Trading bancario: portafoglio titoli ed effetti sulla gestione istituti di credito

Come ogni altro investitore, anche le banche espletano la loro attività di trading e di intermediazione sui valori mobiliari. Il portafoglio titoli di proprietà degli istituti di credito è costituito in linea generale da tutti i valori mobiliari che sono oggetto di negoziazione e di compravendita sul mercato finanziario; in pratica, anche le stesse banche, oltre a collocare per i propri investitori-risparmiatori assets, investono e si costruiscono un portafoglio diversificato (in base al rapporto rischio/rendimento) costituito da titoli di Stato, obbligazioni, azioni e ogni altro valore o attività. In questa guida, approfondiamo la politica di investimento in titoli e gli effetti sulla gestione del sistema bancario.

Banche: portafoglio titoli ed obiettivi di liquidità

L’investimento in titoli risponde ad obiettivi di liquidità in quanto i valori mobiliari, se di durata limitata, sono facilmente smobilizzabili senza dover subire perdite onerose in conto capitale, e stabilizza i maggiori rischi insiti nella concessione di prestiti e finanziamenti alle imprese ed ai consumatori del credito. Analizzando più da vicino il profilo di liquidità, numerose sono le differenze tra titoli e prestiti.

Rifacendosi al concetto di liquidità “naturale”, che deriva dalla detenzione dell’attività sino alla scadenza e a quello di liquidità “artificiale”, collegato alla possibilità di smobilizzare lo strumento finanziario prima della scadenza sul mercato, ovvero di concederlo in garanzia per ottenere credito dalla Banca centrale, con i titoli si possono realizzare più facilmente flussi connessi alla liquidità “artificiale” perché, in linea generale, i valori mobiliari sono più convertibili in moneta dei prestiti, anche se la tecnica della securitization finirà per attribuire ai finanziamenti una crescente liquidabilità.

Portafoglio titoli: informazioni necessarie alla buona operatività bancaria

Inoltre, il titolo consente di conoscere in anticipo le variazioni numerarie che avverranno, essendo normalmente conosciuti a priori sia la scadenza sia l’importo delle rate di rimborso e delle cedole per interessi, mentre nei prestiti si hanno maggiori incertezze: si pensi al proposito all’apertura di credito in conto corrente, che non consente di conoscere né i tempi di utilizzo dell’affidamento, né gli importi dei versamenti e dei prelevamenti.

Anche per quanto concerne i tassi di interesse, esistono divergenze di non poco conto, dato che il rendimento dei titoli determina flussi in entrata effettivi, mentre gli interessi sui prestiti e finanziamenti non generano variazioni di tale natura, venendo addebitati sul conto corrente dell’affidato.

Portafoglio titoli banche: Riserva di seconda linea

All’interno del portafoglio titoli detenuto dalle banche è possibile enucleare i valori che vanno a costituire la cosiddetta riserva di seconda linea. E’ questo il caso dei valori che presentano caratteristiche tecniche in grado di soddisfare efficacemente le esigenze di liquidità mediante lo smobilizzo diretto sul mercato o la concessione in garanzia alla banca centrale a fronte del rifinanziamento attuato da quest’ultima.

Gli effetti economici della riserva in oggetto sono generalmente poco attraenti, in quanto si tratta di titoli che presentano una bassa redditività; al contrario, gli investimenti nei cosiddetti titoli stricto sensu, cioè in titoli a media e lunga scadenza, agevolano il conseguimento di obiettivi squisitamente economici.

Portafoglio titoli di seconda linea e titoli in senso stretto: chiarimenti

Tuttavia, la distinzione che poc’anzi abbiano delineato in merito alla differenza che intercorre tra i titoli di seconda linea e titoli in senso stretto è valida solo a livello teorico, in quanto, sul piano squisitamente pratico esistono notevoli incertezze nell’attribuire un valore mobiliare ad una classe anziché ad un’altra. Basti pensare che uno stesso titolo, se considerato nei due momenti fondamentali della sua vita, ossia dell’emissione ed alla data di scadenza, assume entrambe le funzioni. Infatti, anche se un titolo presenta alti rendimenti e, quindi, all’inizio del suo ciclo di vita soddisfa prevalentemente esigenze di redditività, quando si avvicina alla scadenza assolve più che altro una funzione di liquidità.

Partecipazioni nelle imprese: trading su azioni da parte delle banche

Un discorso a parte va riservato alle partecipazioni nelle imprese non finanziarie, acquisibili nel rispetto di precise norme fissate in materia di vigilanza. Nel caso in cui un intermediario bancario decida di acquistare titoli azionari, la scelta dovrà avvenire dopo aver condotto attentamente valutazioni vuoi della solidità dell’impresa target, vuoi dell’efficienza del mercato mobiliare, in modo tale da evitare situazioni di immobilizzo dell’attivo. Non a caso sono previsti dei limiti quantitativi alla sottoscrizione di partecipazioni in imprese non finanziarie, nonché una regolamentazione specifica per le partecipazioni in imprese in temporanea crisi finanziaria, con cui si vuole inibire che le banche fungano da azionisti di ultima istanza e trasformino in azioni il debito di imprese prive di soddisfacenti prospettive di reddito.

L’investimento in titoli azionari ha come obiettivo primario la redditività e la realizzazione delle sinergie scaturenti dai rapporti di partecipazione, in primo luogo, le ricadute in termini di maggiore operatività in altre aree di business. Gli effetti sulla gestione bancaria sono diversi a seconda che la banca acquisti titoli azionari sul mercato primario ovvero secondario e, ancora, a seconda che le azioni siano in imprese clienti oppure no.

Il trading azionario tramite CFD

Un’alternativa concreta è data poi dal trading azionario fatto sfruttando i contratti per differenza. Per completezza vi elenchiamo una tabella con i migliori broker finanziari aggiornata:

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