Tensione Turchia – Russia: Putin minaccia ritorsioni

La grave crisi tra Russia e Turchia sembra essere solo agli inizi. Dopo l’abbattimento da parte turca di un aereo russo Su-24 in missione sulla Siria, si prospetta una vera guerra economica fra i due contendenti. Vladimir Putin, sottolineando più volte che il suo Paese “ha ricevuto una pugnalata alla schiena” ha chiesto le scuse ufficiali del governo turco, ma Recep Erdogan ha ribadito che “non intendiamo chiedere scusa perché i nostri militari hanno fatto solo il loro dovere”.

La reazione russa

A seguito delle parole di Erdogan, il primo ministro russo Dimitri Medvedev ha rotto gli indugi e ha parlato di una prossima vasta offensiva economica con sanzioni e rotture di contratti: “studieremo sanzioni relative alle importazioni di beni dalla Turchia e lavori o servizi forniti da compagnie turche. Toccheremo anche una serie di investimenti che erano stati stabiliti negli ultimi anni sulla fase di una fiducia reciproca venuta meno”. Il volume di interscambio tra i due Paesi era arrivato a 45 miliardi di dollari all’anno e, grazie a vari accordi commerciali, si poteva arrivare a 100 miliardi entro il 2023. Ma ora, stando così le cose, sono a rischio sia gli accordi che il lavoro di centinaio di aziende turche operanti in terra russa.
Le prime conseguenze dell’inasprimento dei rapporti sono comunque già tangibili. Nel pomeriggio di ieri, a Krasnodar, 50 imprenditori turchi sono stati fermati mentre partecipavano ad una fiera commerciale nonostante avessero dichiarato di essere entrati in Russia per motivi turistici. Sono stati quindi condannati a 10 giorni di prigione e al pagamento di una multa di 4000 rubli ciascuno.
Inoltre, fonti del Cremino rivelano che sono stati già previsti rafforzamenti delle analisi sulle importazioni alimentari dalla Turchia in quanto “il 15% delle derrate di origine turca non soddisfano parametri di sicurezza”. L’ipotesi embargo sui prodotti agricoli turchi non è quindi così peregrina.

Il problema del gas

Il fronte energia è particolarmente caldo e preoccupante. Il ministro russo dello Sviluppo Economico, Alexey Ulyukayev, sostiene che sia in pericolo il Turkish Stream, ovvero il progetto di gasdotto che dovrebbe passare dalla Tracia turca per la Grecia e l’Europa e che dovrebbe portare 63 miliardi di metri cubi di metano russo (14 spetterebbero alla Turchia). Se l’accordo saltasse, ci sarebbero delle ripercussioni in Russia, ma soprattutto in Turchia, visto che Mosca potrebbe optare, come estrema ratio, per una chiusura anche delle attuali forniture di gas. Il 57% del metano (27 miliardi di metri cubi annui) consumato dagli eredi dei sultani arriva infatti dalla Russia, mentre il 18% proviene dall’Iran, grande amico di Mosca. Sarebbero guai seri, quindi, per Erdogan.
E non è tutto perché Ulyukayev ha minacciato anche di bloccare la prima centrale nucleare turca, in costruzione ad Akkuyu da aziende russe. Questo progetto, frutto di un accordo del 2012 per il quale Mosca ha investito 3 miliardi di dollari, consentirebbe alla Turchia di risparmiare 14 miliardi in spese energetiche.