Ue blocca fusione Monsanto-Bayer: perchè è buona notizia per l’ambiente

Il matrimonio tra Monsanto e Bayer – la prima multinazionale famosa per pesticidi ed Ogm, la seconda per i medicinali, in primis l’aspirina – “non s’ha da fare”. Come direbbe Alessandro Manzoni. Almeno per l’Unione europea, che ha bloccato il progetto di fusione tra i due colossi, che avrebbe dato vita al terzo colosso del settore agrochimico. Insieme a Dow Chemical-Dupont e ChemChina-Syngenta.

La Commissione europea ha infatti annunciato di aver avviato quella che definisce «un’inchiesta approfondita» sull’acquisto dell’americana Monsanto da parte della tedesca Bayer, per un importo pari a 59 miliardi di dollari. La Commissione europea si è data come data ultima per una decisione finale l’8 gennaio 2018.

La notizia di una fusione tra Monsanto e Bayer aveva già allarmato gli ambientalisti, che ora festeggiano attendendo però la decisione finale da parte dell’Unione europea. Ma perché tale fusione viene vista così male per l’ambiente? E perché la Commissione europea l’ha sospesa? Vediamolo di seguito.

Sommario

Perché Commissione europea ha stoppato fusione tra Monsanto e Bayer

La Commissione europea ritiene che gli impegni presi da Bayer e Monsanto lo scorso 31 luglio a Bruxelles, al fine di disciogliere i dubbi dell’Ue, sono ritenuti insufficienti. Il motivo, come si legge nella nota diramata alla stampa, è che tale fusione «possa ridurre la concorrenza in settori come i pesticidi, le sementi e l’agrochimica». Quindi, si assume l’onere di esaminare «se l’accesso dei rivali ai distributori e agli agricoltori possa diventare più difficile» qualora la rilevazione di Monsanto da parte di Bayer vada in porto.

Secondo l’Antitrust dell’Unione europea, tale fusione farebbe nascere il colosso più grande del mondo che produce pesticidi e sementi. Del resto, le due parti in causa, già guidano settori dell’agricoltura come gli erbicidi non selettivi, i sementi, i tratti agronomici e l’agricoltura digitale. Il contesto è già poco concorrenziale, dopo le succitate fusioni di altri colossi, come quella tra Dow e Dupont e tra ChemChina e Syngenta. Secondo la Commissione europea il risultato di tutto ciò potrebbe portare alla ulteriore riduzione della concorrenza in una serie di diversi mercati, con effetto di provocare un innalzamento dei prezzi, un abbassamento della qualità dei prodotti offerti, meno scelta e riduzione della innovazione. Il tutto a discapito dei consumatori finali. Ultima preoccupazione riguarda però anche i lavoratori diretti del comparto agricolo. Ossia agricoltori e distributori, che potrebbero avere difficoltà di accesso ai prodotti se concorrenti ai colossi. Soprattutto se essi leghino le vendite delle sementi ai pesticidi. Infatti, si stima che qualora il matrimonio tra Bayer e Monsanto dovesse andare in porto, queste tre multinazionali controllerebbero l’80% delle sementi e il 70% dei pesticidi usati negli Stati Uniti.

Intanto però lo stop non ha fermato il titolo di Bayer a Francoforte, il quale, nel giorno successivo allo stop, ha guadagnato il 2,02% a 108,55 euro. Monsanto invece ha registrato un andamento fiacco, perdendo lo 0.02 percento, quindi 116,85 dollari. Ma per avere un quadro più chiaro occorre aspettare che Wall Street riprenda.

Stop Ue a fusione tra Monsanto e Bayer: perché ambientalisti esultano

Oltre che per gli Ogm, la multinazionale Monsanto è anche tristemente nota per aver ideato l’ ”agente Orange”, un autentico cocktail di diserbanti prodotto insieme ad altre otto società, che fu profuso a migliaia di tonnellate sul Vietnam durante quella tanto lunga quanto atroce ed inutile guerra. Provocando così una strage tra combattenti vietnamiti, contadini inermi, gli stessi militari americani e le generazioni successive. Una sorta di Hiroshima e Nagasaki più silenziosa ed occultabile. Alla fine del millennio scorso, la Monsanto è diventata leader nel settore delle sementi Ogm, frutto della ibridazione di semi vegetali con sequenze di dna vegetale o animale. Il tutto al fine di creare prodotti agricoli che non potessero essere attaccati dagli insetti o dalle micosi.

