Tim annuncia uscita 7500 lavoratori e 2mila new entry, ma a basso costo

Licenziare personale con i vecchi contratti, molto più tutelati, e sostituirli con nuove assunzioni mediante contratti depotenziati di tutele e diritti. Un rischio elevato e che si sta già verificando, perché troppo accattivante e conveniente per le aziende. Non ultima la Tim, ex Telecom Italia, colosso della telefonia fissa, mobile e della rete internet, che ha annunciato la riduzione del personale di 6.500 unità a fronte di 2.000 assunzioni di giovani. Vediamo la situazione nel dettaglio.

Tim annuncia pre-pensionamenti di 6500 dipendenti

I manager del gruppo controllato dai francesi di Vivendi hanno già annunciato le proprie intenzioni ai sindacati. Le motivazioni alla base della loro scelta sono sostanzialmente due:

  1. Per effetto della digitalizzazione sarà sufficiente un organico più ristretto
  2. dipendenti Tim hanno un’età media di 49 anni e l’azienda non può privarsi del contributo dei giovani

I sindacati che ne rappresentano il personale, Cgil, Cisl e Uil, sembrano averne compreso le motivazioni. Anche perché le uscite sarebbero volontarie e incentivate. E così Slc, Fistel e Uilcom hanno presentato un comunicato unitario. Cosa alquanto inaspettata, essendo l’azienda provenire da accordi separati.

In cosa consiste il piano di Tim? In pratica ci sarebbero 4-5 mila uscite volontarie entro il 2018 tramite l’articolo 4 previsto dalla Legge Fornero. Questa opportunità si presenta a quanti compiranno 60 anni o più nel 2018. Vale a dire a quanti sono separati dalla pensione da massimo sette anni. A tali dipendenti sarebbe offerta la possibilità di uscire dall’azienda percependo ogni mese — da qui ai 67 anni — un assegno pari alla pensione futura. Il tutto a carico dell’azienda, che verserebbe pure i contributi per gli anni che li separano dalla pensione vera e propria. Ma non solo. Il piano prevede per 2.500 lavoratori con meno di 60 anni la possibilità di uscire in maniera volontaria tramite incentivi. Qualora questa seconda categoria fosse meno di 2500 unità, allora i «prepensionati» potrebbero salire fino a 5.000. Il totale previsto per entrambe i gruppi dovrebbe essere comunque di 7.500 unità.

Per la precisione, via 100 dirigenti con uno stipendio medio lordo di ben 300 mila euro l’anno. Via altri 7.500 dipendenti con almeno 58 anni di età, 38 di anzianità aziendale e retribuzioni di tutto rispetto. Qualcosa di simile ha pure fatto la Rai: la televisione di Stato incentiverà l’uscita di operai, impiegati, quadri e direttori d’orchestra. Per un piano di “efficientamento e razionalizzazione dei costi”, che può portare al prepensionamento di centinaia di dipendenti nel 2018. La tv pubblica stanzia fino a 40 milioni di euro per dare gli incentivi. In arrivo nuovi assunti, ma avranno il contratto a basso costo.

Tim annuncia anche 2mila nuove assunzioni “low cost”

Questo esercito di lavoratori non più giovani (o come si suol dire oggi, diversamente giovani) sarebbe in parte rimpiazzato dall’assunzione di 2mila giovani mediante contratti di solidarietà espansivi. Questa la proposta: i neoassunti rinuncerebbero a 20 minuti al giorno di lavoro, con un corrispondente taglio dello stipendio. I risparmi conseguiti dovrebbero pertanto finanziarie le nuove assunzioni.

Chi cerca Tim

Quali sono i profili che sta cercando Tim? Se una parte lavorerà come semplice tecnico, un’altra parte dovrà avere competenze d’avanguardia come:

  • big data scientist
  • big data analyst
  • sviluppatore di applicazioni
  • sviluppatore di software per servizi innovativi
  • progettista di piattaforme di rete virtuali
  • progettista di reti di nuova generazione
  • specialista nell’assistenza al cliente via social

Le nuove assunzioni sono previste per luglio 2018.

Costi del piano di Tim

Quanto costerebbe a Tim il tutto? Una cifra pari a 700 milioni, ma garantirebbe a regime risparmi per 400 milioni. Il colosso della telefonia ormai non più italiano, prevede altresì di formare due o tremila dipendenti nel corso del prossimo triennio.

A pagare le 2mila nuove assunzioni saranno quindi in pratica i dipendenti attuali della Telecom che – nei piani dell’azienda – dovranno accettare una riduzione dell’orario di lavoro per 20 minuti giornalieri già a partire dal primo marzo del 2018.

