Turismo in Italia fermo al palo: le ragioni di un boom mancato

Il turismo è uno dei pochi settori economici che nel mondo non sta conoscendo crisi, con un aumento costante dei volumi di traffico e di fatturato che nel 2016 potrebbe toccare il + 4 per cento. Solo in Italia il settore turistico è fermo al palo, con un contributo al Pil nazionale e all’occupazione che si assesta intorno al 10 per cento. Un impatto che, con un’efficace politica di valorizzazione, potrebbe facilmente raddoppiare.
Come conferma anche l’Unesco, che riconosce all’Italia il più elevato numero di siti patrimonio dell’umanità, il nostro Paese gode di risorse paesaggistiche e culturali senza eguali al mondo. Un’inestimabile ricchezza regalataci dalla natura e ereditata dai nostri avi che viene sprecata da amministratori miopi, convinti che il “prodotto Italia” si venda da sé. Un patrimonio che, invece, potrebbero consentirci di riattivare i circuiti turistici, creare lavoro e uscire dalla crisi.

Turismo in Italia: il primato perduto

In Italia il turismo, con circa 2,6 milioni di posti di lavoro nel settore compreso l’indotto, fornisce un contributo strategico al Pil e all’occupazione, ma è ben lungi dall’influire in tutta la sua potenzialità. Al contrario, nell’ultimo decennio abbiamo perso quote significative di mercato, crescendo di appena il 2% l’anno contro una crescita media del mercato intorno all’8 per cento. In Europa abbiamo dovuto cedere il primo posto come fatturato turistico, superati prima dalla Francia e ora anche dalla Spagna, e anche a livello globale perdiamo posizioni.turismo economia dati statistiche
Eppure, dal punto di vista turistico, l’Italia è senza dubbio un Paese dalle mille risorse, solo che vengono malamente sprecate. Bellezze naturalistiche, capolavori artistici, vestigia storiche e prelibatezze eno-gastronomiche rendono ogni angolo della Penisola, da nord a sud, un luogo unico che ogni persona al mondo vorrebbe, almeno una volta nella vita, visitare. Un immenso patrimonio, diffuso in tutta Italia grazie alla molteplicità di centri di potere esistenti lungo la Penisola fino all’età moderna, che se oggi fosse valorizzato in maniera adeguata potrebbe permetterci di navigare a vele spiegate anche in mezzo alle peggiori tempeste finanziarie.

Per l’Italia record di siti “Patrimonio dell’umanità” Unesco

L’Unesco attribuisce a 1031 luoghi sparsi in 163 Paesi del mondo un valore universale per il patrimonio culturale e naturale di cui sono portatori. L’Italia, con 51 siti riconosciuti, è il Paese che detiene il maggiore numero di luoghi patrimonio dell’umanità: un tesoro molto eterogeneo e sparso lungo tutta la Penisola, dalle vette delle Dolomiti alle zone archeologiche di Siracusa e Agrigento, passando per i Trulli di Alberobello e le Ville d’Este e Adriana di Tivoli.

Arte arabo normanna a Monreale Sicilia
L’arte arabo-normanna a Monreale, in Sicilia, dal 2015 è patrimonio dell’umanità

L’ultimo ingresso tra i siti italiani patrimoni dell’umanità, nel 2015, è il complesso arabo-normanno di Palermo e delle cattedrali di Cefalù e Monreale del XII secolo. Un esempio del sincretismo socio-culturale tra le culture occidentali, islamica e bizantina sull’isola che, dal punto di vista artistico, ha dato origine a nuovi concetti di spazio, struttura e decorazione, mentre dal punto di vista sociale, rappresentano una preziosa testimonianza della convivenza fruttuosa di persone di diverse origini e religioni (musulmani, bizantini, latini, ebrei, lombardi e francesi).
L’anno precedente, erano entrati tra i siti patrimonio dell’umanità i paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato. Un’ampia area di oltre 100 km quadrati compresa tra il fiume Po e gli Appennini Liguri, nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo, dove è tutto un susseguirsi di vigneti, piccoli borghi e castelli. Un riconoscimento maturato grazie all’insieme di processi tecnici ed economici riguardanti la viticultura e la produzione vinicola che caratterizzano da secoli la regione, e che premia il valore dell’agricoltura sia dal punto di vista culturale che della conservazione del paesaggio.

Turismo: in Italia si investe solo nella burocrazia

Di chi è la responsabilità del mancato decollo del settore turistico italiano? Secondo il Piano strategico per lo sviluppo del turismo realizzato dall’ex-ministro Piero Gnudi, le cause sono da imputare a una serie di elementi: la cattiva governance da parte di Stato e regioni, la scarsa priorità al settore negli investimenti e una conseguente obsolescenza dell’offerta, con strutture ricettive inadeguate e un sistema di infrastrutture e trasporti poco efficace.
Storicamente, i ministeri italiani che si occupano del Turismo sono dicasteri senza portafoglio, ossia non hanno un bilancio proprio da poter spendere in iniziative a sostegno del settore turistico nazionale, a testimonianza del fatto che il turismo non sia mai stato nell’agenda politica dei governi italiani. L’Enit, Agenzia Nazionale per il Turismo, ha invece un bilancio annuo di 18 milioni ma ne investe solo una minima parte per la promozione turistica, spendendo il resto per il funzionamento dei suoi uffici e delle sue 23 sedi in giro per il mondo.

