payments System, che fa leva su una tecnologia blockchain per permettere ai clienti della banca di effettuare transazioni in “real time”.

JP Morgan, che inizialmente si era espressa contraria alle criptovalute, ha creato addirittura una propria moneta digitale, ribattezzata JPM Coin. Inoltre, la banca ha istituito un Blockchain Center of Excellence, finalizzato ad effettuare ricerche nel campo della blockchain e sugli usi potenziali delle tecnologie correlate.

Conclusioni

Continueremo ad occuparci di tutti gli aggiornamenti sulle criptovalute gli ultimi aggiornamenti con le previsioni sul prezzo. Naturalmente seguiremo in prima linea lo sviluppo di tutto il settore.

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