Ecco ricapitolati i numeri del piano Tim:

  • 3,1 miliardi: è il costo del lavoro, all inclusive, che Tim ha inserito nel suo bilancio del 2016
  • 1 miliardo: il risparmio che Telecom ricaverà ogni anno, secondo i calcoli dei sindacati, dalla uscita dei 7500 lavoratori
  • 489 milioni: il risparmio che Telecom ricavò nel 2016 (rispetto al 2015) sul costo del lavoro, anche grazie ai contratti di solidarietà
  • 700 milioni: il costo che l’azienda sopporterà per il suo ultimo piano (2018), anche per finanziare gli esodi volontari incentivati
  • 28: mensilità massime che un lavoratore riceverà, oltre alla liquidazione, se accetta di andare via in maniera volontaria
  • 2500: quanti andranno via con gli incentivi e in modo volontario (su un totale di 7500), entro 3 anni
  • 100: i dirigenti in uscita. Risparmi per Telecom pari a 30 milioni di euro
  • 5%: impatto che il dipendente può subire sulla sua retribuzione lorda a causa della “solidarietà espansiva”

Previsti anche corsi di formazione

Come anticipato, Tim mette in campo anche un mega-piano di formazione e aggiornamento del suo personale. Il piano coinvolgerà fino a 50mila dipendenti (alcuni a tempo determinato) e prevederà lezioni sia in aula che via web. I corsi si divideranno in 3 tipi:

  • Corsi biennali atti ad insegnare ai dipendenti a “migliorare il servizio al cliente”
  • Corsi annuali serviranno a perfezionare l’inglese o ad impararla da zero dove manca una cultura di base di questa lingua ormai universale
  • Corsi pluriennali per introdurre i dipendenti al misterioso mondo del Bitcoin.

Tempi di realizzazione del piano di Tim

Tim vorrebbe portare a conclusione il piano prima del 6 marzo, data non casuale visto che sarà presentato il nuovo piano triennale. Ma i sindacati già hanno precisato che questa data non può essere decisa dalla Tim solamente. Inoltre secondo le categorie «gli strumenti di esodo volontario appaiono insufficienti». Infatti, a detta dei sindacati, in particolar modo di Fabrizio Solari, segretario di Slc Cgil: «Con la solidarietà espansiva i tagli di orario e stipendio sarebbero stabili. Poi vogliamo certezze rispetto a un solido rilancio industriale del gruppo».

Le parti quindi dovranno vedersi ancora, ma il prossimo incontro, forse decisivo per la realizzazione del progetto di Tim, non è stato ancora fissato.

Tim, storia del marchio

Origini Tim e primi servizi

TIM è acronimo di Telecom Italia Mobile S.p.A., società nata nel maggio 1995 in seguito ad un atto di scissione parziale da Telecom Italia, con l’obiettivo di progettare, creare e gestire le reti di telefonia mobile il 14 luglio dello stesso anno. Tre giorni dopo l’azienda è stata quotata alla Borsa di Milano. Nello stesso anno, il manager Vito Gamberale, già direttore generale di Telecom Italia, viene nominato primo Amministratore Delegato della società.

Il 7 ottobre 1995 TIM lancia la prima carta prepagata ricaricabile per l’Italia: la TIM card. Risultando essere la prima compagnia telefonica al mondo ad introdurre questo sistema di tariffazione. Prima ancora era già prevista la carta Ready to go che consentiva la prova del servizio GSM per due mesi, prima di convertire il contratto in abbonamento. L’anno successivo Tim prevede gli sms, che saranno molto in voga per circa un quindicennio. Quando poi compariranno gli smartphone e le relative app di messaggistica, che gradualmente le soppianteranno.

Nel febbraio 1997 Tim già contava oltre 800mila clienti per la prepagata in soli 4 mesi dall’avvio.

A metà 2001, TIM lancia il primo servizio di notifica via SMS delle chiamate ricevute quando no si è raggiungibili, chiamato “LoSai di TIM”. Il servizio sarà molto apprezzato e per questo emulato da altre compagnie. Nel 2002 un altro primato mondiale: il servizio MMS, col quale inviare file di dimensioni più pesanti, come immagini, più sms insieme e successivamente foto.

I primi cambiamenti societari ed altri servizi

Nel 2004 arriva la navigazione internet in tecnologia WAP, giochi e applicazioni Java. Nel 2003 viene avviato il primo servizio al mondo di TV su telefonino, sfruttando le capacità di riproduzione video (servizio FreeMove). Nel 2004, con il progetto TIM Turbo, nascono i servizi EDGE e UMTS per trasmettere dati ad alta velocità.

