Tornare alla Lira, gli scettici hanno torto, ecco il perchè

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L’Eurozona versa in una situazione pessima, con una crescita che – mentre altrove è già consistente – nel Vecchio Continente ha l’amaro sapore della stagnazione. Se il treno della ripresa è difficile da agganciare per noi europei, il problema potrebbe essere determinato da dinamiche strutturali. E’ quanto pensano gli economisti meno mainstream del panorama internazionale. Tra i temi più caldi, eppure ancora rigettati come “troppo estremisti”, c’è il ritorno alla valute nazionali e quindi la fine dell’euro. Per ora, un tabù. Questo non vuol dire, però, che non se ne parli. Non a caso stanno emergendo molte teorie a riguardo.

C’è addirittura chi si è spinto a programmare un’uscita dall’euro e a considerare tutti gli effetti che un tale evento scatenerebbe. Effetti che, per gli scettici e fedelissimi dell’euro, sarebbero catastrofici ma che per tutti gli altri invece sono controllabili o, semplicemente, frutto di valutazioni… Diverse.

Di questa idea è Ambrose Pritchard, giornalista economico del Telegraph, firma di punta del settore a livello mondiale. In un recente articolo si è “divertito” a smantellare tutte le tesi degli scettici. Di seguito, le ragioni degli “europeisti hard” e le confutazioni del giornalista.

Il ritorno alle valute nazionali causerebbe un’inflazione incontrollabile.

Falso: monete diverse in mano a banche nazionali diverse sarebbero assai più gestibili. Questo perché gli istituti finanziari sarebbero di nuovo in grado di gestire la quantità di moneta presente nel sistema, alzando i tassi di riferimento, abbassandoli o, addirittura, stampando moneta. In questo momento la zona euro, per quanto riguarda la questione dei prezzi, è già immersa nel caos: il tasso di disoccupazione sale, ma l’inflazione scende (vento innaturale e dannoso). Ciò è frutto dell’impotenza di cui la Bce è affetta in modo congenito – mancanza di strumenti di politica monetaria realmente efficaci.

Il ritorno alla valute nazionali indebolirebbe l’Europa e la svantaggerebbe rispetto a colossi come la Cina.

L’opinione degli europeisti è che il Continente può rivaleggiare contro i Brics. Cosa potrà mai fare la “liretta” conto lo yuan? Niente. Falso: con il ritorno alla lira (e al pesos, alla dracma e così via) l’Europa acquisirebbe forza. Nello specifico, acquisirebbe forza nelle esportazioni. E’ evidente: l’euro è attualmente sopravvalutato e questo non permette alle imprese di vendere all’estero come dovrebbero. Ma una moneta nazionale, oggetto magari di un fenomeno inflattivo, controllabile ampiamente dalle banche locali, causerebbe un calo dei prezzi rispetto l’estero e quindi una maggiore appetibilità delle merci.

Il ritorno alle valute nazionali causerebbe delle rappresaglie da parte della Germania.

Falso. Certo, i tedeschi non vedrebbero certo di buon occhio un’uscita dall’euro. D’altronde, l’attuale assetto li favorisce in modo quasi paradossale. Tuttavia, una volta tornati allo stato pre-1999, alla Germania non rimarrebbe che prenderne atto. E aiutare i suoi vicini. Nello specifico, aiutarli a non incorrere nelle derive inflazionistiche. Un po’ di svalutazione, come accennato sopra, farebbe bene, ma troppa ovviamente creerebbe alcuni insanabili squilibri. Non si tratta di altruismo: se l’inflazione è troppo alta, i crediti che la Germania vanta rispetto al resto d’Europa vanno in fumo.