La tutela dei beni culturali non è un optional

Il turismo è una delle poche risorse preziose rimaste agli italiani, forse perché per natura difficile da delocalizzare, ma noi facciamo di tutto per sprecarla lasciandola andare in decadenza. La tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, tra i principi fondamentali della nostra Costituzione, è vista come un lusso anziché un investimento.

Incisioni rupestri in Val Camonica. Credits: erix, flickr
Incisioni rupestri in Val Camonica, primo patrimonio dell’umanità in Italia

Il primo riconoscimento dell’Unesco sull’unicità del nostro patrimonio paesaggistico e culturale risale al 1979 e riguarda l’arte rupestre in Val Camonica, nella Lombardia orientale. Si tratta di una delle più ricche collezioni di simboli e figure preistoriche – oltre 140 mila – scolpite nella roccia durante un periodo di otto mila anni, raffiguranti temi legati all’agricoltura, la caccia, la navigazione, la guerra e la magia. Oggi il territorio della Val Camonica è uno dei più fragili d’Italia con frequenti esondazioni di torrenti.
Anche le nostre risorse paesaggistiche, molte delle quali riconosciute dall’Unesco come beni unici al mondo per la loro eccezionalità naturale, soffrono di una cronica incuria che in alcuni casi sfocia in colpevole dolo. La Costiera Amalfitana, che racchiude in pochi chilometri quadrati stupendi scorci paesaggistici e incantevoli borghi marinari, è stata violentata per decenni dalla cementificazione: sono state necessarie lunghe battaglie legali per abbattere eco-mostri come l’hotel Fuenti e procedere a una graduale azione di recupero. Alla Reggia di Caserta, la nostra Versailles, capita che non ci siano neanche i soldi per pagare le bollette della luce; per l’Unesco, è un patrimonio dell’umanità.
In Italia ci sono oltre 5500 musei e siti archeologici, contro i 2300 della Spagna e i 1200 della Francia. Negli ultimi anni, la carente manutenzione dei monumenti ha portato al verificarsi di diversi crolli che hanno colpito pezzi importanti del patrimonio archeologico nazionale, dalla scuola dei gladiatori a Pompei alla Domus Aurea di Roma. Un patrimonio storico che crolla, dunque, ma non si tratta solo di negligenza: diversi siti archeologici, ad esempio in Sardegna, sono minacciati dalle cementificazioni, mentre altri rischiano ogni giorno di trasformarsi in discarica abusiva.

Il marketing turistico italiano è obsoleto

Come può questa ricchezza non trasformarsi in benessere collettivo? Basta lasciarla amministrare a chi mira solo al beneficio di pochi. Rientrano nell’elenco dei siti italiani patrimonio dell’umanità Unesco anche molte aree urbane: i centri storici di Roma, Firenze, Siena, Napoli e Urbino; intere città come Verona, Vicenza e Venezia; alcune loro parti come Piazza del Duomo a Pisa, le Residenze Sabaude a Torino e le “Strade Nuove” di Genova. Come mai le tutte queste città non sono sempre piene di turisti? Il motivo sta spesso nell’obsolescenza dell’offerta, con un marketing turistico fermo al secolo scorso, strutture ricettive inadeguate, un sistema di infrastrutture e trasporti poco efficace.

Sito per il turismo in Italia www.italia.it
Pochi accessi sul sito ufficiale per il turismo in Italia

In Italia si resta fermi ad aspettare che i turisti arrivino, senza far nulla per informarli e sedurli. Per il marketing turistico si spende poco e male, confezionando guide in distribuzione nelle edicole che pochi leggeranno e trascurando invece la promozione in Rete, immediatamente raggiungibile da milioni di persone con un semplice click. Oggi senza un’adeguata promozione in Rete, fonte primaria di informazione per l’80% dei turisti, si è fuori dal mercato, semplicemente non si esiste.
Quando i turisti arrivano, spesso si fa di tutto per perderli: musei chiusi, spiagge trascurate, strutture ricettive inospitali e una certa attitudine ad approfittare del turista, convinti di trovarsi davanti clienti che non si vedranno più. Così, in Piazza di Spagna a Roma, può capitare di pagare sedici euro un cono gelato da passeggio. Peccato che le fregature facciano rapidamente il giro del mondo sui social network, allontanando un’infinità di ulteriori potenziali turisti. La torta di riso? È finita.