Nel 2005 arriva TIM Tribù, dedicata ai più giovani. Il 1º marzo avviene la fusione per incorporazione di TIM Italia S.p.A. in Telecom Italia S.p.A. Il marchio TIM si occupa comunque sempre esclusivamente di telefonia mobile. Ma a giugno, dopo un “buy-back”, ha luogo la fusione effettiva già deliberata per incorporazione di Telecom Italia Mobile S.p.A. (acronimo TIM) all’interno di Telecom Italia S.p.A. Tuttavia, la maggioranza assoluta delle azioni della società è sempre rimasta in mano a Telecom Italia.

Nel 2006 TIM introduce la prima tariffa che include sia mobile che fisso, denominata TIM Casa, che consente di associare il proprio numero di rete fissa alla propria carta sim. L’11 settembre dello stesso anno, il CdA di Telecom Italia annuncia lo scorporo dell’azienda e la sua riorganizzazione. Il presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, rassegna le dimissioni quattro giorni dopo ed arriva Guido Rossi, il quale comunica l’intenzione di proseguire il processo di convergenza Fisso-Mobile e di ricercare una collaborazione con l’Authority TLC.

A fine febbraio 2007 viene presentato un piano industriale per la creazione di quattro diverse Business Unit: Fisso, Mobile, Media, ITC and TOP Clients. Tim riesce a restare italiana, grazie al fatto che sarà la newco Telco, composta da Telefónica e altri azionisti italiani, a rilevare la maggioranza di Tim. Ovvero il 18%.

Ad agosto 2008, TIM annuncia una “grande rimodulazione dei piani ricaricabili” con rincari di 3 cent per ogni minuto di chiamata e contemporaneamente riduce i compensi alla sua rete di vendita. Associazioni dei consumatori e dei commercianti si mobilitano subito.

Nel 2009 vengono introdotti altri servizi all’avanguardia, come quello appannaggio di turisti in Italia per avere informazioni e altri come il servizio TIM TV, la TV Digitale Mobile di TIM sul telefonino. Inoltre, TIM e Samsung arrivano ad una partnership con la quale sperimentano per la prima volta al Mondo la nuova tecnologia Wi-Bro (Wireless Broadband), la banda larga mobile che rappresenta un’evoluzione dell’UMTS, anticipando la quarta generazione di telefonini. Per la linea fissa, invece, arriva la banda larga a 20 Mb.

Nel dicembre 2011 Tim lancia TIM Cloud, il servizio di cloud storage dedicato ai clienti TIM, dove possono salvare file digitali, come musica, foto e video, per poterli poi condividere su Facebook e Twitter. Confermandosi all’avanguardia anche in tema di Social. Nel mese di novembre 2012, TIM lancia la sua rete LTE, detta anche 4G. A febbraio dell’anno successivo, nasce il servizio TIM Wallet, per poter effettuare pagamenti tramite smartphone grazie alla tecnologia NFC. Siamo agli inizi dei primi successi del Bitcoin, ancora lontani da quanto è poi accaduto nel 2017.

Telecom Italia incassa un altro bel colpo con una partnership con Amazon, al fine di rendere disponibili le applicazioni Amazon Mobile App e Kindle per Android App sui dispositivi TIM. A fine anno arriva un importante accordo commerciale con Sky: i clienti TIM potranno accedere ai canali Sky dedicati ai Giochi Olimpici invernali organizzati in Russia, nella fattispecie a Sochi 2014. Olimpiadi peraltro molto criticate dagli ambientalisti poiché sono stati cementificate zone protette. I clienti Tim potranno però estendere la copertura dell’offerta ad altri grandi eventi sportivi Sky.

Nel 2014 è possibile la visione di programmi TV on demand e in streaming, TIMmusic, il servizio via app e web per ascoltare in streaming brani musicali da smartphone, TIMreading per leggere i libri e i magazine, e TIMgames, la piattaforma per poter scaricare i giochi e pagarli con il credito precaricato nella sim (o mediante abbonamento).

A fine 2014, in Brasile Telecom avvia la fusione tra Tim Brasil e l’operatore locale Oi. A luglio 2015, il brand TIM (non più acronimo) è utilizzato per l’intera offerta di telefonia fissa, mobile e internet dell’azienda Telecom Italia, comprensiva delle tariffe fisse e mobili.

TIM è stato Official Global Partner di Expo Milano 2015, dotando l’intera area di soluzioni tecnologiche per rendere l’intera area connessa alla rete.

Nel giugno dello stesso anno vengono aggiunti su TIMvision oltre 6mila titoli tra film, serie televisive, produzioni delle major di Hollywood. In agosto, è previsto per i clienti Tim la possibilità di accedere all’offerta televisiva «Premium Online» di Mediaset. Ma stringe un accordo anche con Netflix, grazie al quale i suoi clienti possono accedere ai contenuti on-demand della piattaforma tramite apposito decoder.

Il 21 luglio 2017, l’amministratore delegato Flavio Cattaneo annuncia le proprie dimissioni da TIM, sostituito dal manager israeliano Amos Genish.

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