Tobin Tax: Dettagli e Prospettive

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Molti l’hanno auspicata per tantissimo tempo. Finalmente è arrivata. La Tobin Tax è entrata in vigore il 1° marzo 2013, almeno per quanto riguarda le azioni. Per quanto riguarda i derivati si dovrà aspettare il 1° luglio. La dicitura Tobin Tax, però, non è né ufficiale né esatta. Non è esatta perché con questa espressione, in genere, ci si riferisce al prelievo fiscale sul trading di valute (almeno all’estero , mentre in questo caso sono coinvolte un gran numero di transazione. Non è ovviamente ufficiale perché il vero nome, che compare nella Gazzetta Ufficiale, è Imposta sulle Transazioni Finanziarie. In breve, ITF.

L’ITF colpisce in particolare:

    • I trasferimenti di proprietà di azioni
    • Le operazione sugli strumenti derivati
    • Le operazioni ad alta frequenza

Sulle azioni, nessuna sorpresa: in passato molte voci si sono levate sulle speculazione in borsa anche in riferimento alle “semplici” azioni. Pochi si aspettavano invece un intervento, già da subito, “contro” gli strumenti derivati, o meglio contro la speculazione a essi correlata. Merita il plauso anche il coinvolgimento delle operazioni ad alta frequenza, ossia quelle transazioni regolata da software, in automatico e grazie algoritmi, in grado di rappresentare una sorta di “fluidificante” alle attività speculative.

Per quanto riguarda l’entità del prelievo siamo sullo “zero virgola”. Percentuali che però nascondono cifre in termini assoluti di enorme entità. Nello specifico, viene applicato un prelievo dello 0,12 % (che scenderà allo 0,10 dal 2014) per le transazioni che avvengono in mercati regolamentati, e un prelievo dello 0,22 (0,20 dal 2014) per le transazioni che avvengono in mercati non regolamentati (i cosiddetti mercati over the counter). La questione imponibile ha suscitato un dibattito intenso, e il risultato non è piaciuto a molti, visto che permette ad una fetta importante delle transazioni finanziarie – quelle online – di sfuggire all’imposta  In breve, la base è rappresentata dal saldo netto di giornata. Peccato che le transazioni online si concludono – per costituzione – con saldo neutro. A pagare, dunque, è l’acquirente.

Questo per quanto riguarda le azioni. Discorso a parte per i derivati. In questo caso si parla di un importo fisso e del coinvolgimento di entrambi le parti. L’entità dell’imposta va dai 3 centesimi di euro per derivati “su azioni” di entità minima (5mila euro) ai 100 euro per derivati di natura diversa e di entità massima (sopra il milione di euro).

La territorialità è un aspetto importante. Ebbene, è indifferente il luogo in cui avviene la transazione. E’ sufficiente che l’acquirente sia un italiano, o una società italiana, affinché una transazione possa essere soggetta all’imposta. Anche la residenza non riveste nessuna importanza ai fini dell’applicazione dell’imposta.

L’ITF esclude parecchie transazioni. Una lista delle esclusioni non può essere presentata in questa sede. Tuttavia, è possibile citare tra le esclusioni, le transazioni riguardanti titoli di debito, i trasferimenti di proprietà a seguito di successione o donazione e, soprattutto i trasferimenti di proprietà emessi da società a capitalizzazione media o che la cui capitalizzazione non superi i 500 milioni di euro.

Cosa dire dell’ITF? Innanzitutto, appare come un segnale di civiltà tassare le transazioni finanziarie. Il settore, infatti, è tradizionalmente sotto-tassato e in un periodo come questo, in cui il lavoro e i privati subiscono una pressione fiscale ai limiti del sopportabile, una misura di questo tipo è necessario. Tra i sostenitori della “Tobin” c’è Giancarlo Granero, funzionario della Commissione Europea, che dal suo blog su Il fatto quotidiano, dichiara: “E’ uno strumento di equità: tassa un settore relativamente sotto-tassato ed incoraggia una finanza più responsabile. Mi pare una tassa giusta, intelligente ed anche urgente, perché dalla crisi finanziaria del 2008 poco o nulla è stato fatto, nel mondo, per regolamentare un settore che ha mandato in ginocchio i bilanci statali e familiari di buona parte del globo”.

Antonio Vanuzzo, invece, analizza le implicazioni per i risparmiatori che, secondo l’economista de Linkiesta, sono le vere vittime degli effetti collaterali targati ITF: “I danni collaterali della Tobin Tax, infatti, finiscono nelle tasche dei risparmiatori. Sebbene l’attività di market maker delle banche è esclusa, la Ftt punta dritto al trading proprietario, dal quale deriva gran parte degli utili degli istituti di credito nel corso del 2012. I quali, con il costo del funding all’ingrosso in salita per via del non risultato elettorale, non è escluso si possano rivalere aumentando le commissioni sugli impieghi a famiglie e imprese”.

Opinioni, contrastanti ma non inconciliabili. Inconfutabili sono però – proprio perché evidentissime – le intenzioni del legislatore. La prima intenzione è disincentivare le operazioni finanziarie nei mercati non regolamentati. La seconda intenzione, invece, è raffreddare i tentativi di speculazione. Secondo le previsioni del Tesoro, l’utilizzo dello strumento derivato decrescerà nel giro di un anno dell’80%, mentre le transazioni di azioni si ridurranno, nello stesso periodo, del 30%. La terza intenzione, meno concreta ma non per questo meno importante, ha valenza tutta simbolica. Tassare “la finanza” contribuirà ad annullare il profondo senso di ingiustizia che i contribuenti – come anche i piccoli proprietari d’impresa – provano a causa della pressione fiscale che li attanaglia e che si va a incrociare con le dinamiche recessive esplose nel 2012.

Non rimane che aspettare le prime reazioni del mondo finanziario e, soprattutto il primo gettito. Solo il tempo dirà se ne è valsa la pena.

  • Mik

    I responsabili di
    questa crisi non sono certo i trader piccoli o medi in quanto
    semplicemente gli scambi sul mercato finanziario aiutano le imprese a
    reperire fondi alternativi ai finanziamenti bancari. Che a comprare le
    azioni di quelle aziende siano degli speculatori di breve termine o di
    lungo termine poco cambia, l’importante è la presenza di un acquirente. I
    titoli cosiddetti tossici non hanno niente a che fare col mercato
    regolamentato (borsa italiana) ma vengono scambiati direttamente tra le
    istituzioni finanziarie con regole sempre diverse, vedasi derivati
    complessi nella vicenda Mps o quelli acquistati dalle banche europee
    alle banche americane nel 2008. La Tobin tax è la grande truffa da parte
    di queste grande istituzioni finanziarie per far pagare a noi cittadini
    tramite gli acquisti di innocue azioni o innocui derivati regolamentati
    tutti i danni che loro hanno fatto coi derivati complessi. Guarda caso i
    market maker vengono esentati.. Aguzzate la vista tanto paghiamo sempre
    noi!!!!!!