Torna la Lira, ma in formato criptovaluta: intanto anche Twitter dice no alle pubblicità sulle crypto

La Lira è una moneta ancora molto rimpianta dagli italiani, poiché, con l’approdo dell’Euro, c’è stato un aumento dei prezzi una svalutazione del potere di acquisto. Il problema non è solo la moneta unica in sé, ma anche lo scarso controllo dei governi sulla speculazione dei commercianti nel momento del passaggio. L’obbligo del doppio prezzo è stato mantenuto solo le prime settimane, poi furbamente rimosso.

Alcuni partiti hanno anche proposto referendum per il ritorno alla Lira, anche perché è stata imposta senza una consultazione popolare. Ma, secondo molti economisti, un ritorno alla vecchia moneta italiana sarebbe un disastro. Specie se il resto dei paesi dell’Eurozona restasse con la moneta unica. Ma non mancano economisti che invece professano un ritorno alla Lira ed alcuni sono stati anche candidati dalla Lega. Come Borghi e Bagnai.

Comunque, la Lira tornerà. Ma prima di esultare, specifichiamo che tornerà in formato criptovaluta. Cos’è la criptovaluta Lira? Come funziona la Lira criptovaluta? Vediamo queste ed altre notizie relative alle criptovalute di seguito.

Sommario

Criptovaluta Lira cos’è

Cos’è la criptovaluta Lira? La criptovaluta Lira è stata in realtà ideata nel 2017 e denominata Itl, Italian Lira. Sul sito ufficiale del progetto, la criptovaluta Lira viene così presentata:

ITL – si legge nel sito – è una criptovaluta senza il controllo di banche o governi. ITL è stato sviluppato da un team di giovani che vivono in 5 continenti e collegati da un singolo progetto: creare un sistema di pagamento indipendente dai governi. ITL (Italian Lira) è un’invenzione rivoluzionaria. Il suo significato essenziale è la digitalizzazione del denaro”.

Lira criptovaluta come funziona

I suoi ideatori sono convinti di realizzare “n modo decentralizzato che dovrebbe essere la chiave per il nostro futuro economico”. Con questa nuova criptovaluta, che riprende il nome di una valuta mai dimenticata, promettono i suoi fautori, è possibile effettuare transazioni di denaro in ogni parte del mondo. Ma la vera chicca è che funziona in modo velocissimo sfruttando la blockchain di Ethereum. Inoltre, la criptovaluta Lira consente di avere il totale controllo sulle proprie informazioni finanziarie, in completa sicurezza.

Inizialmente, la criptovaluta Lira potrà essere acquistata sui seguenti Exchange: Stocks Exchange, Token Store, ForkDelta e EtherDelta. E chissà che un domani non potrà esserlo su altri colossi come Coinbase, Poloniex, Bitstamp, Binance, ecc.

Lira criptovaluta prospettive future

La creazione della criptovaluta Lira è stata progettata in 3 fasi. La prima, già conclusa, prevedeva la formazione di un gruppo di sviluppatori che mettessero a punto i token ITL. La seconda fase si realizzerà nel 2019, quando dovrebbe essere lanciato il sito web per la vendita dei token ITL. Infine, entro il 2022, dovrebbero approdare sistemi di pagamento wireless per dispositivi mobili.

I Token ITL che saranno emessi avranno un massimo di 100 miliardi di unità, entro il 2032. Come tutte le criptovalute, sarà indipendente dall’inflazione e dai suoi cambiamenti. Dunque non ci saranno Amato o Prodi di turno che tengono.

Lira criptovaluta conviene?

La criptovaluta Lira avrà successo? Vedremo. Certo, le criptovalute in circolazione sono ormai oltre mille. Molte muoiono poco dopo dal lancio, altre resistono ma si tengono lontane dalla Top 10 per capitalizzazione. In effetti, quest’ultima vede come protagoniste stabili quasi sempre le stesse: Bitcoin, Ethereum, Ripple, Bitcoin Cash, Monero, Litecoin, ed altre. Vedremo se la criptovaluta Lira farà parlare di sé e magari pure a lungo, dopo il naturale entusiasmo iniziale. Una su mille ce la fa.

Riguardo la criptovaluta Lira c’è però un altro dubbio: non è la prima volta che tramite criptovaluta si cerca di riportare alla luce il vecchio conio italiano. Ma i precedenti progetti non sono mai riusciti a decollare. I nostalgici sperano che questa volta sia diverso.