Il tutto fu presentato come una speranza per l’umanità di eliminare per sempre il problema della insufficienza di cibo, specie in quelle aree degradate del Mondo dove non si riesce a coltivare. Le sementi Ogm avrebbero dovuto far realizzare un raccolto più ricco e con perdite ridotte al minimo. Sono passati vent’anni da allora (i semi Ogm sono stati messi in vendita dal 1996) e se da un lato la fame nel mondo è solo aumentata, dall’altro i prezzi dei semi industriali di mais o di soia è quadruplicato.

Di contro, aumentavano anche i danni economici per gli agricoltori, giacché il prezzo finale delle materie prime agricole si è ridotto drasticamente. Il tutto, senza alcun vantaggio per i consumatori finali, i quali non si sono visti di certo ridurre i prezzi di frutta e verdura. Insomma, alla fine della fiera, chi ci è andato a guadagnare sono state proprio le multinazionali produttrici di Ogm, con tanto di accusa di aver utilizzato quei massicci profitti anche per finanziare la politica affinché evitasse di promuovere un referendum per l’abolizione di prodotti geneticamente modificati.

Tuttavia, lo stesso settore degli Ogm ha iniziato a subire un declino. Perché la Natura si trasforma ed è sempre pronta a contrattaccare chi tenta di manipolarla in laboratorio. Nel corso degli anni, anche i raccolti ogm hanno dovuto registrare danni rilevanti e sempre più consistenti. Infatti, malgrado il massiccio utilizzo di pesticidi e diserbanti mirati, gli insetti e le malattie fungine si sono di stesso evoluti, attaccando così i campi ogm. E ciò ha messo in dubbio la stessa efficacia e perfezione artificiale di Monsanto. Altro duro colpo è stato la messa al bando del glifosato, sostanza utilizzata come erbicida ritenuto solo ora pericoloso per l’uomo.

Ecco spiegata la scelta di Monsanto di rilevare Bayer. Per avere maggiore potere di controllare e produrre ogni singolo componente della catena della riproduzione alimentare. Dai semi ai pesticidi, passando per i diserbanti fino agli antibiotici. Un circolo vizioso così composto: gli “ibridi” ogm, una volta piantati sul terreno, sviluppano frutti sterili; i quali sono commestibili (sebbene siano accusati di poter comportare una modifica del Dna col passare delle generazioni) ma privi di semi. Pertanto, ogni nuova semina dipende dalla possibilità dei coltivatori di comprare un’altra partita di semi; la quale farà registrare un prezzo crescente, ma, di contro, ha una efficacia sempre più dubbia. Il tutto, basato sugli interessi dei management aziendale e sulla capacità ingegneristica di alcuni tecnici di laboratorio.

Il risultato finale di tutto ciò è che produrre e vendere semi si trasforma in una autentica arma politica. Da un lato si manipola facilmente il mercato, sentenziando la vita o la morte di attività agricole magari millenarie minacciando di non vendere loro questi semi Ogm. Dall’altro, si manipola facilmente la salute delle popolazioni: una modifica in laboratorio può comportare disastri come una carestia, un avvelenamento su larga scala, ecc. Con scene simili a quelle che vediamo nei film apocalittici americani, dove un virus genera morte e panico nella popolazione.

Bayer, oltre alle aspirine c’è di più

Quello di rilevare Monsanto sarebbe un grande colpo per la multinazionale tedesca Bayer AG, l’ennesimo di una gloriosa storia. L’azienda è attiva nel settore chimico e farmaceutico, e nacque a Barmen (oggi parte di Wuppertal) nel 1863, da Friedrich Bayer e dal suo socio Johann Friedrich Weskott. Oggi ha la sede principale a Leverkusen e non a caso è la proprietaria del locale club calcistico Bayer 04 Leverkusen Fußball. Conosciuto ai più semplicemente come Bayer Leverkusen. Oltre a ciò, è soprattutto famosa per la produzione dell’aspirina. Uno dei farmaci più famosi ed utilizzati al Mondo.

La storia dell’aspirina

Il primo importante prodotto della Bayer viene considerato l’acido acetilsalicilico (ASA), sebbene sia stato inizialmente scoperto dal chimico francese Charles Frederic Gerhardt nel 1853. Tale acido era una modifica chimica dell’acido salicilico, fino ad allora un rimedio popolare estratto dalla corteccia del salice. Solo più di 40 anni dopo, nel 1899, l’acido acetilsalicilico fu commercializzato con il marchio “Aspirina”; registrato in tutto il Mondo. Anche se negli Usa, durante la Prima guerra mondiale, per effetto della confisca su territorio americano di tutti i prodotti tedeschi, il prodotto perse la copertura brevettuale e fu venduto semplicemente sotto il nome ASA (la denominazione chimica del prodotto che ne è alla base). Anche altri Paesi oppositori della Germania confiscarono il prodotto fino alla fine della Seconda guerra mondiale.

