Troika – Italia: il fantasma Greco e lo spettro del commissariamento

troika-euro

Troika” è uno di quei termini di cui fino a qualche tempo fa nessuno conosceva il significato ma che oggi rimbalzano spesso e volentieri su tv e giornali. Un po’ come spread e debito pubblico. Sia chiaro, molti ignorano tutt’ora il significato di questi termini, ma il loro ruolo nella vita politica ed economica dell’Italia è innegabile.

Un ruolo più grande potrebbe essere ricoperto nell’immediato futuro dalla Troika. Parola russa che in italiano suonerebbe come “triade” o “terzetto”, rappresenta nella fattispecie l’insieme dei tre maggiori enti che garantiscono la qualità delle finanze pubbliche in Eurolandia. Per la precisione, il “gruppetto” è formato da Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Unione Europea (nello specifico la Commissione). Ognuno di questi enti nomina una persona, che insieme formano la Troika propriamente detta.

Il suo scopo, ufficialmente, è quello di decidere a chi e come destinare gli aiuti finanziari che sovente i paesi dell’Eurozona richiedono. Nella pratica, questo compito – di per sé già colmo di responsabilità – “degenera” o si trasforma, diventando qualcosa di pervasivo. Nei fatti, la Troika si intromette negli affari economici dei paesi a cui sono stati concessi gli aiuti. Alla luce del sole, Bce-Fmi-Ue approvano gli aiuti e raccomandano politiche economiche finalizzate alla distruzione delle cause che hanno determinato la richiesta. In verità, i tre enti decidono cosa uno Stato deve fare e cosa non deve fare per ricevere gli aiuti. Insomma, si perpetra una sorta di ricatto.

Già a primo acchito appare evidente come la Troika, ogni qualvolta agisce in questo modo, violi il diritto alla sovranità nazionale. Il caso emblematico è rappresentato però dalla Grecia, spogliata ormai di ogni facoltà decisionale. Il paese ellenico si è scoperto qualche anno fa in una clamorosa crisi finanziaria, ha chiesto aiuti a “chi di dovere”, gli sono stati concessi e da quel momento è stata costretta a rispettare le volontà della Bce, del Fmi e della Ue. Volontà che sono concise con lo smantellamento dello Stato Sociale, con profondi tagli al pubblico impiego e, in generale, con politiche di austerity che hanno catapultato il paese a un tenore di vita da guerra mondiale. Solo ora la Troika sta cominciando a capire che, forse, con la Grecia ha sbagliato qualcosa.

E l’Italia? Dopotutto anche le finanze pubbliche del Bel Paese non se la passano benissimo. Finiremo come la Grecia? A tal proposito, c’è da dire che il peggio è passato. C’è stato un tempo in cui siamo andati vicini al commissariamento vero e proprio: novembre 2011, quando c’era uno spread alle stelle da affrontare e una crisi politica alle porte. In quei giorni convulsi ci fecero visita i delegati della Troika e ci costrinsero ad approvare in fretta e furia una pessima legge di stabilità. Niente commissariamento, dunque. Ma solo per un motivo: fu la stessa politica italiana ad auto-imporsi le politiche di austerity. La storia degli ultimi tre anni è lì a dimostrarlo: gli ultimi fuochi del Governo Berlusconi IV (firma del Fiscal Compact), il Governo Monti (riforma delle pensioni), Governo Letta (mantenimento del deficit sotto il 3% nonostante la crisi).

La domanda che sorge spontanea è: che differenza c’è? La stessa differenza che passa tra un omicidio e una istigazione al suicidio.