Anche il fratello di Escobar lancia la sua criptovaluta: DietBitcoin

Come cambiano i tempi. Dal narcotraffico alle criptovalute, gli affari si evolvono. E così, anche il fratello del potentissimo narcotrafficante colombiano Pablo Escobar, ucciso nel 1993, ha deciso di buttarsi sulle criptovalute. Si chiama Roberto Escobar e la sua criptovaluta si chiama DietBitcoin.

Sul sito ufficiale di DietBitcoin, la criptovaluta di Roberto Escobar viene così presentata:

“Dietbitcoin utilizza la tecnologia peer-to-peer per operare senza autorità centrale o banche; la gestione delle transazioni e l’emissione di dietfoods sono effettuate collettivamente dalla rete. Dietfoodin è open source; il suo design è pubblico, nessuno possiede o controlla dietbitcoin e tutti possono prenderne parte. Attraverso molte delle sue proprietà uniche, dietbitcoin consente eccitanti usi che non potrebbero essere coperti da alcun sistema di pagamento precedente”.

Sul sito Roberto Escobar ha pubblicato un pdf scaricabile di 281 pagine, che spiega come è arrivato a quella decisione. Questa la dichiarazione che riassume il suo scopo: «Sono la prima persona al mondo, Roberto De Jesus Escobar Gaviria, a dichiarare pubblicamente che Bitcoin è stato creato dal governo americano, e non sarò l’ultima persona a sostenerlo. Il mondo si sveglierà. Si accorgerà che l’hanno creato loro. Ma quando lo farà sarà troppo tardi, perché la CIA avrà già venduto tutte le sue monete, e distruggerà il valore di Bitcoin. Ecco perché sto creando la mia criptovaluta».

Dunque, dietro il Bitcoin ci sarebbe il Governo americano e la mano della CIA. Anche in questo caso, i tempi sarebbero cambiati. Una volta la CIA lavorava per ribaltare i governi latinoamericani di matrice socialista. Oggi lavora sulle criptovalute. Chissà se sia vera questa teoria complottista. Del resto, detto da Roberto Escobar, non è che sia molto credibile. Ma a parte ciò, sarà proprio DietBitcoin a salvare il mondo delle criptovalute dalla crisi post-Bitcoin?

DietBitcoin di Escobar come funziona

Come funziona DietBitcoin? Dietrologia a parte, la criptovaluta lanciata dal potentissimo narcotrafficante colombiano si basa sulla ICO (acronimo di Initial Coin Offering, raccolta fondi digitale con la quale sono state lanciate la più parte delle criptovalute. In primis Ethereum).

Ci sarà una prima fase in cui verranno proposti 300.000 gettoni, al prezzo di 2 dollari l’uno. Seguiranno altri 300.000 gettoni, a 100 dollari l’uno, e una tranche finale da 400.000 gettoni al prezzo di 1000 dollari ciascuno.

Come usare DietBitcoin?

Come usare DietBitcoin? Per ora, non è che ci si possa fare molto con essa. Escobar invita ovviamente a scommettere su di essa, in quanto oggi costa poco e un giorno prenderà addirittura il posto di Bitcoin. E tutte le altre già adesso molto affermate? Come Ethereum, Ripple e Litecoin? Chi sarà pronto a scommettere su questo lancio nel vuoto.

Non è la prima volta che un Paese latinoamericano lancia la propria criptovaluta. Lo ha fatto il Venezuela per uscire dalla crisi, ma ad oggi già non se ne parla più.

DietBitcoin come nasce

In effetti, già il modo con cui è nata questa criptovaluta lascia più di un dubbio. Roberto Escobar dice di aver ricevuto “istruzioni” da Satoshi Nakamoto, l’inventore dei Bitcoin. Ma poi aggiunge di aver capito che non esiste nessun Nakamoto: si trattava, secondo lui, di una sceneggiata del governo americano per intrufolarsi nella sua società, la Escobar Incorporated.

Certo, il fatto che Nakamoto sia ancora oggi privo di identità – malgrado la miriade di ipotesi impazzate soprattutto tra il 2013 e il 2014 – un po’ aiuta qualche tesi complottista. Ma ciò che continua a dire Escobar puzza di megalomania.

Perché puntare su DietBicoin? Per non far rintracciare i propri acquisti dagli americani da parte della CIA. Certo, il fatto che Cina e Russia abbiano bandito le criptovalute fa riflettere: “fusse che fusse” che Escobar abbia ragione?