Attualmente il marchio “Aspirina” viene venduto liberamente negli Stati Uniti, in Francia e nel Regno Unito, mentre è sottoposto a registrazione in oltre ottanta Stati, tra cui l’Italia. L’attuale marchio Bayer, formato da due scritte che si incrociano in un cerchio, fu invece introdotto nel 1904. Inizialmente direttamente sulle compresse, dato che i medicinali venivano venduti in maniera sfusa dai farmacisti, senza confezione. L’aspirina Bayer è diventata anche tristemente nota per il fatto che durante il Nazismo veniva prodotta nei campi di concentramento dagli ebrei ridotti a schiavi. Il campo più tristemente famoso divenne Mauthausen-Gusen. In quegli anni la Bayer, così come altre aziende chimiche tedesche, fece parte del conglomerato industriale IG Farben, il quale produceva lo Zyklon. Prodotto chimico utilizzato dal regime nazista nei campi di sterminio, tra cui Auschwitz. IG Farben fu smantellato con la fine del Terzo Reich.

Accuse a Bayer

Ma a parte questa controversa legata al nazismo, Bayer nella sua storia ha subito altre pesanti accuse.

  • Nel corso degli anni ’80 e ’90, in pieno boom dell’Aids, il colosso tedesco fece circolare sul mercato alcuni flaconi di sangue prelevati da soggetti ad alto rischio di AIDS ed epatite C (detenuti, prostitute, ecc.) senza aver svolto i test del caso. Infatti, migliaia di persone sparse per il Mondo furono infettate. Il commercio di questi flaconi proseguì anche quando lo scandalo divenne di dominio pubblico.
  • Nel 2012, Bayer fu coinvolta in una lunga causa giudiziaria con gli apicoltori francesi e della Nuova Scozia (una regione del Canada), giacché questi ultimi la accusarono di aver causato la morte di numerose api da miele a causa del suo insetticida “Gaucho”. Per ora, nel Paese transalpino quest’ultimo è stato bandito in attesa di accertamenti. Mentre negli Usa altri apicoltori hanno intrapreso una causa civile contro la Bayer CropScience per i danni subiti.
  • Bayer commercializzò l’eroina per la prima volta nel 1899 sotto il nome tedesco di heroisch. Il nome deriva dal fatto che per la multinazionale tedesca l’eroina era considerata “eroica” per come curava il dolore, in minori quantità rispetto alla morfina e peraltro senza comportare dipendenze. In realtà già la medicina di allora confutò queste caratteristiche, ritenendo invece che provocasse gravi dipendenze fisiche e psichiche. Eppure, l’eroina continuò ad essere commercializzata per decenni contro tutti i tipi di malattie.
  • Un libro del 2001, pubblicato dai giornalisti austriaci d’inchiesta Klaus Werner e Hans Weiss, dal titolo Schwarzbuch Markenfirmen (tradotto in Il libro nero dei marchi commerciali), accusa un’azienda collegata alla Bayer, la H.C. Starck, di aver finanziato indirettamente la guerra civile nella Repubblica Democratica del Congo; partecipando al commercio para-legale del coltan, un minerale per l’estrazione del tantalio. Le loro tesi furono confermate da alcuni ispettori dell’Onu. In sostanza, la Starck secondo l’accusa avrebbe acquistato a basso costo coltan congolese dai gruppi di guerriglieri della regione. Foraggiandoli, indirettamente, per il traffico di armi. La Starck si difese affermando di aver acquistato coltan nei paesi africani tramite aziende intermediarie europee e americane. Dunque di non aver responsabilità diretta sui finanziamenti illeciti. Inoltre, affermò di aver sospeso tali acquisti. Eppure, nel 2002 la Starck fu accusata da un altro rapporto per la medesima ragione. In quel caso affermò che tutti gli acquisti successivi al primo rapporto erano stati affidati a compagnie australiane, e, per un modesto quantitativo dal Mozambico, per le sue succursali in Thailandia.
  • Nell’agosto del 2011, Bayer fu accusata sempre per le sue attività in Africa. Il ministero della sanità la accusò di non aver diffuso i dati di un rapporto allarmante sugli effetti del Lipobay in possesso del gruppo già da metà giugno dello stesso anno. L’amministrazione di Durban, in sud Africa, rilevò particelle di cromo altamente nocive nella falda acquifera del Paese. La stessa componente è stata riscontrata nello stabilimento della Bayer, la quale è tristemente nota anche per i molteplici episodi di avvelenamento. Si registrano danni mortali per dieci lavoratori, mentre un terzo ha subito gravi problemi di salute nel corso degli anni.

