Trans-Pacific Partnership: firmato l’accordo di libero scambio tra 12 Paesi

Ci sono voluti quasi sei anni e 19 round di negoziati, ma alla fine ce l’hanno fatta. I rappresentanti dei 12 Paesi della Trans-Pacific Partnership (TPP) hanno firmato il patto multilaterale di libero scambio. Questo dovrebbe accelerare il processo di liberalizzazione commerciale e, dall’altro lato, potrebbe causare svantaggi competitivi su vari mercati per le imprese italiane.

Opportunità di business

La cerimonia della firma dell’accordo tra Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Messico, Cile, Perù, Singapore, Malaysia, Vietnam e Brunei (insieme coprono quasi il 40% dell’economia globale) si è svolta allo Skycity Convention Center di Auckland, in Nuova Zelanda. La Trans-Pacific Partnership consente di superare le barriere commerciali e di liberalizzare gli scambi tra i Paesi firmatari fissando regole per favorire l’attività in tutta l’area geografica interessata. Si stima che creerà nuove opportunità di business, diversificherà le destinazioni di esportazione e aiuterà le aziende dei rispettivi Paesi a concludere affari all’estero.
Il premier neozelandese John Key ha detto: “Quello che ci riunisce qui oggi è la convinzione condivisa che l’apertura e l’integrazione dei mercati attraverso il commercio, miglioreranno la prosperità dei nostri popoli“.
Il presidente statunitense Barack Obama ha sottolineato in un comunicato che la Trans-Pacific Partnership “stabilisce nuovi e alti standard per il commercio e gli investimenti in una delle regioni del mondo più importanti e a più rapida crescita”. Il patto cancellerà “più di 18mila tasse e oneri che vari Paesi impongono sui prodotti Made in USA”, Obama ha quindi sollecitato la ratifica dell’accordo da parte del Congresso entro fine anno, anche perché “la TPP consente all’America – e non a Paesi come la Cina – di scrivere le regole di indirizzo per il XXI secolo, cosa particolarmente importante in una regione tanto dinamica come l’Asia-Pacifico”. Il presidente Usa ha anche ribadito infine che la TPP porterà a più stringenti regole sul lavoro, un Internet più libero e impegni per la protezione dell’ambiente.

Fa rumore l’esclusione della Cina

La strada per la ratifica appare in salita in diversi Paesi e le critiche piovono da diversi fronti. Ad Auckland ci sono state diverse manifestazioni di protesta: i dimostranti sono contrari ad un accordo che considerano come un regalo ai grandi gruppi economici e che non andrà a beneficio di lavoratori e consumatori. Inoltre si contesta la mancata presenza della Cina impuntando la questione agli Usa che vorrebbero contrastare l’avanzata di Pechino. Tra i detrattori del TPP anche noti economisti, tra cui il premio Nobel Joseph Stiglitz secondo il quale l’accordo premia solo i potenti e punisce i deboli e per questo potrebbe rivelarsi “il peggiore degli ultimi decenni“.
La Trans-Pacific Partnership formalizza di fatto anche un accordo di libero scambio tra la prima e la terza economia mondiale, Usa e Giappone. Il patto trova nella terra del Sol Levante forti resistenze soprattutto da parte del settore agricolo. Se i negoziati che Tokyo sta portando avanti con l’Unione europea per una Economic Partnership non si sbloccheranno, i produttori europei – soprattutto quelli del comparto agroalimentare – si troveranno infatti in grave svantaggio sul mercato nipponico in quanto costretti a pagare dazi più salati rispetto a molti concorrenti.