Un anno di Borsa: ecco come è andata

Tempo di bilanci… anche per le società di Piazza Affari, che in questi giorni sono impegnate ad archiviare un 2014 in chiaro scuro, preparandosi per un 2015 che definire aleatorio è ben poco. Il paradosso è tuttavia un altro: a fine dicembre 2013 il FTSE MIB, indice di principale riferimento di Piazza Affari, aveva assunto un valore di poco inferiore ai 19.000 punti, non troppo distante dalla chiusura presumibile di domani. Insomma, in dodici mesi il valore di Borsa non si è discostato di granchè, per un immobilismo che – tuttavia – non deve trarre in inganno.

Da un estremo all’altro del 2014, infatti, Borsa italiana ha vissuto momenti di euforia e (soprattutto!) momenti di grave debolezza. Guadagni e perdite si sono tuttavia compensati e, alla fine dell’esercizio finanziario, si è arrivati al punto di partenza. Una sorta di giro dell’oca, ma senza un lieto fine.

Per poter spiegare come sia andato il 2014 a Piazza Affari occorre tuttavia allargare lo spettro di indagini. E ricordare che, ad esempio, nel 2014 sono state 26 le società che si sono quotate per la prima volta, contro le 18 dello scorso 2013: un incremento del 44% che, ancora una volta, cela un falso positivismo, considerato che ben 21 delle 26 società oggetto di Ipo hanno scelto l’Aim, il mercato alternativo dei capitali, come luogo prediletto (confermando pertanto la propria portata di società più “light” rispetto alle big che sbarcano nel mercato telematico principale).

Ma cosa accadrà nel 2015? Una risposta è praticamente impossibile. Ma ciò che è certo è che molto dipenderà già dal mese di gennaio, considerato che la Grecia tornerà alle urne nella il prossimo 25 gennaio e che – se i sondaggi che danno la sinistra di Tsipras in testa avranno ragione – potrebbe esserci qualche scossone in grado di coinvolgere l’intera area euro.

In ogni caso, anche in questo caso vige la massima incertezza: il leader di Syriza non pensa infatti più all’uscita dall’euro (che aveva invece paventato per tanto tempo) e il Fmi ha acquietato gli animi sostenendo che la Grecia non ha un bisogno immediato di nuove risorse finanziarie. Ad agitare le acque ci ha pensato nuovamente la Germania, che ha messo in guardia proprio Atene sostenendo che ci saranno “problemi” se “non verranno rispettati i patti”.

Insomma, lo scenario è privo di certezze. E, val la pena ricordarlo, questo potrebbe non essere un male per gli speculatori, che proprio in un clima di grande aleatorietà potrebbero trovare i giusti margini di intervento.

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