L’espansione dell’impero Bayer a colpi di acquisti

Il possibile acquisto di Monsanto da parte di Bayer non è il primo di una certa importanza. Nel 1978 ha rilevato la Miles Laboratories e le sue sussidiarie Miles Canada e Cutter Laboratories (produttrice, tra gli altri, dell’Alka-Seltzer) al fine di rientrare in possesso del logo “Bayer” negli Stati Uniti e nel Canada. Nonché del marchio “Aspirina” nel Canada. Nel 1994, invece, rilevò la parte di Sterling Winthrop che si occupava dei farmaci da banco, al fine di rientrare in possesso dei diritti restanti. La Sterling infatti produceva l’aspirina per conto di Bayer per il suddetto bando.

Nel 2002 rilevò la Aventis CropScience e creò così la Bayer CropScience. Attualmente quest’ultima è considerata una delle più innovative del settore agrochimico, soprattutto nell’ambito della protezione delle piantagioni e della biotecnologia utilizzata per la produzione di semi e piante. Si occupa altresì dell’ingegneria genetica del cibo. Dunque, un colpo molto importante per opera dell’azienda tedesca.

Altro importante passo avanti per Bayer arriva nel 2005, quando ha acquistato la divisione di farmaci da banco Roche. Diventando così una delle prime tre aziende a livello mondiale nel settore dei farmaci OTC. Ultimo acquisto importante si ha nel 2006, quando rilevò la Schering AG, azienda farmaceutica tedesca leader nel campo degli ormoni. Costituì la Bayer Schering Pharma, la quale divenne la settima azienda al mondo per dimensione nel mercato farmaceutico. In particolare, nella contraccezione orale, nella diagnostica per immagini, nella cardiologia e nella terapia tramite antibiotici.

Oggi Bayer vanta un’organizzazione molto complessa per quanto concerne l’ambito farmaceutico, con più aziende impegnate su diversi rami. L’acquisto di Monsanto allargherebbe ulteriormente il suo impero, andando così ad allargare massicciamente il suo raggio d’azione nel settore agricolo.

Cosa sono gli Ogm

Con l’acronimo Ogm si intende un Organismo geneticamente modificato, ovvero un animale o un vegetale il cui DNA è stato modificato in laboratorio da scienziati specializzati. In genere ad essere sottoposti a manipolazione genetica sono verdura, frutta e animali, al fine di renderli più appetibili al mercato e più resistenti alle avversità della natura (come insetti, malattie e temperature stagionali). In maniera più rapida rispetto ai tradizionali incroci, che invece avvengono per via sessuale.

Unendo due diverse specie ed ottenerne così una migliore. Ma che su larga scala richiedono diversi anni e tentativi. Intervenire direttamente sui geni garantisce un risultato anche più mirato e puntuale rispetto allo scopo prefissato. Tale metodo però ha subito pesanti accuse di natura ambientalista ed etica, proprio perché si va ad adulterare quelli che sono i dettami e i meccanismi naturali.

Come si pongono i Paesi europei verso gli Ogm

Ad oggi l’Unione europea vieta gli Ogm, approvando solo una varietà, ritenuta peraltro tecnicamente obsoleta: la Mon-810. Ciò, secondo gli esperti, è dovuto al fatto che esista soprattutto un solo grande player, peraltro americano: Monsanto appunto. Tuttavia, con il sodalizio tra quest’ultima e la multinazionale tedesca (e quindi europea) Bayer, le cose potrebbero cambiare.

Infatti, se fino ad oggi le grandi aziende della chimica europee (con Bayer in testa) non avevano interesse a diffondere colture che avrebbero comportato una riduzione dell’utilizzo di pesticidi, oggi si potrebbe assistere ad un nulla osta da parte dell’Ue di molte varietà che il duo Bayer-Monsanto vorrebbero lanciare mettendosi insieme. D’altronde, Bayer è come detto una multinazionale tedesca. Ed è noto quanto la Germania abbia potere influente nelle politiche europee. Di sicuro, non tarderà a fare gli interessi di una propria azienda, potendo contare ancora di più sulla principale potenza partner, la Francia, oggi guidata da un europeista convinto e di certo non stremo oppositore delle lobby: Macron. Inoltre, con la Brexit, è venuta a mancare anche l’unica potenza in grado di controbilanciare lo strapotere tedesco: la Gran Bretagna. Tutti gli altri Paesi, o sono filoeuropeisti o hanno poco potere di opporsi.

In Italia la diffidenza e l’opposizione verso i semi geneticamente modificati è ancora molto alta. Ma con la nascita del colosso Monsanto-Bayer le cose potrebbero cambiare anche qui, dato che dovremo allinearci ai diktat di Berlino e di Bruxelles.

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