Titoli di Stato italiani: tassazione, interessi e plusvalenze

I Titoli di Stato italiani sono una buona forma di investimento, tutto sommato sicura e garantita. Soprattutto in un periodo come quello attuale, nel quale notizie su speculazioni bancarie a danno dei clienti sono all’ordine del giorno.

Esistono quattro forme di Titoli di Stato: BTP, BOT, CTZ e i CCT. Ognuno con caratteristiche diverse. Inoltre, sono soggetti a diverse forme di tassazione a seconda del tipo di reddito prodotto (vale a dire interessi ovvero plusvalenze da cessione dei Titoli di Stato) e del soggetto titolare del titolo considerato (se si tratta di impresa commerciale o persona fisica).

A regolare l’aspetto fiscale sui Titoli di Stato italiani ci pensa il Decreto Legislativo numero 239/96 (e successive modifiche ed integrazioni) ed il d.p.r. 917/1986-Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Di seguito riportiamo tutto quanto bisogna conoscere su tassazione, interessi e plusvalenze relativi ai Titoli di Stato. Con una breve presentazione su essi.

Sommario

Quali sono i Titoli di Stato e i relativi rendimenti

Come detto nell’incipit, i Titoli di Stato esistenti sono BTP, BOT, CCZ e CTP. Ecco di seguito le rispettive caratteristiche:

  • BTP: acronimo di buoni del Tesoro poliennale. Trattasi di titoli di credito emessi a lungo termine e possono avere una durata che va da 3 fino ai 30 anni. Il tasso d’interesse è fissato nel momento in cui si effettua l’investimento e quindi il rendimento è costante. Sono gestiti tramite emissione di cedole e, allo scadere del titolo, verrà emessa una somma di denaro pari al valore nominale del titolo posseduto. Per gli analisti, le aste dei BTp sono un buon indice sulla “salute” del mercato finanziario.
  • BOT: acronimo di Buoni ordinari del Tesoro. Vengono prodotti per finanziare il debito pubblico. E’ possibile acquistarli in un determinato periodo dell’anno e possono avere differenti durate. Spesso sono preferiti anche dai piccoli investitori, al fine di ottenere anche alti tassi d’interesse grazie a questi strumenti. Il mercato dei BOT influenza anche il mercato azionario. Infatti, a seconda della domanda che ci sarà dei buoni ordinari del Tesoro, si muoverà anche il Mercato azionario e con esso la moneta.
  • CTZ: acronimo di certificato del tesoro zero-coupon. Trattasi di un titolo senza cedola (zero-coupon), di durata a 24 mesi, emesso dal governo al fine di finanziare il debito pubblico italiano. I CTZ sono soggetti a riaperture che possono ridurne la durata originaria. Inoltre, la data di scadenza coincide sempre con un giorno lavorativo. Sui mercati secondari possono essere scambiati presso il Mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato (MOT) (per tagli di 1.000 € o multipli) e presso il segmento MTS (per quantità superiori ai 2,5 milioni di euro).
  • CCT: acronimo di certificati di credito del tesoro. Funzionano come i precedenti, essendo titoli di Stato emessi dal Ministero dell’economia e delle finanze per finanziare il debito pubblico. Tuttavia, hanno una durata molto più lunga, di sette anni.

Titoli di Stato: quali sono le tasse da pagare se si è impresa commerciale o persona fisica

Una domanda che sorge spontanea è: come si pacano le tasse sui Titoli di Stato? Ad essa si risponde dividendo il titolare (o possessore) in due categoria: impresa commerciale o persona fisica. I quali sono sottoposti a due regimi fiscali differenti.

  • imprese commerciali: gli interessi percepiti nell’ambito di un’attività di impresa vengono considerati nell’ammontare della base imponibile su cui calcolare le imposte sui redditi;
  • persone fisiche: imposta sostitutiva del 12,5% applicata con ritenuta alla fonte a titolo definitivo per gli interessi cedolari percepiti fuori dall’esercizio di un’attività d’impresa.

Più particolare la questione tassazione per le persone fisiche. Dato che i Titoli di Stato italiani rappresentano una fonte importante del risparmio delle famiglie italiane, il legislatore fiscale ha previsto un trattamento fiscale agevolato. Per cui, come detto, sono soggetti ad un’imposta sostitutiva con aliquota del 12,50% applicata sui seguenti redditi:

  • interessi cedolari;
  • differenza tra prezzo di emissione sotto la pari (100) e valore di rimborso.

Cosa vuol dire ciò? Che le tasse sui Titoli di Stato italiani si calcolano sugli interessi maturati nel periodo di possesso (holding period) dei titoli medesimi. Invece, per BOT e CTZ privi di cedola, gli interessi sono rappresentati dalla differenza positiva tra il valore di acquisto ed il valore di rimborso. Su tale valore si applica l’imposta sostitutiva con aliquota del 12,50%.

Come pagare le tasse sui Titoli di Stato se si è persona fisica residente in Italia

Come si pagano le tasse sui Titoli di Stato italiani se si è persona fisica residente in Italia? L’imposta sostitutiva viene applicata direttamente dall’intermediario finanziario/banca mediante il sistema della ritenuta alla fonte a titolo di imposta definitiva. Al contribuente non è richiesto alcun altro onere, né di carattere sostanziale né di carattere formale. Ciò significa che il titolare del titolo non deve indicare nulla in dichiarazione dei redditi. La normativa fiscale e quella finanziaria (TUB) vigenti prevedono che l’intermediario/banca debba risiedere fiscalmente in Italia ed intervenire nelle due fasi di gestione dei Titoli di Stato italiani in caso di seguenti operazioni:

  • riscossione degli interessi cedolari;
  • trasferimenti di Titoli di Stato.

Per questi ultimi si intendono:

  • le cessioni;
  • qualunque altro atto, a titolo oneroso o gratuito, che comporta il mutamento della titolarità giuridica dei titoli;
  • i trasferimenti ad altro deposito o conto intrattenuto presso lo stesso od altro intermediario;
  • i prelievi dai depositi costituiti presso altri intermediari.

Come pagare le tasse sui Titoli di Stato se si è persona fisica non residente in Italia

E se non si risiede in Italia? Cominciamo col dire che le tasse sui Titoli di Stato italiani non si applicano se percepiti da soggetti residenti all’estero nei Paesi c.d. “white list” (vedi D.M. 4 settembre 1996). Qualora le persone fisiche non residenti non siano titolari dei requisiti previsti dalla normativa fiscale, i redditi derivanti dai Titoli di Stato italiani posseduti saranno soggetti a normale tassazione con l’imposta sostitutiva al 12,50%.

Gli interessi o le plusvalenza sui Titoli di Stato italiani percepiti da una stabile organizzazione non sono soggetti al regime fiscale della ritenuta alla fonte a titolo definitivo. Al contrario, tali redditi sono considerati componenti positive del Conto Economico (articolo 2425 codice civile) e come tali entreranno a far parte della base imponibile da assoggettare ad imposte.

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