Tim marchio unico: addio Telecom

I vecchi brand Tim e Telecom vanno in pensione. I vertici di Telecom Italia hanno presentato ieri, durante una conferenza stampa cui hanno partecipato anche i testimonial della campagna pubblicitaria Fabio Fazio, Pif e sir Tim Berners-Lee (inventore del web), il nuovo ed unico logo commerciale. I colori sono sempre bianco, blu e azzurro ma spariscono le onde dell’analogico per fare spazio all’era del digitale. Da oggi ci sarà un’icona rossa che ricorda una T (un trigramma ching che ha il significato di “montagna”) e poi la scritta bianca TIM a caratteri maiuscoli su fondo blu.

Telecom in Borsa

La scelta di puntare sul marchio Tim dà il senso della visione del futuro del gruppo, focalizzato sui servizi e sulle comunicazioni in mobilità, in particolar modo sulla sinergia fra fisso e mobile come sui contenuti video. In effetti, in Italia Tim è leader nel mobile con una quota di mercato del 32,3% (fonte Agcom): trenta milioni di linee con 12 milioni di clienti nel fisso.
Telecom però non sparisce, anzi. Resterà, infatti, nel listino a Piazza Affari e come brand company per evidenziare che tutta la storia discende da lì, dagli anni 20 del Novecento, dalla “Società idroelettrica del Piemonte”. Insieme, solidità nella base e freschezza nel cambio di visione, nell’innovazione e nella ripartenza.

Il futuro del gruppo

La presentazione del nuovo logo è diventata l’occasione per parlare del progetto aziendale prossimo venturo. I vertici hanno confermato l’arrivo a febbraio di un nuovo piano industriale che prevede un aumento degli investimenti: «Il nostro piano, ora, prevede una copertura del 75% della popolazione con rete in fibra e del 95% con Lte mobile. Ebbene, visto anche quello che abbiamo fatto ci appaiono obiettivi superati e quindi metteremo in campo investimenti per un po’ più del previsto». Inoltre hanno annunciato un’operazione immobiliare grazie alla quale la società a Roma avrà un nuovo quartier generale.
Il presidente della società, Giuseppe Recchi ha affermato:«Telecom vuole tornare a essere percepita per quella che è: la casa della tecnologia, della costruzione del futuro. Se si pensa all’innovazione pensiamo alla California e noi vogliamo essere la California dell’immaginario collettivo. Del resto in innovazione investiamo qualcosa come 3,5 miliardi all’anno».
I vertici di Telecom, intanto, frenano di fronte alla avances di Orange, un altro colosso francese che guarda a un gruppo italiano con due francesi nel capitale come Vivendi e Xavier Niel; Recchi, in merito, ha commentato così: «Su Orange non c’è assolutamente niente, sono colpito dalle speculazioni che apparentemente provengono da loro».