Chi è Pablo Escobar?

Chi è Pablo Escobar, fratello di Roberto? Pablo Emilio Escobar Gaviria era un signore della droga colombiano e un narcoterrorista. Il suo cartello ha fornito circa l’80% della cocaina contrabbandata negli Stati Uniti al culmine della sua carriera, trasformando 21,9 miliardi di dollari USA in entrate personali.

Venne spesso chiamato “Il re della cocaina” ed era il criminale più ricco della storia, con un valore stimato stimato di 30 miliardi di dollari statunitensi all’inizio degli anni ’90 (equivalenti a circa 56 miliardi di dollari nel 2017), rendendolo uno dei gli uomini più ricchi del mondo nel suo periodo migliore. Escobar è nato a Rionegro, in Colombia, ed è cresciuto nella vicina Medellín.

Studiò brevemente all’Universidad Autónoma Latinoamericana di Medellin ma lasciò senza una laurea; cominciò a svolgere attività criminali che comportavano la vendita di sigarette di contrabbando e falsi biglietti della lotteria, e partecipò al furto di veicoli a motore. Negli anni ’70 iniziò a lavorare per vari contrabbandieri di contrabbando, spesso sequestrando e trattenendo la gente per ottenere il riscatto prima di iniziare a distribuire la cocaina in polvere, nonché a stabilire le prime rotte di contrabbando negli Stati Uniti nel 1975.

La sua infiltrazione nel mercato della droga gli Stati Uniti si espansero esponenzialmente a causa della crescente domanda di cocaina e, negli anni ’80, si stimò che dalla Colombia al mensile americano venissero spedite da 70 a 80 tonnellate di cocaina. La sua rete di droghe era comunemente conosciuta come il cartello di Medellín, che spesso competeva con i cartelli rivali nazionali ed esteri, provocando massacri e omicidi di agenti di polizia, giudici, locali e importanti politici.

Nel 1982, Escobar fu eletto come membro supplente di la Camera dei rappresentanti della Colombia come parte del movimento per l’alternativa liberale. Grazie a ciò, fu responsabile della costruzione di case e campi da calcio nella Colombia occidentale, che gli procurarono notevole popolarità tra i locali delle città che frequentava. Tuttavia, la Colombia divenne la capitale mondiale degli omicidi e Escobar fu vilipeso dal governo colombiano e americano. E ciò spiega anche le teorie del fratello Roberto.

Nel 1993, Escobar è stato colpito e ucciso nella sua città natale dalla polizia nazionale colombiana, il giorno dopo il suo 44 ° compleanno.

Twitter intanto blocca l’ads di criptovalute

Nuove criptovalute a parte, arriva però una brutta notizia per le monete digitali. Dopo Facebook e Google, anche Twitter blocca la pubblicità delle criptovalute. Lo scopo, come quello degli altri colossi del Network web, è quello di mitigare il rischio di mostrare annunci legati a frodi o a investimenti ad alto rischio agli utenti.

Saranno così vietate le pubblicità delle Initial Coin Offering (ICO) e gli annunci dei sistemi per vendere e scambiare bitcoin, ethereum e le altre criptovalute. Il divieto sarà applicato in tutto il mondo e diventerà definitivo entro un mese, dopo un periodo di transizione per aggiornare sistemi e regole della piattaforma pubblicitaria.

“Ci impegniamo a garantire la sicurezza della community di Twitter. Come tale, abbiamo aggiunto una nuova politica per gli annunci di Twitter relativi alla criptovaluta ” dice la compagnia. “Con questa nuova politica, la pubblicità di Initial Coin Offerings (ICOs) e le vendite di token saranno proibite a livello globale.”

Inizialmente circolavano voci una settimana fa che Twitter avrebbe vietato tali annunci. All’inizio di questo mese, la società ha iniziato a rimuovere account che intenzionalmente sollecitavano scambi di criptovalute, impersonando personaggi famosi come Elon Musk, John McAfee e il co-fondatore di Ethereum Vitalik Buterin. Le nuove politiche di Twitter sono progettate per scoraggiare le opportunità di frode e inganno, mentre gli utenti navigano.

Nella comunità delle criptovalute, la dicitura Crypto Twitter è da considerare come una parte oscura di Twitter che a volte può essere una camera di risonanza per i fautori del bitcoin per stimolare la valuta o per attirare le persone nei loro ICO appena lanciati. È anche un’importante fonte di notizie e di sussurri.

