Twitter si quota: sarà un boom o un flop?

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Twitter ha finalmente svelato i piani per la propria initial public offering (Ipo). Viene così a calare il sipario sulle numerose indiscrezioni che si sono avvicendate circa la reale consistenza dei numeri del social network e, soprattutto, sulle ambizioni che l’operatore desidera raggiungere.

Partendo da queste ultime, è ora finalmente risaputo che Twitter (che a Wall Street si chiamerà “Twtr“) punta a raccogliere circa un miliardo di dollari con il proprio sbarco in Borsa, previsto tra circa due mesi. Nel documento di accompagnamento della richiesta di prima quotazione, Twitter specifica di avere 218 milioni di utenti mensili attivi, di cui 100 milioni giornalieri. Numeri importanti, si dirà (anche se alcuni osservatori erano molto più ottimisti in merito), solamente in minima parte (5%) danneggiati dal presumibile spam e dagli account falsi.

Questi numeri sono stati calcolati utilizzando dati interni alla società e non sono stati verificati indipendentemente” – afferma la società nel proprio prospetto di quotazione, ricordando altresì che – “questa stima sul numero dei falsi account o spam pertanto potrebbe non essere accurata e il numero potrebbe essere più alto” e, aggiungiamo noi, su soglie che lo scorso anno Facebook ebbe già modo di ammettere (il social network di Mark Zuckerberg stimava un massimo di account falsi pari al 6%).

Sul fronte economico, Twitter ha comunicato un fatturato pari a 317 milioni di dollari, con una perdita netta di 79 milioni di dollari. Nel corso dei primi sei mesi del 2013, invece, la società ha stimato un fatturato pari a 253,6 milioni di dollari, più del doppio dei 122,4 milioni conseguiti nello stesso periodo dello scorso anno. Permane, invece, il risultato netto negativo: – 69,3 milioni di dollari.

La compagine societaria è attualmente composta dal cofondatore Evan Williams (12%), da Peter Fenton di Benchmark Capital (6,7%), e dal finanziere Suhail Rizvi (almeno il 5% ma, probabilemnte, anche in grado di superare il 10%).

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