Tornare alla lira è possibile? Ecco l’esempio spagnolo

Il ritorno alla lira è un “sogno” per molti italiani, e incubo per almeno altrettanti. Al di là delle facili conclusioni, in Spagna c’è chi sta concretamente pensando di reimpiegare le pesetas inutilizzate per ravvivare un pò l’economia locale. Ma come?

Secondo una recente statistica condotta all’interno del mercato iberico, a più dodici anni dall’entrata in vigore dell’euro, la peseta sarebbe ancora largamente presente nei cassetti degli spagnoli. Talmente presente che secondo le ultime stime vi sarebbero circa 1 miliardo e 700 milioni di euro di monete e banconote presenti nelle famiglie della penisola iberica, che avranno tempo fino al prossimo 2020 per poterle cambiare presso le succursali del Banco de Espana.

Sul perchè molti abbiano scelto di conservare le monete fuori conio, molto si può dire, e tanto si può paragonare al comportamento italiano. C’è infatti chi ha scelto di conservarle per nostalgia dei tempi che furono, e c’è invece chi li ha ritrovati casualmente nel confod di un cassetto o in una vecchia busta. A volte riemergono durante il trasloco, altre volte ancora si trovano più o meno casualmente cercando le vecchie cose nella soffitta. Logico quindi pensare che gli spagnoli, in fondo, non vogliano rinunciare a questo piccolo grande patrimonio per potersi regalare un pò di capacità d’acquisto perduta.

Gli esempi, commercialmente parlando, non mancano. A Madrid c’è una cartoleria che qualche anno fa ha permesso gli acquisti in pesetas, mentre in Galizia un’associazione di commercianti ha cercato di riproporre con successo iniziative promozionali denotate proprio dal regolamento nella vecchia e cara “rubia”.

Simili iniziative sono ancora in corso di pianificazione. Non è d’altronde una novità che in Spagna la nostalgia per la peseta sia davvero elevata (forse ancora di più della nostalgia che qui in Italia sussiste per la lira) e che per esempio nei negozi le cifre siano ancora oggi spesso tradotte in pesetas. Un’abitudine che non appartiene solamente agli anziani o agli amanti del vintage, ma anche dei professionisti, degli economisti nei dibattiti pubblici e, perchè no, anche dei politici meno populisti.

Di qui, una proposta: favorire gli scambi commerciali con la peseta. Almeno fino al 2020, anno limite per il cambio del vecchio conio nel nuovo, e mai amato euro. Sul perchè non sia mai stato amato, c’è poco (o tanto) da dire. Per gli spagnoli non vi sono dubbi: è la valuta unica europea la principale responsabile dell’incremento generalizzato dei prezzi dei prodotti di prima necessità: + 50%.