L’UE alla frutta: Mario Draghi pensa al Quantitative Easing

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L’euro è morto, l’euro ha ucciso l’economia, l’euro è stato un fallimento. Se ne sentono di tutti i colori, vuoi per l’oggettiva situazione di difficoltà economica, vuoi per la necessità di trovare un responsabile del disastro, vuoi per l’avvicinarsi delle elezioni politiche (vince chi la spara più grossa).

In tutte queste frasi affermazioni forti però c’è più di un fondo di verità. Anche ai piani alti, dopo anni di sostegno all’austerità, lo stanno capendo. E’ troppo tardi? Forse sì, forse no. Fatto sta che il numero uno della Bce, Mario Draghi, è pronto a sfoderare i “super poteri”. Non si parla di invisibilità o di teletrasporto, piuttosto di Quantitative Easing e politiche monetarie espansive.

Questi sì che sarebbero super poteri, almeno rispetto ai poteri da “comune mortale” che la Banca Centrale Europea possiede oggi. Sia chiaro: quello che da noi è super, nel resto del mondo è ordinarietà: la Fed stampa moneta e non agisce da freddo burocrate come invece fa il primo istituto bancario europeo.

Che Draghi stia facendo sul serio non ci può essere alcun dubbio. Il banchiere italiano si è reso sempre autore di dichiarazioni forti. Queste, però, sono state fino ad ora diffuse di tanto in tanto e con una forma quanto più generica possibile. In questo periodo si stanno susseguendo con una certa periodicità e sono sempre più specifiche. Come se dalle parole si stesse passando ai fatti.

La conferenza stampa di Francoforte del 3 aprile ha fornito la dimostrazione di questo passaggio di consegne tra una Bce moderata e austera a una Bce più simile alla Fed. “La Bce, comunque non esclude un ulteriore allentamento monetario per contrastare il continuo calo dell’inflazione. Il consiglio Bce è unanime nel suo impegno a usare anche misure non convenzionali, e fra queste è incluso il quantitative easing”. Un messaggio quasi epocale: per la prima volta è stato menzionato il magico Quantitative Easing.

Cosa sta succedendo in Europa? Qual è il casus belli che, incredibilmente, rischia di rendere possibile l’impossibile?

La crisi economica, prima di tutto. Ma anche alcune condizioni che, quasi inaspettatamente, sono emerse e rischiano di bloccare la ripresa. Queste condizioni rispondono al nome di deflazione e disoccupazione. Nessuno si attendeva un dato sulla disoccupazione così allarmante. Nessuno si attendeva che l’Europa potesse sprofondare in una spirale deflattiva che, in una congiuntura economica di questo tipo, assume le dimensioni di una catastrofe quasi irrisolvibile.

I segnali ci sono tutti. L’inflazione è vicina allo zero e vicina al cambio di segno. In Spagna, questo cambiamento nefasto si è già verificato.

Si attendono grandi cose da Draghi, dunque. Per ora, però, se escludiamo le dichiarazioni, tutto tace. I tassi non sono stati toccati. Quelli di riferimento sono rimasti allo 0,25%. Quelli sui depositi allo zero.

Sono comunque bastate le parole per far prendere una piega positiva al mercato. La borsa di Milano ha guidato tutte le piazze europee e gli investitori stanno ritrovando fiducia.

Forse l’Europa cambierà. Il paradosso è che origine di questo cambiamento potrebbe essere non i vari Grillo e Le Pen, ma l’Europa stessa.