Tobin Tax, quale modello per l’Italia?

La Tobin tax appare oggi, in piena crisi economica causata proprio da eccessivi equilibrismi in finanza, come un segno di civiltà. Sotto la dicitura “Tobin tax” vanno, infatti, tutte quelle normative volte a tassare le transazioni finanziarie. In Italia si discute da un anno e più su quale Tobin tax adottare. Per un periodo si era pensato di prendere in toto il modello francese che, alle prime battute, era sembrato ben realizzato. Oggi, l’idea “francese” è stata accantonata. Causa di ciò è stato il cattivo impatto che questa ha avuto sul sistema finanziario della Francia e la sua scarsa redditività. Grazie a pochi stratagemmi, infatti, la norma è stata aggirata quasi subito.

La Tobin tax francese prevedeva una tassazione non sulle singole transazioni, ma sul saldo di fine giornata. Questo ha escluso a priori i trader online, che per convenzione, a fine giornata “fanno zero”. Inoltre la norma prevedeva l’esenzione per le transazioni provenienti dall’estero e dirette all’estero stesso, in modo da non scoraggiare gli investimenti dagli altri paesi. E’ intuitivo come la legge sia stata – e sia tuttora – aggirata. Semplicemente, chi intende compiere transazioni “interne” passa per l’estero, in modo da innescare la clausola sull’esenzione. Questo stratagemma ha fatto crollare la redditività della norma che, ora, produce pochissimo gettito.

Alla luce di questa contraddizione, in Italia si è deciso di abbandonare l’idea di legiferare circa una Tobin tax alla francese. Ma una Tobin tax – una qualunque – va fatta, come minimo per dare un messaggio al tessuto produttivo e ai cittadini “normali”: la finanza deve pagare e pagherà come qualsiasi altro soggetto economico. In queste settimane il Parlamento italiano sta discutendo su una Tobin tax diversa da quella francese. Il consenso, almeno sulla bozza originaria, sembra essere ampiamente bipartizan. Proprio a fine novembre è passato un ordine del giorno a riguardo con 422 deputati favorevoli, appartenenti alle file di tutti i partiti. L’ordine del giorno intende vincolare il Governo Monti a “considerare un ampliamento della base imponibile che includa tutti gli strumenti derivati e una conseguente riduzione delle aliquote tenendo in considerazione anche gli operatori esteri e i trader che effettuano un gran numero di scambi giornalieri, nonché i trader online”. L’ordine del giorno è stato firmato dall’esponente PD Francesco Boccia. L’idea, peraltro specificata, non è quella di punire la finanza ma semplicemente quella di impedire la speculazione e l’eccessiva disinvoltura nell’utilizzo degli strumenti di finanza creativa. E infatti nell’OdG si legge: “l’intento è quello di preservare la capacità della Borsa di intercettare risparmi e grandi capitali per lo sviluppo delle imprese”.