Twitter ha iniziato il suo ban dal 26 marzo e raggiungerà tutti i prossimi 30 giorni. “La politica sarà pienamente applicabile tra tutti gli inserzionisti entro un mese”, dice Twitter a The Verge. Tutti gli ICO e le vendite di token saranno vietati, ma gli scambi di criptovalute e portafogli saranno limitati alle sole società quotate sui principali mercati azionari.

Un report di SimilarWeb, un tracker del traffico web, ha mostrato che meno dell’1% del traffico sui siti degli Exchange proviene effettivamente da annunci a pagamento. La maggior parte degli ingressi negli Exchange di criptovaluta deriva invece da coinmarketcap.com, sito che tiene traccia dei numeri di capitalizzazione di mercato.

Ciò vuol dire che a pubblicizzare gli Exchange di criptovalute non sono i banner ma i canali ufficiali che si limitano a mostrare il volume di transazioni delle criptovalute. Il che tutto sommato è una ottima notizia. Vuol dire che gli utenti hanno preso coscienza sul come non farsi fregare. Tuttavia, una certa vigilanza è sempre d’obbligo.

Banco Santander utilizzerà app Ripple per il trasferimento di fondi

Un altro importante successo per Ripple. La criptovaluta utilizzata da sempre più banche e money transfer in quanto la sua Blockchain consente il trasferimento di denaro senza dover passare per il dollaro e in maniera veloce. Se infatti il trasferimento di denaro a livello internazionale richiede giorni, nel caso di Ripple avviene nel giro di 24 ore.

E questa affiliazione con le banche, oltre al fatto che sia emessa da sedi centrali, fanno ritenere Ripple una criptovaluta anomala. Bank Santander prevede di lanciare un’app di pagamenti internazionali basata su Ripple in primavera.

Nathan Bostock, amministratore delegato britannico di Santander, ha dichiarato venerdì alla conferenza internazionale Fintech di Londra:

“Questa primavera saremo la prima grande banca al dettaglio a effettuare pagamenti transfrontalieri a scala con tecnologia blockchain”. Il lancio è stato annunciato per la prima volta da Santander in una presentazione a gennaio del CEO Ana Botin. Ha detto che il nuovo sistema sarà disponibile per i clienti in Spagna, Brasile, Regno Unito e Polonia.

Ma non si tratta del primo contatto tra Santander e Ripple. La Banca ha investito per la prima volta in Ripple nel 2015 attraverso la venture capital Santander Innoventures, poco dopo aver concluso che era solo una questione di tempo prima che la tecnologia dei registri distribuiti venisse adottata dalle banche. Santander ha collaborato con Ripple diverse volte da allora, anche con una partnership siglata a novembre 2017.

Ripple, la criptovaluta che piace alle Banche

Uno dei prodotti di Ripple si chiama xCurrent. Esso “consente alle banche di regolare immediatamente i pagamenti transfrontalieri con il monitoraggio end-to-end”. Un altro è xRapid, un sistema che usa la criptovaluta Ripple (XRP) per far funzionare i pagamenti. Ripple è stato ribattezzato “Western Union con la tecnologia blockchain”, e anche la vera Western Union ha sperimentato i prodotti Ripple.

Ripple è stato installato da una banca per la prima volta nel 2014 e da allora si è espanso in modo aggressivo, firmando accordi con centinaia di istituti finanziari in tutto il mondo. Santander non è l’unico grande nome sulla sua lista. Più recentemente, Ripple ha annunciato che i suoi prodotti saranno testati su larga scala in Cina.

Sebbene la Cina non sia tecnicamente adatta alla criptovaluta, Ripple è più un sistema di pagamento che utilizza la tecnologia blockchain e pone meno enfasi sulla sua criptovaluta nativa. Sagar Sarbhai, capo del governo di Ripple e per le relazioni regolatorie per l’Asia del Pacifico, ha dichiarato: “Stiamo cercando di ottenere un po ‘di chiarezza normativa, abbiamo iniziato a interagire in modo informale con le banche, gli intermediari finanziari e i fornitori di servizi di pagamento, parlando con i regolatori e gli enti governativi, cercando di educare su cosa sia Ripple e quale sia la nostra visione.”

Ripple si piazza ormai da tempo stabilmente tra il terzo e il quinto posto per volume di capitalizzazione.

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