Trader Inesperti, 3 Regole Per Non Dare Di Matto

A leggere gli annunci pubblicitari su internet, quello del trading è un mondo patinato. Dopotutto è facile: si studia un po’, si guarda qualche video tutorial, si apre un account demo e il gioco è fatto: il comune mortale è diventato un trader. Questo pensiero è ovviamente sbagliato ma è legittimo incappare nell’errore: la grande offerta di bonus e i depositi minimi che diventano sempre più minimi diffondono una percezione del trading che sa di estrema accessibilità.

Il rischio per un trader di “primo pelo” che sia cascato in tutte queste bucce di banare non è solo di perdere il proprio capitale, ma dare di matto per lo stress.

La salvezza è però a portata di mano. Basta seguire tre regole auree.

Essere preparati

La preparazione è fondamentale, questo è noto. Ciò che pochi sanno è che oltre alle due variabili classiche della teoria e della pratica ce n’è una terza, che forse è la più importante di tutte. Ma andiamo con ordine.

La teoria. Il trader ha a disposizione la più grande fonte di informazione della storia dell’umanità: internet. Non si tratta di cercare su Google e fare qualche ricerchina, ma di organizzare un vero e proprio piano di studio con gli strumenti che il web offre così generosamente. Il consiglio è quello di leggere molto e poi passare al materiale più concreto, come i corsi online e i webinar. Inoltre, è bene non trascurare un aspetto fondamentale: la conversazione. Esistono molti forum di trading, nei quali è possibile “cibarsi” dei dialoghi tra trading. E’ un po’ la prova del nove: se riusciti a capirli, siete a cavallo.

La pratica. In passato l’unico modo per fare pratica era il “la va o la spacca”. Ossia, entrate nel mondo reale. Oggi c’è un’alternativa: i conti demo. Molti broker li offrono. In genere hanno una scadenza e sono vincolati all’acquisizione di un conto reale, ma tant’è: rappresentano una opportunità e non va affatto sprecata. Anche perché è vero che i soldi sono finti, ma il mercato è reale. Il grado di difficoltà è lo stesso di quello che si affronta nel trading vero e proprio.

Emozioni. E’ questa la terza variabile, quella che molti non considerano. La teoria è fondamentale, la pratica anche e gli account demo in questo senso danno un aiuto inestimabile. Ma non basta. Le demo hanno un difetto: non mettono paura. Non replicano le condizioni emotive tipiche anche del meno infame dei trade. Il motivo? Non c’è alcuna posta in palio, dunque non c’è timore di perdere denaro e di conseguenza non c’è stress. Anche in questo caso c’è un’alternativa, che però non è indolore: aprire un microaccount. Il capitale necessario è minimo. Probabilmente se siete alla primissime armi lo perderete, ma almeno avrete preso le misure sulle vostre reazioni emotive.

Gestire il denaro

A dirlo sembra facile, ma non lo è affatto. E proprio a causa della variabile descritta poco sopra. Il problema è che nei momenti convulsi si tende a perdere la lucidità e produrre decisioni sbagliate. Eppure non siamo di fronte a una deriva inevitabile. La soluzione è rappresentata da un semplice accorgimento: la redazione di una strategia anche per quanto riguarda il denaro. Molto banalmente, si decide a priori quanto si è disposti a perdere e come affrontare queste perdite. Nelle fasi hot è sufficiente obbedire al se stesso di poche ore prime.

Un altro consiglio è quello di conoscere le derive più frequenti, in modo da evitarle non appena c’è il rischio che si presentino. La deriva peggiore è quella del rilancio. L’errore più comune è rilanciare quando un trade si è rivelato perdente, nella speranza di recuperare quanto perso fino a quel momento. E’ un atteggiamento che matematicamente è sbagliato. Peggio ancora è il metodo Martingale. Questo consiste nel raddoppiare la posta ogni volta che si perde. In questo modo, quando il caso volgerà lo sguardo dalla nostra parte, la posta sarà così alta da concretizzare un recupero delle cifre perse e anche una parte sostanziosa di guadagni. Detta così può sembrare allettante, ma si tratta di una vera e propria sfida al caso, che – se dal punto di vista probabilistico teoricamente offre qualche speranza – è veramente impegnativo dal punto di vista emotivo, fin quasi alla tortura.

Non avere fiducia in se stessi

Sembra un paradosso. Dopotutto, fin da piccoli ci ripetono – e ci ripetiamo – che occorre avere fiducia in noi stessi per aver successo nella vita. Eppure nel trading può essere un’arma a doppio taglio. Ovviamente, il consiglio va letto come “non avere troppa fiducia in se stessi”.

Il problema è che tutto, o quasi, nel trading cospira per far sentire il trader principiante un trader migliore di quello che è. Eccettuate le volte che perde, sia chiaro. Nel trading, soprattutto nella fase primordiale, le mezze misure non esistono.

L’esordiente che genere profitto da un trade tende a sopravvalutarsi, pervaso com’è dall’eccitazione e dalla consapevolezza di essere riuscito a guadagnare qualcosa così facilmente.

A questo sentimento se ne aggiungono due, contigui. Il primo è rappresentato dall’illusione del controllo. Quando la propria posizione si rivela vincente, quella successiva appare molto addomesticabile. Si ha la sensazione di aver imparato il necessario, o buona parte del necessario. Inutile dire che non è mai così. Il secondo sentimento – o per meglio dire atteggiamento – è l’autoassoluzione. E’ una sorta di difesa che il nostro cervello assume per limitare il dolore derivante dalla perdita. Molto banalmente, si tende a dare la colpa al fato cinico e baro quando si perde, e ad attribuirsi tutti i meriti quando si vince. Anche in questo caso, si tratta di una percezione sbagliata.

Comprendere l’esistenza di queste due derive è il primo passo per riuscire a fronteggiarle quando si presentano.