Turismo, Federalberghi: abusivismo senza sosta e boom Airbnb

Anche il Turismo in Italia è oggetto dell’economia sommersa, complici gli affitti brevi legati alla cosiddetta sharing econonomy. I numeri del fenomeno sono snocciolati da Federalberghi, mediante uno studio realizzato in connubio con Incipit Consulting, dal titolo eloquente “Sommerso turistico e affitti brevi”. E tuonano da autentico campanello d’allarme: da gennaio ad agosto di quest’anno, gli alloggi non autorizzati sarebbero aumentati del 22% per un totale di 222.786 strutture irregolari contro i 167.718 esercizi ricettivi ufficiali registrati dall’Istat.

Turismo Federalberghi denuncia le irregolarità su AirB&B

Il dossier di Federalberghi è stato presentato questa mattina presso Rimini Fiera e sottolineano due fenomeni opposti: da un lato le cifre ufficiali (fino a dicembre 2015) dell’offerta ricettiva italiana fornite dall’Istat, dall’altro quelle delle inserzioni (nei primi quattro giorni di agosto) di alloggi sul portale Airbnb che, ad agosto 2016, poneva in vendita in Italia ben 222.786 strutture.

Si tratta di un autentico boom del portale dedicato all’affitto di appartamenti, visto che nel 2009 erano 234. Secondo Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, il livello del fenomeno comporta una minor sicurezza sociale ed il dilagare indiscriminato dell’evasione fiscale e del lavoro nero.

Il rapporto vuole anche sottolineare come l’attività di molti host su AirB&B non sia solo secondaria o integrativa al proprio reddito, bensì costituisca proprio il loro reddito principale. Nel rapporto si evince infatti come più della metà degli annunci, il 57,7%, siano pubblicati da persone che amministrano contemporaneamente diverse strutture. Dunque, autentiche catene.

Il fenomeno assume maggior rilievo a Roma, Milano e Firenze. Tra le città italiane che, non a caso, attirano più turisti italiani e stranieri. Gli appartamenti messi a disposizione non sono poi occasionali, visto che quasi l’ottanta percento di esse sono disponibili oltre sei mesi l’anno e il 73,7% a un periodo compreso tra 271 giorni e un anno intero. E non si tratta neanche di alloggi condivisi: il 70,2% degli annunci pubblicati su Airbnb riguarda l’affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno.

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Tutto questo fa sì che a venire meno sia la stessa natura del portale, che si propone di essere un’alternativa ai tradizionali siti dove si fittano camere d’albergo o di B&B. Per non parlare poi dell’evasione fiscale che ne deriva. A discapito di tutti gli attori del Turismo italiano.

Turismo in Italia, dove Airbnb ha maggiore successo

Il dossier di Federalberghi dà anche i numeri precisi del fenomeno, individuando le città dove Airbnb ha maggiore successo. Prima c’è ovviamente Roma, con 23.889 alloggi. Segue, con netto distacco, Milano con 13.200 e poi Firenze (6.715). Più distaccata Venezia (5.166), mentre Napoli (3.040) si piazza quinta. Quanto all’accoglienza irregolare, la maglia nera va a tre province: Verona, Cagliari e Catania. A livello regionale, invece, la cosiddetta share economy del Turismo italiano spetta alla Toscana. In soli dieci mesi, gli alloggi sono passati da 26.691 a 31.279. Sul podio si piazzano anche Lazio e Sicilia, sebbene la crescita più alta nell’ultimo periodo spetti alla Puglia con il 44,5%.

Come combattere l’abusivismo nel Turismo italiano

Come combattere allora il fenomeno? Secondo Federalberghi, non basta censire le strutture parallele che vendono case o camere in rete e consegnarne l’elenco alle autorità investigative competenti per appurare la loro situazione. Serve un quadro normativo chiaro in difesa del Turismo tradizionale, che rischia così di venire affossato.

E gli altri Paesi cosa fanno per mitigare il problema? Si va dalla licenza obbligatoria di Barcellona ai contratti di locazione di New York gestiti unicamente da imprese ricettive se inferiori a 30 giorni. A Parigi anche gli affitti brevi sono soggetti a tassa di soggiorno, mentre Berlino ci va giù duro con le saanzioni: 100.000 euro la multa per violazione delle regole in materia di locazioni transitorie.