La Trokia e gli Errori Fatali

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La Troika è l’ente che riunisce la Bce, l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale. E’ un’ente, informale, senza precedenti. Mai prima di adesso tre grossi soggetti economico-politici avevano collaborato così strettamente. L’idea suonava strana persino nel 1997, una data non molto lontana, visto che in quell’anno il G7 respinse l’ipotesi di un ente che riunisse l’Fmi e una confederazione di banche asiatiche.

Ad ogni modo, questa collaborazione ha portato povertà e sventura. Strategie sbagliate, previsioni ottimistiche, insensibilità nei confronti della popolazione. A pagare, ovviamente, sono stati i cittadini. Soprattutto greci. Nel 2010 approdarono ad Atene i rappresentati della Troika per imporre l’antidoto alla crisi del debito greco. Una medicina amara, si disse allora, ma utile.

Tutti ci credettero perché l’Fmi non nascose i danni nel breve termine delle politiche fiscali proposte, seppur addolcite da prospettive di crescita futura. Si previde una decrescita del Pil del 5,5% e una disoccupazione entro il 15%. Gli esiti disastrosi di quelle scelte sono sotto gli occhi: il Pil è sceso del 20% e la disoccupazione è al 27%. Il debito è al 130%, il deficit è alto. Tutto questo è stato pagato con disagi sociali incommensurabili, povertà, erosione dei diritti dei lavoratori. Un fenomeno simbolo della crisi, e dei danni commessi dalla Troika, è quello dell’inquinamento causato ad Atene, addirittura, dalla legna bruciata in massa dai camini: quest’inverno erano rimasti in pochi a permettersi il riscaldamento, nella capitale greca.

La colpa non è dei greci, loro hanno “fatto i compiti a casa”. Semplicemente, le tracce erano sbagliate. Esse poggiavano, e poggiano tutt’ora, su quelle che oggi vengono considerate da una parte sempre più larga di economisti come “assurde credenze”. Quella più assurda, a quanto pare, è che la crescita venga zavorrata da un deficit superiore al 3% e un debito sopra il 90% del Pil. Peccato che nel tentativo di levare le zavorre si sia sparato alla mongolfiera. Autori di questa credenza, che è in verità (purtroppo) una teoria, sono gli economisti di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. Nel 2009 pubblicarono uno studio che fece scuola presso i vertici d’Europa e, soprattutto, presso il governo tedesco della Merkel che, in virtù della sua influenza, contribuì a imporla agli stati membri.

La teoria rischia di essere ufficialmente degradata a credenza perché è stata sconfessata dalla realtà: in nessun paese il rigore ha sorbito gli effetti sperati e in tutti gli effetti collaterali si sono rivelati assai più pesanti delle attese. Soprattutto, però, sono stati scoperti errori grossolani nello studio del 2009, presenti persino nei file Excel. A scoprirlo è stato uno studente di economica, a propagandarlo è stato invece Paul Krugman, economista che propone le politiche economiche keynesiane fin dal 2008.

La mazzata finale allo sciagurato duo Reinhart-Rogoff è arrivata dall’Fmi. Christine Lagarde, presidente dell’istituto, ha ammesso che in Grecia sono stati compiuto dei grossi errori. E in Grecia, come illustrato sopra, è stato utilizzato un metodo che è la diretta concretizzazione delle politiche partorite dai due economisti di Harvard.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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